24 maggio 2022
Aggiornato 02:00
Guerra in Ucraina

Zelensky firma la richiesta di adesione (rapida) all'Ue, ma Bruxelles frena

Nonostante il fortissimo e unanime sostegno che i Ventisette stanno dando all'Ucraina nella sua coraggiosa resistenza all'invasione russa, pochi Stati membri credono davvero alla prospettiva di farla entrare nell'Ue in tempi brevi

Il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky
Il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky Foto: Sputnik

BRUXELLES - La richiesta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di «un'adesione senza ritardi» del suo paese all'Ue, «con una nuova procedura speciale», ha ricevuto un'accoglienza non proprio calorosa a Bruxelles. Nonostante il fortissimo e unanime sostegno che i Ventisette stanno dando all'Ucraina nella sua coraggiosa resistenza all'invasione russa, pochi Stati membri (a parte i polacchi e i baltici) credono davvero alla prospettiva di farla entrare nell'Ue in tempi brevi - con un «fast track», una corsia prioritaria, come chiede Zelensky -, che aggiri le lunghe e complesse procedure formali dei negoziati per l'allargamento.

Ieri la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aveva affermato che «l'Ucraina è una di noi, e la vogliamo nell'Unione europea». Ma oggi il portavoce capo dell'Esecutivo comunitario, Eric Mamer, ha dovuto puntualizzare più volte, durante il briefing quotidiano per la stampa a Bruxelles, che quello era solo un auspicio, perché non sta a von der Leyen decidere dello status di candidato all'adesione, e ci sono comunque le procedure da rispettare.

«La presidente ha parlato di una prospettiva, per un paese che rispetta e promuove i valori dell'articolo 2 del Trattato Ue. Ma c'è una procedura» per l'adesione. «Il 'fast track' di cui parla Zelensky non è una cosa che possa decidere la Commissione, non è nelle sue mani». Quando negozia con i paesi candidati, «la Commissione lavora sulla base di un mandato negoziale deciso dagli Stati membri, non si dà essa stessa un mandato», ha precisato Mamer.

Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha annunciato oggi a una Tv francese che quello sulla candidatura dell'Ucraina all'adesione «è un dibattito che, in ogni caso, si terrà» fra gli Stati membri, ricordando poi che l'Unione ha già «un accordo di associazione molto forte» con l'Ue. Poi, come per indicare una possibile alternativa all'adesione, meno complicata, Michel ha ricordato che quest'accordo potrebbe essere ancora rafforzato.

In reazione alla richiesta di Zelensky, Michel ha rilevato che sull'allargamento «ci sono diverse opinioni e sensibilità nell'Ue». In ogni caso, ha ricordato, l'Ucraina dovrebbe presentare una richiesta ufficiale per ottenere lo status di candidato, a cui deve seguire un parere formale della Commissione e un voto favorevole unanime degli Stati membri per avviare il negoziato d'adesione.

L'ipotesi di un «fast track» per l'Ucraina appare davvero poco probabile, vista l'enorme complessità della procedura, con passaggi successivi e il potere di veto che ciascuno Stato membro mantiene fino alla fine del processo negoziale. L'unica volta che la procedura per l'adesione è stata aggirata è stato all'inizio degli anni '90, quando si riuscì a fare entrare nella Comunità europea la ex Germania dell'Est, di cui però era chiaramente garante la Germania, appena riunificata.

L'Alto Rappresentante per la Politica Estera e di sicurezza comune europea, Josep Borrell, attivissimo nel promuovere le sanzioni internazionali contro la Russia e il sostegno Ue a Kiev, anche con l'invio di mezzi militari, ha replicato a sua volta in modo molto netto ai giornalisti che gli hanno chiesto che cosa pensi dell'allargamento all'Ucraina.

«Oggi non è all'ordine del giorno; credetemi dobbiamo fare cose più concrete», ha riposto Borrell ai giornalisti a margine della videoconferenza del Consiglio Ue Difesa, oggi a Bruxelles. «L'adesione - ha continuato Borrell - è per più tardi, tra molti anni ('a lot of years', ndr)» mentre noi oggi «dobbiamo fornire risposte per le prossime ore, non per i prossimi anni».

«L'Ucraina - ha detto ancora l'Alto Rappresentante - ha chiaramente una prospettiva Europea. Ma ora - ha sottolineato - dobbiamo combattere contro una aggressione. Il mondo non può accettare che un paese potente schiacci un suo vicino usando le sue capacità militari».

«Se lo consentiamo, è la legge della giungla, la legge del più forte: 'Sono più forte di te e ti uccido, ti impongo la mia legge'. Questo per noi europei è una minaccia esistenziale. Faremo tutto quello che possiamo per fermarla», ha concluso Borrell.