17 giugno 2019
Aggiornato 08:30
Le scuse del premier

Renzi 2 o Renzi 1? Questo è un Renzi 0

Matteo sostiene di avere mediato troppo e di voler tornare il vecchio rottamatore. Ma non ci riuscirà, perché ormai gli italiani hanno scoperto il suo bluff: troppe promesse fatte, nessuna mantenuta. Proprio come gli altri politici

ROMA – Contrordine, compagni. Pensavate che Matteo Renzi avesse perso le elezioni? Vi siete sbagliati. L'infallibile premier ci ha spiegato a Porta a Porta che la colpa è del Partito democratico: «In alcune città il Pd ha perso, altre le abbiamo riprese, ma certo quando i cittadini scelgono altro, il partito deve riflettere». Della minoranza di sinistra: «Forse parlare un po’ meno in politichese, sempre delle correnti del Pd... Caspita, che barba che noia». Persino delle primarie: «In alcune Regioni e città non hanno funzionato, perché si fanno le primarie e poi non si rispettano le regole, e c’è stata poca partecipazione». Di tutti, insomma, meno che di Matteo Renzi.

La prossima volta cattivo
Ad andare a cercare il pelo nell'uovo, in realtà, Renzi una piccola sbavatura se la riconosce. Ammette a La Stampa: «Queste elezioni dicono con chiarezza che con il Renzi 2 non si vince. Devo tornare a fare il Renzi 1. Infischiarmene dei D’Attorre e dei Fassina e riprendere in mano il partito». Ecco qual è il problema: è stato troppo buono. Ora Renzi promette di essere ancora più Renzi, di decidere tutto ancor più da solo: più rottamazione e meno mediazione. Verrebbe da chiedergli dove l'ha vista, tutta questa mediazione. Negli ultimi mesi non ha fatto altro che aprire continui fronti di guerra, dal jobs act all'Italicum alla buona scuola, senza mai chiuderne nemmeno uno. E laddove non ha messo parola sulle decisioni (come nelle candidature di Casson, Emiliano, De Luca, Paita...) non è stato un segnale di apertura, ma di disinteresse: si è limitato a delegare le questioni del partito ai suoi fedelissimi, rivelatisi però del tutto inadeguati. Sentirgli ora pronunciare queste parole fa lo stesso effetto di quella vecchia barzelletta sdoganata da Berlusconi: «Hitler è ancora vivo e i suoi lo vanno a cercare, implorandolo di tornare al potere. Lui all'inizio dice di no, ma i suoi insistono. Alla fine Hitler accetta: "Ma a una condizione: la prossima volta cattivi, eh?"».

Se questo è il nuovo
Quello di cui non sembra rendersi conto è che la vera contrapposizione non è stata tra un Renzi 1 rottamatore e un Renzi 2 mediatore, ma tra un Renzi 1 che prometteva e un Renzi 2 che non ha mantenuto. Ritornare al passato è impossibile come rimettere il dentifricio nel tubetto, semplicemente perché gli italiani hanno scoperto il suo bluff: un anno fa apprezzavano le sue dichiarazioni di attivismo, riformismo, nuovismo; oggi si sono ormai resi conto, sulla loro pelle, che a tutto ciò non è corrisposto nulla di concreto. È passato dal facile ruolo dell'opposizione, in cui basta distruggere, al difficile compito del governo, dove bisogna ricostruire, e gli slogan e i tweet non gli bastano più. Lo stesso rischio che correrebbero altri noti parolai come Beppe Grillo o Matteo Salvini se, un domani, le elezioni le vincessero davvero. Più che di Renzi 2 o di Renzi 1, bisognerebbe insomma definirlo un Renzi 0, che di passi indietro ne ha fatti talmente tanti da ritrovarsi in mezzo ai suoi predecessori. Uguale a quei vecchi presidenti del consiglio presentatisi come uomini della provvidenza (Craxi, Berlusconi, Monti, Letta...) e che a forza di voler decidere tutto da soli non sono riusciti a combinare nulla di buono per gli altri. Uguale a quei vecchi segretari di partito, che le elezioni non le perdevano mai. Al massimo le «non vincevano».