6 giugno 2020
Aggiornato 22:00
Si è conclusa la luna di miele

Con Renzi cento giorni di stop and go

Nella faretra della prima fase del Governo un risultato in cui si confondono annunci, buona volontà, ritardi, qualche risultato, e molte questioni rimaste aperte.

Era il 22 febbraio quando Matteo Renzi si insediò con il suo governo, solo 100 giorni ma sembra passato viceversa un secolo, l’Italia del Governo Letta sembra essere lontana anni luce, seppellita da una rivoluzione dolce e non violenta che ha riguardato prima di tutto la percezione del presente e le aspettative del futuro, come hanno testimoniato i risultati delle elezioni europee neanche 10 giorni fa che dal canto loro hanno espresso un plebiscito al nuovo capo del governo.

Un programma appena avviato - Oggi è possibile fare il primo, tradizionale bilancio del nuovo governo, cominciamo da pochi numeri: 14 settimane di governo, 17 appuntamenti per il Consiglio dei ministri, nel corso dei quali sono stati varati 14 decreti legge e 4 disegni di legge. Ben 9 sono stati i voti di fiducia richiesti oltre ai tradizionali pareri necessari dopo la presentazione del programma, a conferma di quanto siano urgenti e necessari sia la riforma dei regolamenti parlamentari sia il superamento del bicameralismo perfetto. L’ambizioso programma di riforme presentato nei primi giorni dell’insediamento non è proprio stato rispettato alla lettera, della riforma della pubblica amministrazione annunciato per aprile abbiamo intuito l’impianto e ne lodiamo i principi, ma i provvedimenti veri e propri vedranno la luce solo questo mese, a partire dal 13 giugno.

In attesa della madre di tutte le riforme - La riforma del lavoro procede a passo spedito, da una parte si è intervenuti con la semplificazione dei contratti a termine e con l’apprendistato, dall’altra è stata rispettata la scadenza del primo maggio pianificata dal precedente esecutivo per la partenza della Garanzia Giovani, il progetto europeo dotato di cospicue risorse finanziarie (oltre 1,5 miliardi di euro) che garantisce ai giovani tra i 15 e i 29 anni un’opportunità di studio e/o di lavoro entro 4 mesi dal diploma e dall’iscrizione al programma. Adesso siamo in attesa della vera e propria rivoluzione annunciata dal Jobs act, che dovrebbe contenere la riforma degli ammortizzatori sociali, quella dei servizi per il lavoro con la creazione di un’agenzia unica, misure per l’occupazione femminile e per il superamento della vecchia logica delle politiche passive quali ad esempio la cassa integrazione in deroga. Il ministro del Lavoro Poletti è certo che entro il mese di agosto si possa avere il primo ok da parte delle camere al disegno di legge delega.
In tema di tasse, per quanto riguarda la riforma del fisco, abbiamo avuto un importante e fondamentale provvedimento con l’introduzione del bonus (annunciato come permanente) di 80 euro per oltre 10 milioni di italiani con un reddito sotto i 25.000 euro , e con un taglio dell’IRAP per le imprese per ora del 10 %; una buona partenza per una riforma che deve essere però complessiva e maggiormente articolata, attuando la legge delega ricevuta in eredità dal precedente governo.

A giugno toccherà alla semplificazione - Sempre a giugno dovrebbero vedere la luce i provvedimenti sulla competitività, all’interno del quale un ruolo determinante dovrebbero avere le misure per la semplificazione, come sottolineato dal premier al Festival dell’economia di Trento.
Ci sono alcuni provvedimenti annunciati che senza dubbio segnano il passo, in particolare il rimborso da parte della Pubblica amministrazione (i famosi 90 miliardi) che nei fatti saranno restituiti il prossimo anno, scontando difficoltà procedurali e mancanza di gestione dei dati della amministrazione incredibile per un paese che si vorrebbe civile; così come ancora non si vedono i risultati sul fronte della spending review, il lavoro della commissione Cottarelli assomiglia ancora troppo a un’analisi di un centro studi, piuttosto che rispondere in maniera pronta ed efficace alle esigenze di efficientamento e riorganizzazione del’enorme spesa della macchina dello stato.

I sindacati e la Rai marcano il cambio di passo - Questa una veloce disamina delle azioni governative nel periodo che tradizionalmente vede una luna di miele con media e cittadini, ma il governo Renzi – e il presidente del consiglio in particolare - ha qualcosa in più che vale la pena sia registrato: un’energia e un desiderio di rinnovamento come non si registrava da decenni nel nostro Paese, una volontà di superare le nostre incrostazioni e le rendite di posizione parassitarie, un modo nuovo di affrontare i problemi senza sudditanza, in Italia e in Europa. Ne è testimonianza l’assenza del premier sia al congresso della CGIL sia all’assise di Confindustria, la sfida al rinnovamento lanciata alla RAI che risponde con uno sciopero fuori tempo e fuori luogo, dimostrando di essere un coacervo di privilegi e di incrostazioni frutto del connubio con la peggiore politica. È nuova la determinazione di Renzi nell’affrontare a tutti i livelli le sfide, senza nascondersi dietro a un dito e «mettendoci la faccia», rivendicando quella responsabilità individuale che in Italia sembrava essere definitivamente perduta, anche per la legge. Forse è il caso che ogni singolo cittadino prenda questo esempio e pretenda lo stesso dagli altri, solo così potremo veramente fare risorgere questa nostro straordinario Paese.

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