15 ottobre 2019
Aggiornato 17:30
Dal Veneto alla Sardegna no a Roma

Venti di indipendenza nel Belpaese

Ieri la Catalogna, due mesi fa la Scozia. L'Europa è attraversata da un forte vento di indipententismo, da cui l'Italia non sembra essere immune. Le regioni del Nord, in particolare il Veneto, sembrano essere quelle più accese dal sentimento di indipendenza. Anche le isole, però, manifestano un importante segnale di turbamento.

ROMA - C'è vento di separatismo in Europa. E soffia forte. La Catalogna ieri è stata protagonista della tanto attesa consultazione sull'indipendenza dalla Spagna, sebbene dichiarata illegale da governo e Corte Costituzionale. I dati rivelano una forte affluenza alle urne, nonostante il referendum sia da considerarsi puramente simbolico. Solo due mesi fa un'altra regione cercava l'autonomia: era la Scozia, che da sempre scossa da una forte anima indipendentista, cercava di concretizzare il sogno dell'eroe nazionale William Wallace di Braveheart e staccarsi finalmente dal Regno Unito. La percentuale di cittadini che avevano votato contro la dipendenza da Londra, anche il quel referendum, era stata altissima, sfiorando il 45%, ma non era bastata a troncare il legame con la Regina. 

INDIPENDENZA: SONO IN TANTI A VOLERLA - Divisioni territoriali, economiche e culturali segnano nel profondo molte regioni europee e anche l'Italia non sembra essere immune dal sentimento di indipendenza.Staccarsi dal resto dello stivale e non dipendere più dal governo di «Roma ladrona» è sempre stato un perno importante della politica portata avanti dal Carroccio, ad esmpio. La Lega Nord, infatti, negli anni Novanta preannunciava la secessione, organizzando addirittura, nel 1996, una marcia sul Po per dichiarare l'indipendenza della Padania - entità astratta, politicamente e geograficamente. 

IN VENETO, TRA DIMOSTRAZIONI E MALESSERE - Il Veneto è senza alcun dubbio la regione italiana in cui più forte sembra essere lo spirito indipendentista. Tanti i movimenti e i gruppi che nel tempo hanno cercato, con dimostrazioni anche piuttosto energiche, di affermare la loro sete di «libertà» dal governo centrale. Nel 1997 si tentò un assalto al campanile di San Marco a Venezia sino ad arrivare al referendum autogestito dello scorso marzo. Se inizialmente tali atti sono stati considerati frutto di fanatismo localizzato e gestibile, oggi la constatazione di un turbamento diffuso su gran parte del territorio induce ad una riflessione obbligata.

​GLI ITALIANI CHE VOGLIONO STACCARSI DA ROMA - Demos&Pi realizza l'Atlantico Politico per La Repubblica, attraverso cui non è difficile scorgere dati piuttosto allarmanti relativi al sostegno verso l'indipendenza regionale di molti italiani. Sfiora, infatti, il 31% il campione nazionale che si dice d'accordo con l'indipendenza della propria regione. La statistica rivela, inoltre, - dato non sottovalutabile - che la più alta concentrazione di «indipendentisti» è ubicata nel Nord della penisola. Nel Nordest, esattamente, dove, in Veneto, si registra il 53% del sì all'indipendenza. Anche il Piemonte e la Lombardia dimostrano di non volerne sapere più di Roma, con una percentuale che raggiunge il 35%. 

DALLA QUESTIONE SETTENTRIONALE ALLE ISOLE - Per Ilvo Diamanti, si tratta della «questione settentrionale», che, - proprio come avviene per quella meridionale - non viene scalfita dal passare degli anni. Si è «regionalizzata», spiega Diamanti, ma «continua a creare distacco dall'identità nazionale». Non manca all'appello lo spirito indipendentista delle due grandi isole: sia in Sicilia che in Sardegna la percentuale dei cittadini che ambisce all'indipendenza totale - che scavalchi quindi anche lo Statuto autonomo che caratterizza le due regioni - arriva al 45%. 

L'INDIPENDENTISMO E IL LAVORO - Se a Roma a pensare all'indipendenza è il 35% dei cittadini, al Sud e nelle regioni rosse del centro, le percentuali si affievoliscono, «e ciò suggerisce alcune importanti ragioni - ulteriori rispetto alla storia e ai fattori geopolitici. Ragioni socio-economiche, connesse al reddito e all'attività professionale», precisa Ilvo Diamanti. L'aspirazione indipendentista raggiunge, infatti, le figure professionali maggiormente coinvolte nel mercato del lavoro, in modo contrapposto. Al Nord, imprenditori e lavoratori indipendenti subiscono i vincoli fiscali e burocratici imposti dallo Stato che frenano la proiezione di mercato globale cui aspirano. I lavoratori dipendenti e i disoccupati subiscono, invece, la precarietà delle sicurezze offerte dallo Stato in materia di lavoro . A questa analisi andrebbe ricondotto - secondo Diamanti - lo spirito d'indipendenza degli italiani. Analisi questa che trova un riflesso nella politica: la Lega Nord incarna l'ideale indipendentista, ma anche Forza Italia dimostra una forte affluenza di elettori «indipendentisti». Non si tratta però di regionalismo, quanto di distacco dallo Stato. Fattore questo di enorme rilevanza in un Paese che, quindi, dimostra così di perdere progressivamente fiducia nello Stato. Un vuoto di potere che sembra non essere compensato da altre appartenenze, come quella all'Unione europea, e che - sempre secondo Diamanti - sembra poter portare solo in una direzione: quella di un'indipendenza che si traduce in solitudine.