25 gennaio 2020
Aggiornato 22:30
Insolito tandem a Piazza Pulita

Meloni: «Renzi è un conservatore». Sgarbi: «Macchè, è uno scongelatore»

A Piazza Pulita, su La 7, un inedito tandem tra il critico d’arte e il segretario di Fratelli d’Italia: «Il premier avrebbe dovuto far eleggere il presidente della Repubblica dagli italiani. Invece ha scongelato Mattarella…»

ROMA - Ci pensa Vittorio Sgarbi ad appoggiare una scatenata Giorgia Meloni, nella sua ultima crociata contro il trasformismo. Questo inedito tandem è andato in scena nella puntata di ieri di Piazza Pulita, su La 7, dove il critico d’arte era ospite insieme al segretario di Fratelli d’Italia. E il discorso è caduto inevitabilmente sull’attualità politica, in particolare sul cambio di casacca delle decine di parlamentari approdati in maggioranza negli ultimi giorni. «È in corso una campagna acquisti», ha attaccato senza mezzi termini la Meloni. E a poco è valsa l’obiezione del sottosegretario all’Economia Paola De Micheli, che ha ricordato come «molti di loro già sostenevano la maggioranza», riferendosi in particolare ai sette transfughi di Scelta civica. «Ma gli ex M5s e Sel che fino a ieri stavano nel gruppo misto no», ha ribattuto la numero uno di Fdi.

SGARBI: «I TRANSFUGHI DI SCELTA CIVICA? DELLE NULLITÀ» - Una posizione a cui si è allineato anche Vittorio Sgarbi, ricorrendo ai suoi abituali toni caustici: «Se nessun uomo della prima Repubblica passava dall'altra parte è perché rispondeva ai suoi elettori. Mentre oggi dei deputati di Scelta civica che passano con il Pd non frega niente a nessuno, perché sono delle nullità. Non ha senso parlare di vincolo di mandato quando i parlamentari non sono eletti, ma nominati dai leader del partito. Verdini potrebbe entrare in parlamento con Berlusconi o anche con Renzi, basta metterlo capolista». Un parlamento di nominati, dunque, che ha espresso un presidente della Repubblica a sua volta nominato, secondo il critico d’arte: «Nessun italiano avrebbe votato Mattarella: l'hanno tirato fuori dal frigorifero. È come se avessero portato a Sanremo Claudio Villa».

MELONI: «ALTRO CHE ROTTAMATORE, RENZI È UN RESTAURATORE» - Ma l’aspetto più paradossale messo in luce da Giorgia Meloni è che questo allargamento della maggioranza non era nemmeno così necessario al premier: «Renzi ha i numeri perché legge elettorale e riforma costituzionale passano soprattutto alla Camera, dove il Pd conta sul premio di maggioranza. Quella di "Berlusconi sì, Berlusconi no" è una pantomima». Una critica di metodo che si affianca a quella, ancora più dura, al merito delle riforme proposte dal governo. Che i Fratelli d’Italia bocciano senza appello: «Il tema è: quali riforme fa Renzi, non con chi le fa. La grande riforma è stata impedire agli italiani di scegliersi i senatori. Un patetico tentativo di falsare la rappresentatività. Renzi ha smentito ciò che aveva sostenuto di rappresentare, per esempio negando ai cittadini la possibilità di eleggere il presidente della Repubblica. Il grande rottamatore alla fine si è dimostrato il più grande restauratore della storia d'Italia». La difesa d’ufficio è toccata ancora una volta a Paola De Micheli: «Il parlamento sta facendo anche tante riforme economiche e i primi segnali si vedono già. Pensiamo alla semplice applicazione della Legge di stabilità sul profilo fiscale, che riduce di 18 miliardi le tasse. Le riforme costituzionali? Non illudiamoci che non c'entrino con i cittadini. Il superamento del bicameralismo perfetto significa accelerare le decisioni che riguardano gli italiani. E in questo tempo c'è bisogno anche di più velocità».