5 giugno 2020
Aggiornato 14:00
La Camera vota sulla riforma della scuola

Renzi: «La scuola non è un ammortizzatore sociale per gli insegnanti»

Il premier spinge nuovamente avanti la riforma: «Pronti a discutere il merito di tutto, con tutti, dalla scuola alla PA. Ma dopo aver discusso, si decide. L'Italia non può più perdere tempo». In aula 700 emendamenti, parlamentari dai sindacati in piazza.

ROMA (askanews) - Nel giorno in cui l'aula della Camera inizia a votare gli emendamenti (750 quelli ammessi) al ddl scuola il premier Matteo Renzi ha spinto nuovamente avanti la riforma: «Pronti a discutere il merito di tutto, con tutti, dalla scuola alla PA - ribadisce con un tweet -. Ma dopo aver discusso, si decide. L'Italia non può più perdere tempo». La riforma della scuola è stata al centro di un fitto e lungo (quasi un'ora) botta e risposta, a Radio anch'io, tra il premier e i cittadini. Renzi ha ribadito il dialogo con il mondo della scuola e tocca tutti i punti, soprattutto quelli più contestati, della «buona scuola».

La scuola non è un ammortizzatore sociale per gli insegnanti
A chi chiede che l'assunzione dei precari avvenga con un decreto Renzi ha risposto definendo l'operazione «impossibile» e ribadendo, nel contempo, la regolarizzazione di 160 mila lavoratori del settore nei prossimi due anni. Ma senza assumersi responsabilità che non gli appartengono: il suo governo, precisato, si è specializzato a risolvere problemi che altri hanno creato tant'è che giocando «sulla pelle delle persone» «in passato è stato creato un esercito di precari che ora vuole essere assunto». Ma, ha avvertito, la scuola «non è un ammortizzatore sociale per gli insegnanti».
Sul capitolo precettazioni in caso di blocco degli scrutini il premier non si è sbilanciato, ha fatto sapere che per ora «è prematuro parlarne» e si è detto convinto che «la stragrande maggioranza degli insegnanti siano persone serie, perbene, che non metterebbero a rischio il lavoro di un anno e i loro studenti».

Correnti PD? In Parlamento bisogna fare l'interesse dei cittadini
Il presidente del Consiglio ha usato poi toni rassicuranti con chi faceva domande sui «super poteri» ai presidi: «Non è che il preside chiama chi vuole ad insegnare, sceglie in modo trasparente con un colloquio e all'interno dell'albo dei professori», ha detto, sottolinenando anche le modifiche apportate al testo di riforma della scuola in sede di commissione. Rivendicando l'aumento del numero dei deputati del Pd da inizio legislatura, Renzi non ha tralasciato l'occasione per un affondo alle minoranze del suo partito: «In Parlamento bisogna fare l'interesse dei cittadini e non delle correnti del PD».

Parlamentari dai sindaci in piazza
Proprio la minoranza dem, pur con toni diversi, ha promesso una battaglia «di merito» in aula su tre grosse questioni: potere dei presidi di chiamare direttamente gli insegnanti che va «abolito», 5 per mille da «abrogare» e un piano pluriennale di assunzione dei precari. Emendamenti «decisivi» per Stefano Fassina pronto a lasciare il Pd se la riforma della scuola «non verrà cambiata radicalmente». Modifiche su cui in aula ci si attende la convergenza di Movimento cinque stelle e Sel. Intanto oggi pomeriggio al Pantheon i parlamentari di opposizione, i dissidenti Pd, ma anche alcuni esponenti della maggioranza come tessitori del dialogo auspicato dal governo, parteciperanno in piazza del Pantheon alla manifestazione indetta dai sindacati di categoria per una «vera buona scuola». Iniziativa alla quale, sostiene Pippo Civati, «sarebbe doveroso» fosse presente «tutto il Parlamento». I lavori a Montecitorio, in base a un'intesa tra i gruppi, saranno sospesi un'ora per consentire ai deputati di andare all'iniziativa al Pantheon.

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