2 dicembre 2022
Aggiornato 16:00
Il dopo Napolitano

Cercasi Presidente della Repubblica, si garantisce massima riservatezza

In realtà, come tutti oramai hanno già capito, attorno a questa votazione si gioca una partita ancora più ampia della semplice elezione di una figura che la Costituzione vorrebbe dotata di poteri poco più che rappresentativi.

Pochi anni fa un mio conoscente, noto giornalista tedesco capo redattore alla Sud Deutsche Zeitung, mi annunciò (era giugno) che dal prossimo gennaio sarebbe diventato direttore di un importante quotidiano berlinese. Gli chiesi, preoccupato, se non ritenesse che la notizia, già apparsa pubblicamente con largo anticipo, non fosse un tentativo di «siluramento». Mi rispose sorridendo che, in Germania, le cose andavano diversamente che in Italia e non correva per nulla quel pericolo. Nel gennaio successivo, infatti, entrò felicemente in carica. Da noi, è noto invece che annunciare preventivamente il nome di un candidato per una qualunque importante carica significa, con altissime probabilità, «bruciarlo».

E’ per questo che, nel caso della futura elezione del Presidente della Repubblica Italiana, anche i più ambiziosi a diventarlo accolgono con disappunto che il loro nome appaia e si precipitano a dichiarare di essere affatto interessati alla candidatura.

Per questi motivi, e per evitare un gioco al massacro, è difficile poter fare pronostici su chi sarà il nostro futuro Capo dello Stato e chiunque abbia in serbo il nome di un papabile cui veramente tiene si guarda bene dal renderlo pubblico.

In realtà, come tutti oramai hanno già capito, attorno a questa votazione si gioca una partita ancora più ampia della semplice elezione di una figura che la Costituzione vorrebbe dotata di poteri poco più che rappresentativi. Il ruolo effettivo che potrà svolgere il futuro abitante del Quirinale dipende moltissimo dalla personalità di chi viene investito e la dimostrazione sta nella differenza tra un uomo come Ciampi, galantuomo ma poco più che un notaio, e Napolitano che ha ampiamente sopperito al disfarsi interno dei partiti e della classe politica in generale. Il primo si attenne strettamente ai compiti essenziali e fu, di fatto, dipendente dai voleri di chi lo mise in quella posizione. Il secondo, politico di lunga esperienza, ha saputo, con l’imparzialità’ di arbitro-giocatore, salvaguardare quel poco di attendibilità venuta meno a tutte le altre Istituzioni dello Stato. Antonio Polito, sul Corriere, ha giustamente parlato del dover scegliere tra un Presidente che risponda alla gente e uno che, invece, » risponda al telefono».

Ma la partita che ci aspetta, tuttavia, va persino di là da chi sarà l’eletto. Ciò che conterà più di ogni altra cosa sarà quale maggioranza si formerà per arrivare ai numeri sufficienti per ottenere quell’elezione. Sarà proprio attorno a quali saranno le alleanze che Renzi, Berlusconi e Grillo si giocheranno il loro futuro politico e le loro reciproche relazioni.

Non è un caso che già si parli di possibili accordi sotterranei che, grazie al voto segreto, potrebbero unire le minoranze dei tre partiti per condizionare, o quanto meno indebolire, i rispettivi leader. Ma anche quale sarà la dimensione numerica dei fuorusciti grillini assume particolare importanza poiché, sicuri della non ricandidatura tra i 5 Stelle, avranno l’intenzione di prolungare il più possibile la legislatura e si comporteranno di conseguenza. Se necessario, potrebbero essere proni a qualunque desiderio dell’attuale Presidente del Consiglio che li giocherà tra le carte da mettere sul tavolo dei suoi negoziati con Berlusconi.

E’ vero, nonostante patetiche smentite, che l’identificazione di un comune candidato non poteva non rientrare nel «patto del Nazareno», ma è altresì vero che entrambi non si fidano fino in fondo l’uno dell’altro e, certamente, se servisse loro, saranno pronti a qualunque variabile alternativa dovesse proporsi.

Se il patto tra i due superasse, tuttavia, la prova del voto segreto, il loro accordo diventerebbe ancora più forte e le loro opposizioni interne (i D’Alema, i Fassina, i Fitto ecc.), perderebbero ogni capacità di attrazione e futuri margini di azione. Se invece l’intesa non reggesse e cioè i fedeli di Renzi e Berlusconi non fossero in quantità sufficienti per eleggere il nome concordato, allora anche gli altri accordi tra loro crollerebbero e nuovi scenari si potrebbero aprire.

Sarà in quel momento che bisognerà osservare con attenzione da dove verranno i voti che riusciranno a eleggere il Presidente perché quella maggioranza sarà quella che poi deciderà il futuro andamento della legislatura o, magari, le elezioni anticipate. E chi sarà il prescelto diventerà, egli stesso, il garante dell’accordo raggiunto per farlo eleggere.

Ciò che comunque ci sembra evidente è che, nonostante tutte le pressioni esercitate fino ad oggi da Napolitano, è impossibile che, prima di quel voto, si riesca ad approvare in modo definitivo sia la riforma elettorale sia, tanto meno, quella istituzionale. Tutto sarà rimandato al dopo e quel che avverrà in Parlamento, dopo l’approvazione della legge di stabilità e fino a quel momento, sarà soltanto teatro.