20 agosto 2019
Aggiornato 07:00
Migrazioni in corso da Sel al Pd

Vendola sull'orlo di una crisi di nervi

Dopo Migliore, Fava, Di Salvo e Piazzoni altri dieci deputati sono pronti a fare il salto verso la maggioranza di governo. Il premier ne approfitta per aprire le porte ai nuovi possibili alleati e rilanciare il dialogo, ma Vendola ribadisce di non essere disposto a gravitare nell'orbita di Renzi.

ROMA - E' crisi aperta per Sel, e lo stesso Nichi Vendola parla di «ferita» per il suo partito, che vede sfaldarsi giorno dopo giorno. Un terremoto che era annunciato da settimane e che nemmeno il raggiungimento del 4% alle europe ha potuto arrestare. In ballo, come dice sempre Vendola, c'è il rapporto con il governo di Renzi, lo scontro tra chi come lo stesso leader di Sel e Nicola Fratoianni pensa che si debba restare all'opposizione e chi, come Migliore e gli altri, ritiene che sia tempo per interloquire con Renzi e il Pd. Alla Camera, a fine giornata, sono 4 i fuoriusciti: oltre a Migliore, Claudio Fava, Titti Di Salvo e Ileana Piazzoni. In realtà, le voci che circolano a Montecitorio parlano di un'altra decina di deputati, pronti a fare il salto verso la maggioranza. Ma anche al Senato qualcosa si muove, almeno a sentire fonti democratiche: tre dei sette senatori di Sel, secondo quando risultava a senatori Pd, potrebbero decidere di fare come Migliore e gli altri. Numeri che, a palazzo Madama, assumono un peso specifico non indifferente, visti i rapporti di forza in quell'aula.

Qualche movimento verso il Pd, peraltro, c'è anche dal centro, dall'area di Scelta civica. Giampiero Della Zuanna è oggi passato con i democratici, aprendo una strada che altri parlamentari ex montiani potrebbero seguire, anche alla Camera. In questo caso sono spostamenti che non allargano il perimetro della maggioranza ma che confermano il ruolo di centro dei gravità assunto dal Pd dopo le europee.

Vendola si è detto « dispiaciuto per coloro che abbandonano» perché: «Sel non si chiude, non ha nessun richiamo identitario, è un partito che ha cercato di imparare, che è curioso delle culture degli altri. Ma non vogliamo entrare nell'area di governo, non vogliamo sostenere il governo Renzi, non ci è piaciuta per nulla la riforma del mercato del lavoro».

Migliore è il primo a spiegare le ragioni del suo abbandono e assicura: «Non ho cambiato posizione sulla necessità di interloquire sempre più efficacemente con il governo Renzi, dove oramai il contributo di Ncd è politicamente marginale. Non ho cambiato idea sul fatto che in prospettiva Sel possa essere parte di una soggettività politica unitaria, inserendo questa trasformazione in una trasformazione del sistema politico italiano. Non ho cambiato idea nel ritenere che sia questo il momento per provare a incidere, pur nella consapevolezza dei nostri oggettivi limiti, nella battaglia anti austerità, che vede l'Italia come unico paese che, dopo le elezioni europee, non ha visto crescere le forze populiste e anti europeiste. Non ho cambiato idea sull'individuazione del campo del socialismo europeo come quello più congeniale allo sviluppo di questa nostra battaglia, pur nel riconoscimento dell'importantissima novità politica costituita da Alexis Tsipras sulla scena continentale. Non ho cambiato idea sul fatto che in un partito si discute liberamente ma poi si sostiene ciò che la maggioranza decide: come ho fatto nella campagna elettorale e come ho provato a fare in ogni singolo atto parlamentare».

Conclude l'ex capogruppo: «Ringrazio tutte le compagne e i compagni, in particolare Nichi e Nicola, per tutti questi anni di vita politica vissuta intensamente. Per la mia storia, la mia provenienza, non vado 'dove mi porta il cuore', ma, come scrive Pascal, non vagheggiando sentimentalismi ma facendo appello all'impegno personale, 'il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce'. Porto con me solo il mio libero convincimento di uomo di sinistra e la passione per un'idea della buona politica che ho imparato anche grazie a voi».

Da parte sua, il premier coglie l'occasione per rilanciare un dialogo trasversale e aprire le porte a nuovi possibili alleati: «Massimo rispetto per il travaglio dentro Sel, chi guarda al Pd troverà un partito aperto, attento alle diverse sensibilità, intenzionato a lavorare avendo come obiettivo la giustizia sociale, ma che si pensa come un vero e proprio partito della nazione».