7 dicembre 2019
Aggiornato 04:00
Le primarie del centrosinistra in Puglia

Pace (armata?) Vendola-Emiliano

Tutto dipenderà da come andrà quando elettori, iscritti e simpatizzati si recheranno (fra le 8 le 22) nei 286 seggi allestiti in Puglia, per decidere chi tra i dem Michele Emiliano e Guglielmo Minervini e Dario Stèfano, espressione di Sel, sarà il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Puglia.

BARI - Pace fatta. Allarme rientrato. E coalizione salva. O almeno così si spera e si ostenta alla vigilia delle confermate primarie del centrosinistra in Puglia. Tutto dipenderà da come andrà quando elettori, iscritti e simpatizzati si recheranno (fra le 8 le 22) nei 286 seggi allestiti in Puglia, per decidere chi tra i dem Michele Emiliano e Guglielmo Minervini e Dario Stèfano, espressione di Sel, sarà il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Puglia.

Sull'affluenza non ci sono grandi aspettative: i democratici sperano in almeno 60mila partecipanti. Stima bassina se si pensa che nel 2005 votarono in 200mila. Calo fisiologico, riflesso del quadro nazionale, scarso interesse, sono le motivazioni più gettonate da chi ha vissuto una campagna elettorale estenuante. Che sarà ricordata come la più lunga della storia delle primarie regionali (nel 2010 durò solo una settimana): scaramucce, battibecchi, scambio di tweet e riunioni sono iniziati nella scorsa primavera. Quando anche i sondaggi hanno incominciato a circolare. E seppur a fasi alterne, identificano in Emiliano il favorito.

Nodo del contendere l'alleanza tra Emiliano e UDC - L'ex sindaco di Bari, segretario regionale del Pd, renziano della seconda ora, si è autodefinito «l'uomo più a sinistra di Puglia», menando fendenti ad avversari e loro mentori. Gli ultimi risalgono a qualche ora fa. E hanno rischiato di far saltare le consultazioni. Nodo del contendere è stata l'alleanza tra Emiliano e Udc, siglata nei giorni scorsi. L'accordo è risultato indigesto al leader di Sel che ci ha messo poco a esplicitare il suo malessere. «Penso che il centrosinistra debba astenersi dagli sgabuzzini della cattiva politica», è stato l'anatema vendoliano. A cui Emiliano ha replicato duramente a aprendo di fatto uno scornto: «È una scelta scontata. Del resto senza il voto favorevole dei centristi, il governo Vendola sarebbe caduto già da tempo». Da lì, il caos. Accompagnato da foschi verdetti: , aveva sentenziato Vendola. «Parliamone», la risposta distensiva dell'ex sindaco di Bari. Poi stamattina, la riunione delle forze della sinistra regionale, il documento pacificatore ma non l'incontro tra i due contendenti. Che hanno commentato in sedi e tempi differenti.

Il centrosinistra si ricompatta, ma i problemi restano - Così, se per Emiliano l'affaire Udc passa in secondo piano - «Valuteremo a tempo debito», ha detto - e per Minervini è tempo di «andare oltre la stagione dei leader e trovare unità nel centrosinistra», per Stèfano - appoggiato da Vendola - il caso è chiuso. «Gli elettori dovranno scegliere tra un centrosinistra autentico e non uno geneticamente modificato». Il centrosinistra pugliese sembra essersi ricompattato o almeno finge di esserlo in vista di domani e nel rispetto del lavoro di 2mila volontari. Ma il fantasma dell'Udc tornerà presto a ombreggiare il sereno: tra una ventina di giorni il Consiglio regionale dovrà approvare il bilancio. E l'Udc potrebbe far mancare l'aiutino.

Fitto: il centrosinistra in Puglia è davvero morto - «Non entro nel merito delle cose dell'altra parte politica ma condivido quanto ha detto Vendola, come leggo sui giornali di oggi: il centrosinistra è morto». Così Raffaele Fitto, parlando oggi a Bari con i giornalisti a margine della manifestazione regionale di Forza Italia dal titolo «No Tax Day».