30 ottobre 2020
Aggiornato 20:00
La crisi irachena

Mogherini: «Garantire l'unità e l'integrità del territorio iracheno»

Per affrontare la crisi irachena l'Italia ha lavorato a tre diverse linee di azione: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Federica Mogherini, intervenuta davanti alla Commissione Congiunta Esteri e Difesa di Camera e Senato: «rispondere a dramma è un dovere politico e morale».

ROMA - Per affrontare la crisi irachena l'Italia ha lavorato a tre diverse linee di azione: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Federica Mogherini, intervenuta davanti alla Commissione Congiunta Esteri e Difesa di Camera e Senato.

Prima, e immediata, gli aiuti umanitari; seconda, le modalità - in caso di risposta positiva in Commissione - alle richieste delle autorità irachene per delle forniture militari; terza, e più fondamentale, l'azione politica: «I primi due punti sono indispensabili nell'immediato, ma non rappresentano una soluzione a lungo termine - ha detto il ministro - lavoriamo a un quadro sostenibile all'interno dell'Iraq e della regione, insieme all'Ue, all'Onu e agli attori principali della regione».

«La costruzione di quadro politico inclusivo che garantisca l'unità e l'integrità del territorio iracheno e l'inserimento in un contesto regionale che aiuti a rispondere alle minacce dello Stato Islamico per la regione e per il mondo intero è la vera condizione alla quale è urgente e importante lavorare, e a cui stiamo lavorando», ha ribadito Mogherini.

Il ministro ha infine sottolineato come fossero necessari sia un passaggio parlamentare, «politicamente fondamentale», sia un «quadro internazionale di riferimento»: il vertice europeo del 15 agosto ha fatto registrare «una rara unanimità» sugli aiuti militari anche di singoli Paesi con il consenso delle autorità irachene, un punto che per l'Italia «era fondamentale perché deve passare da canali istituzionali internazionalmente riconosciuti».

Rispondere al dramma iracheno è un dovere politico e morale - In Iraq «è a rischio la vita di civili cristiani, yazidi, musulmani: è un dovere politico ma innanzitutto morale rispondere a questo dramma umanitario».

«E' a rischio la stabilità di una regione già assai compromessa è che per noi è strategica, è a rischio la sicurezza internazionale, è a rischio il principio di convivenza fra differenze religiose, etniche, di vita in uno stesso territorio; esiste una grande differenza col passato, non c'è alcuno scontro di civiltà o religione ma c'è il diritto di tutti a vivere sul proprio territorio», ha spiegato Mogherini.

Per il ministro la crisi irachena non può a rigore essere considerata inaspettata: «Il punto di equilibrio della convivenza fra sciiti, sunniti e curdi da tempo non funzionava: ciò che avviene non è sorpresa ma è straordinario per gravità e impatto sulla popolazione». Le milizie jihadiste dello Stato islamico costituiscono infatti «un'organizzazione che si è separata da Al Qaida perché la riteneva troppo morbida». Il loro bersaglio principale «sono le popolazioni civili, in particolare le minoranze; non si tratta quindi di proteggerne alcune ma di confermare il principio di convivenza civile e pacifica».

Mogherini ha poi ricordato le costanti iniziative diplomatiche italiane ed europee, culminate nella missione a Baghdad ed Erbil del sottosegretario Lapo Pistelli, il vertice ministeriale dell'Ue del 15 agosto e la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu del giorno successivo; in questo periodo si è lavorato a costruire una cornice europea, grazie a dei «contatti costanti con gli interlocutori nella regione, ai colloqui con gli omologhi che hanno una influenza chiara e diretta, perché confinanti o con relazioni forti con parti interne del Paese: Iran, Turchia Qatar, Emirati, Vaticano».