27 giugno 2019
Aggiornato 00:00
La Corte suprema indiana ha rinviato a luglio l'esame del ricorso

Marò, una vicenda (di debolezza) senza fine

Una vicenda senza fine. Di oggi, la notizia dell’ennesimo rinvio della Corte suprema indiana, che ha deciso di posticipare a dopo luglio tutti i casi odierni, compreso quello dei Marò. Che il 25 aprile sono stati insigniti dell'incoraggiamento di Mattarella, ma sulla cui pelle l'Italia continua a palesare la propria inifluenza.

ROMA - Una vicenda senza fine. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri di Marina italiani, non vedono ancora la luce in fondo al tunnel. Di oggi, la notizia dell’ennesimo rinvio della Corte suprema indiana, che ha deciso di posticipare a dopo luglio tutti i casi odierni, compreso quello dei Marò.

Il ricorso della speranza
A fine marzo, dopo anni di sconfitte per la diplomazia italiana e di progressiva erosione della nostra credibilità internazionale, una notizia era giunta a ridare speranza: l’accoglimento, da parte dell’India, del ricorso presentato da Latorre e Girone a proposito dell’utilizzo della polizia Nia antiterrorismo nel loro caso, e la conseguente sospensione del processo. Per l’Italia, che era già riuscita a sventare la possibilità di utilizzare il Sua Act (la legge anti-terrorismo che prevede anche la pena di morte), si è trattato di una indubbia, seppur parziale, vittoria: il riconoscimento cioè, da parte della magistratura indiana, della tesi che la Nia può occuparsi solo di casi di terrorismo. Una vittoria che, però, non fa dimenticare i buchi nell’acqua collezionati negli ultimi tre anni, che hanno visto il caso passare per i tavoli di tre esecutivi ed essere citato nei discorsi di due presidenti della Repubblica, senza che però mai venisse centrato l’obiettivo.

Ricordati da Mattarella il 25 aprile
Così, pochi giorni prima dell’ennesimo rinvio, i due fucilieri sono stati (se non altro) insigniti del ricordo e della solidarietà del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha affermato, nel discorso tenuto in occasione del 25 aprile: «Nel momento in cui celebriamo la Festa della Liberazione, il mio pensiero va anche ai due fanti di Marina, Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, che da oltre tre anni attendono giustizia. A loro è rivolto il mio incoraggiamento con l'assicurazione che l'impegno dell'Italia nei loro confronti non si è attenuato». Intanto, sembra che il premier Matteo Renzi non cessi di citare il caso in ogni suo colloquio estero, sperando di sensibilizzare la comunità internazionale sulla vicenda. Quel che è certo, però, è che la linea di difesa scelta dall’Italia sin dall’inizio, a livello di diritto internazionale, si è rivelata fallimentare, e questa è la principale ragione per cui ancora l’Italia è ridotta quasi a tirare un sospiro di sollievo di fronte ai numerosi rinvii, anziché premere per accelerare i tempi.

L'Italia punta sull'internazionalizzazione. Un po' in ritardo
Rinvii che, però, non sono necessariamente segnali positivi per i fucilieri. Anzi, è difficile pensare che alla fine la Corte riconoscerà l’innocenza dei due, vista la debolezza difensiva e la scarsa influenza che il nostro Paese ha mostrato nel trattare la vicenda. Per questo, l’inviato speciale del Governo, Staffan De Mistura, ha più volte sottolineato come l’Italia punti tutto sull’internazionalizzazione del caso: strategia che avrebbe dovuto seguire fin da subito, e sulla quale comunque il Belpaese sta incontrando non poche difficoltà. Il motivo è sempre lo stesso: la scarsissima considerazione di cui gode a livello internazionale. Abbiamo già ricordato la vicenda del Cermis, quando gli Stati Uniti, pur di fronte a un quadro accusatorio ben più ricco, grave e sfavorevole, hanno impiegato pochissimo a far giudicare in patria i propri Militari coinvolti. Inutile far notare, di nuovo, come il paragone tra Italia e Usa regga davvero poco.

Davanti all'ennesimo rinvio
Così, è giunto l’ennesimo rinvio. Un rinvio puramente tecnico, peraltro, che ha riguardato tutti i 25 casi che dovevano discutersi oggi, perché in una seconda lista supplementare pubblicata sul sito internet della Corte ieri sera è stato aggiunto all'ultimo momento un nuovo caso, il numero 26, che si trascina da anni a vari livelli della giustizia indiana,e per di più  in cui gli imputati sono passibili di pena di morte. E la natura tecnica del rinvio non depone nemmeno a nostro favore, ma dimostra, ancora una volta, quanto le ragioni dell'Italia contino davvero poco, o, perlomeno, siano state fatte valere davvero poco. Così, non ci rimane che aspettare, ancora, impotenti, allineando rinvio a rinvio. E sperando che la strategia dell'internazionalizzazione, seppur ritardataria, possa portare a qualcosa.