16 giugno 2019
Aggiornato 09:30
Secondo la Lega chi ha preso soldi dalle cooperative deve restituirli

Molteni: «basta con le coop rosse bancomat della sinistra»

Con l'arresto del sindaco di Ischia, si aggiunge un altro tassello allo scandalo delle cooperative «rosse» accusate di accaparrarsi appalti illecitamente. Secondo Nicola Molteni, al di là della questione puramente legale, se ne apre comunque una morale: perché le coop non dovrebbero tradire la propria finalità per trasformarsi in colossi di business e bancomat per i politici.

ROMA – Prima, la foto risalente al 2010 che ritrae il ministro del Lavoro Giuliano Poletti insieme al capo della cooperativa sociale 29 giugno Salvatore Buzzi.  Una foto per la quale Poletti si è giustificato più volte, ricordando che il ruolo allora ricoperto, e cioè quello di presidente della Lega Coop, lo obbligava continuamente a partecipare a incontri e iniziative. Oggi, il sindaco di Ischia Giuseppe Ferrandino accusato di aver ricevuto mazzette dalla storica coop rossa CPL Concordia in cambio dell’appalto delle opere di metanizzazione dell’isola. Un’indagine dove, peraltro, spunta anche l’illustre nome di Massimo D’Alema. Sono solo due casi, dei molti che hanno riempito le pagine dei giornali in questi mesi, e che, con Mafia Capitale, hanno scoperchiato un intreccio di politica e malaffare a base di tangenti rosse. Un sistema sul quale, di fatto, le procure indagavano già da tempo. Si può quindi legittimamente parlare di un «caso Coop rosse»? Assolutamente sì, secondo Nicola Molteni, deputato della Lega Nord e membro della Commissione Giustizia. «E’ una vergogna», osserva. «Perché tutte le inchieste che sono emerse, partendo da Expo, passando per Mafia Capitale, per il Mose, le Grandi Opere, fino alla vicenda recente del sindaco di Ischia coinvolgono da un lato esponenti politici di sinistra, dall’altro cooperative rosse».

MOLTENI: COOPERATIVE ROSSE BANCOMAT DELLA SINISTRA - «Innanzitutto, le cooperative stanno tradendo la loro finalità. Esse nascono come soggetti che devono fare da un lato soccorso, dall’altro hanno un fine cooperativo. Ma ora», rileva Molteni, «sono diventate aziende d’affari e bancomat dei partiti politici e dei loro esponenti. Questa è una vergogna», dichiara. Anzi, come ha affermato oggi Matteo Salvini, «chi ha preso soldi dalle cooperative, dovrebbe restituirli. Bisognerebbe stabilire per legge che le cooperative debbano svolgere le loro funzioni di aiuto e supporto delle fasce più deboli, senza diventare il bancomat dei politici», spiega il deputato. «Quello che sta emergendo da tutte le grandi inchieste è un sistema per cui le coop sono diventate il bancomat della sinistra». E questo, per Molteni, apre anche una questione di coerenza tutta politica: «E’ evidente l’ipocrisia degli esponenti di sinistra, che da un lato si ergono a quelli che vogliono cancellare il finanziamento pubblico, ma dall’altro hanno questo legame subdolo e indegno con le cooperative».

IL LEGHISTA: LE COOP TRADISCONO LE LORO FINALITA’ - Le indagini in corso, dunque, starebbero portando alla luce un sistema ormai generalizzato, che avrebbe del tutto snaturato le finalità originarie delle cooperative, al di là della questione puramente legale. Massimo D’Alema, a proposito dei soldi ricevuti dalla sua Fondazione, ha tenuto a precisare che il rapporto con la CPL Concordia era del tutto trasparente e lecito; eppure, secondo la Lega, le cooperative non dovrebbero avere, tra i propri obiettivi, quello di finanziare partiti o fondazioni connesse ad esponenti politici. «A mio avviso le cooperative dovrebbero tornare ad avere finalità mutualistiche, a sostegno delle fasce più deboli, dei più bisognosi, creando lavoro e occupazione. Si sono invece trasformate», spiega Molteni, «in grandi colossi economici che fanno business, in modo a volte lecito e a volte no, divenendo grandi strumenti di finanziamento per partiti e esponenti politici. Ritengo che questo sia inaccettabile e indegno», afferma il deputato, che denuncia come, in questo modo, le cooperative di fatto tradiscano il proprio fine precipuo. Molteni sottolinea inoltre come le cooperative coinvolte negli scandali siano «tutte rosse. Ed è immorale e inaccettabile che quelle stesse cooperative finiscano per speculare e guadagnare sulla pelle degli immigrati, come è emerso con Mafia Capitale e nel caso del Cara di Mineo. Ecco perché Salvatore Buzzi disse che l’immigrazione è un business più grande di quello della droga».

SINISTRA BALUARDO DELL’ANTICORRUZIONE? IPOCRITA - Per Molteni, inoltre, le indagini stanno facendo emergere quello che molti sospettavano, ma nessuno osava denunciare. «Tanti lo pensavano, pochi lo dicevano, ma ora sta emergendo in maniera assolutamente chiara. Chi ha preso soldi dalle cooperative, soprattutto attraverso appalti su cui grava la lente di ingrandimento delle procure, dovrebbe restituirli». Ma la contraddizione più evidente che rileva il deputato leghista è che «il governo si erge a paladino del moralismo e dell’anticorruzione, con il decreto che si sta votando in Senato. Poi, però, non c’è giorno che non venga indagato o arrestato un esponente di sinistra, e tutti rigorosamente per reati contro la Pubblica Amministrazione. Quello che mi indigna», prosegue, «del fatto che ci sono sei sottosegretari che non si dimettono non è tanto che siano indagati, quanto che siano indagati tutti per reati contro la Pubblica Amminstrazione. Esattamente quei reati», conclude Molteni, «che la sinistra, a parole, dice di voler contrastare. Un’ipocrisia della sinistra sul tema della legalità che fa davvero paura».

TANTI, I NOMI DEI «FINANZIATI» DEL PD - D’altronde, l’inchiesta napoletana che ha portato all’arresto del sindaco di Ischia ha fatto uscire molti altri nomi legati alla Cpl Concordia, colosso nel settore dell’energia e del gas con un fatturato di 440 milioni nel 2013. Donazioni registrate regolarmente a tanti esponenti del Pd. Non ci sono solo tre bonifici da 20mila euro ciascuno alla Fondazione «Italianieuropei» di D’Alema, ma anche 2mila euro all’ex ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge, 10mila stanziati per la Lista Civica Nicola Zingaretti, altri 10mila per il senatore Pd Ugo Sposetti e, pare, altri 10mila a favore del Comitato Ambrosoli Presidente nel 2013. Al 2013 risalgono anche i 6mila euro donati dalla Cpl Concordia al Partito Democratico Comitato Provvisorio Città di Roma, destinatario nello stesso anno di un finanziamento da 10mila euro della Cooperativa di Buzzi. Un’inchiesta che, oltre a gettare nuove ombre sull’intreccio malaffare-politica, riapre anche l’annosa questione del finanziamento ai partiti. Finanziamento che, ormai è attestato, in molti casi sembra percorrere vie illecite o, perlomeno, molto poco trasparenti.