24 giugno 2021
Aggiornato 14:00
Il recupero dei detenuti passa per un'occupazione

Gabanelli: «Lavorare meno ma lavorare tutti, anche i carcerati»

2,8 miliardi. E' quanto costa il sistema penitenziario italiano alle tasche dei contribuenti. Per ogni detenuto la spesa è di circa 4mila euro l'anno. Tantissimi soldi, che lo Stato non può più sborsare. E, allora, perché non far lavorare i detenuti, per provvedere al loro stesso mantenimento e diventare anche socialmente utili? E' quello che propone Milena Gabanelli sul Corriere della Sera.

ROMA - 2,8 miliardi. E' quanto costa il sistema penitenziario italiano alle tasche dei contribuenti. Per ogni detenuto la spesa è di circa 4mila euro l'anno. Tantissimi soldi, che lo Stato non può più permettersi di sborsare. E, allora, perché non far lavorare i detenuti, per provvedere al loro stesso mantenimento e diventare anche socialmente utili? E' quello che propone Milena Gabanelli sul Corriere della Sera.

L'UE HA CONDANNATO L'ITALIA A PAGARE UNA MAXI-MULTA PER LE CONDIZIONI DELLE SUE CARCERI - Il grado di civiltà di un paese si misura anche visitando le sue carceri. E noi, nel carcere di Regina Coeli, a Roma, ci siamo stati: non per una visita di cortesia, ma per verificare le condizioni dei detenuti. Secondo le norme comunitarie, ogni carcerato dovrebbe disporre di uno spazio di almeno quattro metri quadrati a testa, ma nelle celle in cui potrebbero convivere in due, oggi ce ne sono sei. Una situazione disumana e degradante, causata dal sovraffollamento delle nostre carceri, e per la quale l'UE ha condannato l'Italia a pagare una maxi multa da un miliardo di euro. Si tratta di un problema strutturale, perché mancano soldi, edifici, e personale per far fronte ai bisogni del sistema penitenziario italiano; ma i governi hanno cercare di tamponare la situazione saltando, di volta in volta, dal rimedio last minute degli indulti a quello dei decreti svuotacarceri. Il risultato è che ben il 70% dei condannati, una volta scontata la pena, torna a delinquere.

COME FUNZIONA ALL'ESTERO? IN IRLANDA CABINA DELUXE PER CHI LAVORA - Allora, perché non ispirarsi agli altri paesi: dove le cose funzionano diversamente? In Austria, per esempio, i detenuti lavorano non solo per contribuire alle spese per il loro mantenimento, ma anche per imparare un mestiere e reinserirsi dignitosamente nella società, una volta scontata la pena. Lì, per ogni ora di lavoro, ai detenuti austriaci sono riconosciuti dai 7 ai 10 euro: il 75% viene utilizzato dall'amministrazione per le spese in loco, ma il resto è lasciato a loro per spenderlo come meglio credono. Un altro esempio: nelle carceri irlandesi, praticamente tutti i detenuti fanno qualcosa. Alcuni lavorano in lavanderia, chi in cucina, altri fanno le pulizie: il compenso? Una cabina superior deluxe: singola, con bagno privato, dove poter scontare la pena.

LA RETE NEL CARCERE DI REGINA COELI - Perché in Italia i detenuti non lavorano? I dati parlano chiaro: al femminile di Rebibbia lavorano in dieci; al Regina Coeli in due; a Secondigliano lavorano in venti su milletrecento. Il problema è di natura legale: il detenuto, per legge, se lavora va pagato. E come li paghiamo, i 54.000 detenuti presenti nel nostro sistema penitenziario, se i soldi non ci sono neppure per i loro bisogni primari e sono costretti a stare in sei in una cella da due? Per questo, lavorano in pochi. Anzi, in pochissimi. E il tasso di suicidi, nelle carceri italiane, cresce a dismisura diventando sempre più drammatico. Non per l'assenza di lavoro, certamente, ma per le loro condizioni di detenzione. Al Regina Coeli, se si alza lo sguardo verso il soffitto, si può vedere una rete vera e propria – di quelle che usano i trapezisti - legata da un capo all'altro ai corridoi sopraelevati che disegnano l'architettura interna dei piani dell'edificio. Ce l'hanno dovuta mettere. Perché i detenuti, per suicidarsi, si buttavano giù un giorno dopo l'altro.

IL PARCO DELLE ROSE DI PORTLAND: UN SUCCESSO BOTANICO E RIABILITATIVO - Se la funzione delle carceri è quella di restituire un individuo alla società - riabilitato e vivo -, è evidente che qualcosa non va. La Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia a pagare 100 mila euro per danni morali a sette detenuti nelle carceri di Piacenza e Busto Arsizio. Il lavoro, per un detenuto, non servirebbe soltanto ad alleggerire le spese per la detenzione di ogni singolo carcerato, ma offrirebbe loro un impegno quotidiano, uno scopo, una prospettiva. A Portland, negli Stati Uniti, i detenuti si occupano di uno dei parchi urbani più belli al mondo: quello delle rose, per il quale ogni giorno oltre 600.000 visitatori pagano il biglietto. Un merito e un vanto, per i detenuti di Portland. Il loro lavoro è una «misura» speciale, una sorta di servizio sociale. Dopo la pena, in pochi tornano a delinquere e si tratta di un bel record: solo il 10% di loro, rispetto al 25% dei detenuti che hanno scontato in carcere una pena più «classica», ricade nei reati precedenti. Perché non far lavorare anche i nostri detenuti?