21 marzo 2019
Aggiornato 14:30
Primarie PD

Zingaretti vince bene, renziani spiazzati aspettano le europee

L'incognita del dialogo con M5s in caso di crisi di governo. Zingaretti esclude ipotesi di alleanze con i 5 stelle. Ma i renziani sono convinti che le cose siano più complicate

Nicola Zingaretti
Nicola Zingaretti ANSA

ROMA - E' una vittoria netta quella di Nicola Zingaretti, al di là delle previsioni dei renziani che speravano di poter uscire dalle primarie Pd con un pacchetto di delegati in assemblea molto più alto e con un segretario eletto con un margine stretto e quindi condizionabile. Niente di tutto ciò, il presidente del Lazio ottiene tra il 66% e il 66,5% dei voti, con una partecipazione vicina a quella che si registrò quasi due anni fa. Insomma, un successo pieno che permette a Zingaretti di impostare il lavoro dei prossimi mesi senza doversi preoccupare di fare da subito i conti con una ingombrante minoranza renziana, che invece adesso si interroga anche sulla strategia scelta per il congresso. Come dice un renziano di spicco: «E' stato un errore aver fatto cadere la candidatura di Minniti, il congresso non sarebbe finito così».

E' vero che Matteo Renzi da giorni ripeteva che non avrebbe fatto «al nuovo segretario quello che è stato fatto a me», ma diversi dei suoi uomini in Parlamento la scorsa settimana facevano ragionamenti diversi. «Tra gli eletti con Martina, quelli eletti con Giachetti e la delegazione di parlamentari, dovremmo avere almeno il 40% dell'assemblea nazionale», ragionava un renziano di spicco. «Se Zingaretti vince con meno del 50% dovrà sedersi al tavolo con noi...».

Le cose sono andate diversamente e il nuovo segretario, con l'appoggio praticamente di tutto lo stato maggiore del partito, può ora impostare il lavoro dei prossimi mesi. Ha iniziato andando in Piemonte per difendere la Tav, una mossa che sicuramente non facilita quel dialogo con M5s temuto da Renzi. Zingaretti annuncia poi una proposta sul tema dell'autonomia, altra questione che fa fibrillare il governo giallo-verde.

Il segretario si metterà da subito a lavorare per le europee, perché sa benissimo che il successo di oggi deve ora essere confermato a maggio con un risultato perlomeno superiore a quello delle politiche dello scorso anno. Zingaretti vuole cercare di unire il maggior numero di forze possibili, lavora per avere Giuliano Pisapia tra i capilista, la prossima settimana incontrerà «Italia in comune» di Federico Pizzarotti per vedere se si riesce a fare un percorso comune per le europee. Il modello è, in fondo, quello che già ha dato qualche risultato in Abruzzo e Sardegna, un centrosinistra allargato, innanzitutto alle esperienze civiche. Unire le forze per arrivare almeno al 20% e, possibilmente, affiancare - se non superare - i 5 stelle.

La 'pax zingarettiana' imposta dal voto delle primarie, infatti, potrebbe essere rimessa in discussione dopo le europee, se il Pd dovesse avere una nuova battuta d'arresto. I renziani ammettono: «I ragionamenti che facevamo la scorsa settimana non ci sono più, Zingaretti ha almeno 650 delegati su 1.000 in assemblea. Non ci sarà 'fuoco amico', come dice Renzi. Anche perché sarebbe impopolare dopo questo risultato».

Dunque, Zingaretti scelga chi vuole come presidente, i renziani non si opporranno all'elezione di Paolo Gentiloni, come sembravano orientati a fare la settimana scorsa. Nessuno di loro commenta nemmeno il coro di plauso che gli ex Pd hanno tributato a Zingaretti per l'elezione, anche se la tentazione ci sarebbe.

Impossibile, ora, fare distinguo. Se ne riparlerà, semmai, a giugno, anche se qualche tensione ci potrà essere al momento della definizione delle liste per le europee: gli uscenti sono in larga parte renziani e non hanno intenzione di farsi da parte per lasciare spazio al nuovo corso.

Soprattutto, dopo il voto per l'Europarlamento potrebbe aprirsi una forte fibrillazione o una vera e propria crisi di governo. Quello sarà un primo passaggio delicato per il nuovo segretario. Zingaretti esclude ipotesi di alleanze con i 5 stelle, anche Goffredo Bettini oggi su questo è stato chiaro. Ma i renziani sono convinti che le cose siano più complicate: «Se si apre la crisi di governo vogliamo vederlo Zingaretti che dice no a un'ipotesi di maggioranza Pd-M5s... E' chiaro che noi non ci staremmo. Ma in questi casi i 'responsabili' si trovano sempre». Insomma, una crisi di governo potrebbe riaprire lo scontro interno al Pd che oggi è stato sopito. Dipenderà, appunto, anche dai risultati del partito alle europee. Intanto, sembra escluso che Maurizio Martina possa diventare vice-segretario.