16 ottobre 2019
Aggiornato 16:00
Riforme e legge elettorale

Renzi vede un varco dentro i «grillini»

L'assoluzione del Cavaliere toglie forza ai falchi di Fi e non a caso in serata, dall'entourage del premier, filtra ottimismo sul percorso delle riforme della Costituzione. Altra partita si aprirà sulla legge elettorale, ma l'incontro si giocherà solo dopo la pausa estiva e Renzi è convinto di avere comunque aperto un varco anche dentro M5s, nonostante l'abbandono del tavolo annunciato oggi.

ROMA - Matteo Renzi si guarda bene dal commentare la sentenza di assoluzione per Silvio Berlusconi, il presidente del consiglio evita ogni dichiarazione pubblica, ma è chiaro che la decisione della Corte d'appello disinnesca quella che, nonostante le rassicurazioni ricevute da Denis Verdini, era una potenziale bomba sul percorso delle riforme. L'assoluzione del Cavaliere toglie forza ai falchi di Fi e non a caso in serata, dall'entourage del premier, filtra ottimismo sul percorso delle riforme della Costituzione. Altra partita si aprirà sulla legge elettorale, ma l'incontro si giocherà solo dopo la pausa estiva e Renzi è convinto di avere comunque aperto un varco anche dentro M5s, nonostante l'abbandono del tavolo annunciato oggi.

Il primo obiettivo del presidente del consiglio era aprire una contraddizione tra l'ala dialogante, rappresentata da Luigi Di Maio, e la linea dura di Beppe Grillo. Per questo ieri Renzi, per un'ora, ha ripetuto come un mantra che le distanze tra Pd e M5s sono minime, che c'è "un ruscello e non un fiume" a separare le posizioni dei due partiti. Un forzato ottimismo, usato proprio per lasciare a Grillo quel ruolo di signor no che sta cominciando a sollevare parecchie perplessità nel movimento. D'altro canto, Renzi non ha intenzione di archiviare il lavoro fatto in sei mesi sulle riforme, lo ha detto chiaramente ieri durante l'incontro con M5s. L'approvazione della riforma del Senato è vicina, nonostante la pioggia di emendamenti, e il premier questo primo tempo della partita lo vuole chiudere così, accontentandosi di mettere agli atti che Grillo «sconfessa» il dialogo. Il resto si vedrà a settembre.

Sulla legge elettorale, è la convinzione di Renzi, tanti proveranno a frenare, innanzitutto per evitare di dare al premier l'arma per poter andare a elezioni a breve. Non a caso da giorni il premier sbandiera le simulazioni fatte da Verdini sulla base dei risultati delle europee che danno al Pd la vittoria persino con la legge elettorale uscita dalla sentenza della Consulta. Un modo per ricordare a tutti che bloccare l'Italicum non servirebbe ad escludere l'ipotesi di un voto anticipato con le norme vigenti. Qualcuno, in casa Pd, teme che da questo punto di vista un Berlusconi in parte riabilitato possa essere tentato di alzare il prezzo sull'Italicum, ma Renzi è convinto di avere ottenuto comunque un piano B grazie al dialogo con M5s: anche oggi, nonostante la porta sbattuta, Di Maio e gli altri della delegazione grillina hanno lasciato uno spiraglio: «Saremo pronti a votare la legge elettorale, inclusiva delle preferenze, direttamente in aula».

E' Gaetano Quagliariello, di Ncd, a mandare un segnale a Fi. L'ex ministro delle Riforme racconta di avere avuto contatti con M5s e di avere trovato «molti punti in comune» sulla legge elettorale. Quindi avverte: «Da un punto di vista politico-istituzionale, Forza Italia e Movimento 5 stelle pari sono. Magari riuscire a coinvolgerli entrambi!». Un modo per dire che nemmeno Fi ha un potere di veto. Per questo Renzi è convinto che, anche sul fronte delle preferenze, un accordo con Fi si potrà trovare.