21 agosto 2019
Aggiornato 20:00
Partiti | Scissione SEL

SEL riparte da meno dieci

Vendola si prepara a tornare leader a tempo pieno, quando scadrà il suo mandato di governatore, nel 2015: «Per quanto mi piaccia il Canada, non potrei mai andare a vivere in un luogo così lontano dal sole del Mediterraneo», ha detto ironizzando sulle ipotesi di un suo «esilio» volontario.

ROMA - Sinistra ecologia libertà riparte da meno dieci: i deputati usciti dal gruppo dopo lo strappo dell'ex capogruppo a Montecitorio Gennaro Migliore. In realtà sono una dozzina, ma due avevano anticipato la rottura interna sul voto al decreto Irpef. Nell'assemblea nazionale convocata oggi a Roma, il leader di Sel Nichi Vendola non ha mancato di rimarcare il fatto che la scissione sia stata a suo giudizio «architettata con una cura per la comunicazione mediatica: sapevamo dall'inizio - ha sottolineato - che andavano via dieci compagni, sono andati via poco alla volta, per dare la sensazione di uno schianto, di uno smontaggio di una comunità. E alcuni sono andati via usando parole avventate».

Vendola ha ringraziato i suoi per «lo stile» con il quale hanno discusso della lacerazione subita, accogliendo il suo appello a «bandire l'uso delle categorie del tradimento e dei traditori, brutta abitudine della sinistra». Ha rilanciato il progetto su due linee guida che rappresentano per il presidente della Regione Puglia l'identità stessa di Sel: «Ovunque andremo, con chiunque parleremo, diremo che non ci interessano un riformismo senz'anima e un radicalismo incendiario a chiacchiere. Lo diremo a tutti gli interlocutori». Vendola si prepara a tornare leader a tempo pieno, quando scadrà il suo mandato di governatore, nel 2015: «Per quanto mi piaccia il Canada, non potrei mai andare a vivere in un luogo così lontano dal sole del Mediterraneo», ha detto ironizzando sulle ipotesi di un suo «esilio» volontario.

Ha ricordato il ruolo di Sel, come pungolo per il Governo sulle questioni del lavoro e della guerra, e, citando il tema della legge mai riformata sul conflitto di interessi, si è detto convinto della «possibilità che in questa legislatura si possa determinare una crepa di questa maggioranza. Auspico - ha aggiunto - una nuova e diversa maggioranza senza le destre che liberi il paese. Lavoriamo per questo. C'è un patto costituente - ha ricordato - con il padre della patria Berlusconi. E' molto di più della bicamerale di D'Alema che Renzi aborriva». Ma, si è chiesto il leader di Sel, «che accade se condannano Berlusconi? Salta il patto sulle riforme costituzionali? Lo scenario è aperto».

La distanza dal Governo è segnata in questo momento soprattutto dalla vicenda della riforma costituzionale. Il ddl Boschi, ha spiegato ai cronisti e alla telecamere, «aggrava la condizione di esclusione delle minoranze, la democrazia non può essere una dittatura della maggioranza. Io vedo che si prova più che ad approfondire la discussione e il confronto a blindare e a controllare militarmente la maggioranza parlamentare. Credo - è l'accusa lanciata dal leader di Sel - che la modalità con cui si è discusso di questi temi sia stato un po' umiliante per il Parlamento e per le prerogative del Parlamento».

Secondo Vendola «il centrosinistra non c'è più perchè qualcuno ha scelto di costruire le larghe intese. Il centrosinistra non c'è più, ma non regaleremo nulla al Pd - ha precisato - perché è l'autore del delitto con le larghe intese». Ma il dialogo al quale guarda Sel è sempre con «il campo largo», e per questo Vendola pensa a Pippo Civati, al quale proporrà, ha spiegato, «di dotare le nostre comunità di uno strumento, un settimanale on line dove depositare il senso delle nostre battaglie, dei nostri pensieri».