4 agosto 2020
Aggiornato 13:30
Il premier sull'emergenza sbarchi

Renzi: «Niente divisioni sui migranti, l'Italia sia unita»

Matteo Renzi, in occasione del suo intervento a Montecitorio sull'immigrazione, in vista del Consiglio Ue di domani, chiede a tutte le forze politiche, comprese le opposizioni, di essere unite di fronte all'emergenza che stiamo vivendo: «Vi chiedo un'aiuto in vista del dibattito di domani. Lo chiedo a tutte le forze politiche: non c'è divisione di parte, c'è l'Italia».

ROMA (askanews) - Di fronte al flusso migratorio in atto dall'Africa, «il Parlamento ha il dovere di affermare un'idea dei prossimi vent'anni dell'Italia e del suo ruolo di ponte con l'Africa, un'idea meno angusta del dibattito da talk show: è su questo che vi chiedo un'aiuto in vista del dibattito di domani. Lo chiedo a tutte le forze politiche: non c'è divisione di parte, c'è l'Italia». Così Matteo Renzi, chiudendo il suo intervento a Montecitorio sull'immigrazione, in vista del Consiglio Ue di domani.

Risposta tecnica insufficiente
E spiega: i bersagli dei terroristi sono «un'università, un museo, la redazione di un giornale: l'obiettivo è l'idea stessa della cultura. Se uccidi un bambino a Peshawar mentre va ascuola, dici che vuoi vincere la battaglia rovinando un'idea del mondo basata sul capitale umano, sulla cultura». Dunque «non basta una risposta tecnica: quali barconi affondiamo, cosa fa la Guardia costiera, se riusciamo a dare qualche profugo ad altri Paesi. Tutte cose doverose, ma questo è il Parlamento della Repubblica e ha il dovere di avere una visione».

L'importanza delle organizzazioni internazionali
«Serve una forte presenza delle organizzazioni internazionali nell'area del Sud della Libia». E' uno dei punti che l'Italia sottoporrà all'Europa domani nel corso del consiglio europeo straordinario, conferma Matteo Renzi in Aula alla Camera. «Il lavoro svolto con il Niger - ha proseguito il premier - è un primo passo importante ma è fondamentale che l'Europa nel suo complesso a tentare di andare in quelle zone grazie al coinvolgimento Onu».

Limite al tentativo di sciacallaggio
«Dobbiamo cercare di far sì che le procedure per l'asilo siano gestite con un team europeo. Questo tema deve essere patrimonio non solo di un paese ma di tutti i 28 membri dell'Ue», continua il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. «C'è un limite al tentativo di sciacallaggio di queste ore, anche nel dibattito da parte delle opposizioni. Ci sono secoli di civiltà giuridica e valori cui questo Paese non rinuncia in nome della demagogia: noi non ci rinunciamo». Matteo Renzi sferza le opposizioni per l'atteggiamento assunto di fronte all'emergenza immigrazione.

Basta inseguire la demagogia
Intervenendo ala Camera, il premier punta sul fatto che sì, «bisogna tentare di scoraggiare alla radice le partenze». E tuttavia «quando una persona è in grado di rischiare la propria vita perchè deve uscire da una situazione in cui tagliano le teste a quelli accanto, non si scoraggiano con una dichiarazione, ma mettendo ad esempio l'Alto commissariato in Niger, evitando di inseguire la demagogia».

Finalmente l'Europa ha reagito
L'ondata migratoria dall'Africa richiede «un approccio politico, perché è politica la scelta della Ue di un summit straordinario, perchè è politica la necessità di dare non solo una reazione emotiva: o c'è la capacità di una risposta articolata e complessa o non andiamo da nessuna parte», continua il premier Matteo Renzi. Renzi ha osserva che «per una volta il mondo non si è girato dall'altra parte» di fronte al naufragio, «per una volta non siamo rimasti solo noi ad occuparcene, siccome per la prima volta dopo tanto tempo questa vicenda tragica ha provocato una consapevolezza più ampia dalle istituzioni internazioanli, ecco che tocca alla politica». Con un approccio che deve essere sì «semplice», ma «non semplicistico»: per Renzi «è semplicistico dire tutti a casa loro oppure accogliamo tutti; è semplicistico dire con un approccio da talk show che la soluzione è a portata di mano. Spero ci sia la consapevolezza in quest'aula che serve una strategia di respiro più ampio: cosa immaginiamo per l'Africa? Se non partiamo di lì non riusciremo a dare una risposta vera» perché «non sono libici quelli che partono».