23 settembre 2019
Aggiornato 09:00
Gran Bretagna

Brexit, i sei scenari possibili

Il destino dell'accordo sulla Brexit raggiunto tra Gran Bretagna e Ue dopo oltre un anno e mezzo di negoziati è appeso un filo

Il Premier inglese, Theresa May
Il Premier inglese, Theresa May ANSA

LONDRA - Mentre Theresa May gira per l'Europa a caccia di «ulteriori rassicurazioni» sulla spinosa questione del confine irlandese, il destino dell'accordo sulla Brexit raggiunto tra Gran Bretagna e Ue dopo oltre un anno e mezzo di negoziati è appeso un filo. Il governo ha revocato il voto parlamentare previsto per oggi sull'intesa, evitando una cocente sconfitta, e non ha ancora fissato una data per il nuovo voto, limitandosi ad affermare che avverrà prima della scadenza ultima del 21 gennaio.

Ma cosa accadrebbe se l'accordo fosse respinto? La legge sul recesso dalla Ue, approvata dal parlamento di Londra a giugno, fissa alcuni paletti. Il governo dovrebbe preparare un nuovo piano d'azione entro 21 giorni e poi consentire un nuovo voto entro sette giorni di aula alla Camera dei Comuni. E' possibile però che il governo si muova più in fretta e che gli eventi politici cambino le carte in tavola. L'aula dei Comuni ha battuto il governo la scorsa settimana e si è affidata maggiori poteri nel proporre alternative al piano di azione dell'esecutivo. La Corte europea di giustizia ha stabilito che il Regno Unito potrebbe legalmente revocare unilateralmente l'articolo 50 dei Trattati Ue e cancellare la Brexit. Ma il governo ha ribadito il suo impegno a concludere il divorzio dall'Europa e una mossa di questo genere potrebbe avvenire solo a patto di uno stravolgimento dello scenario politico, con un secondo referendum o la caduta del governo. Se il parlamento respingerà l'accordo sulla Brexit, sono sei i percorsi più probabili.

No deal - Se non accade nulla, l'opzione di default sarebbe una Brexit senza accordo. C'è già una legge che afferma che il Regno unito lascerà la Ue il 29 marzo 2019 e in ogni caso i trattati Ue fissano il divorzio per quella data. Il governo dovrebbe far approvare delle norme per prepararsi a una Brexit non amichevole, ma non è strettamente necessario. Se i parlamentari non sono convinti di questo scenario potrebbe far pressione sul governo e arrivare al rimedio estremo di un voto di sfiducia.

Ampia rinegoziazione - Se il parlamento boccia l'accordo, il governo potrebbe proporre di rinegoziare. Non si tratterebbe di qualche modifica marginale per arrivare a un secondo voto. Ma la strada ora sembra meno praticabile, dopo il rinvio del voto di oggi e il viaggio May nel Continente alla ricerca di chiarimenti. Si tratterebbe di una rinegoziazione completa che richiederebbe probabilmente tempo e un'estensione dei due anni di trattative previsti dall'articolo 50 dei trattati Ue. Londra dovrebbe prima chiedere un'estensione, che andrebbe accettata all'unanimità dai Ventisette, poi dovrebbe modificate la legge sulla Brexit per cambiare la «data d'uscita», e portare la modifica in parlamento. Ma la Ue potrebbe anche rifiutarsi di riaprire il negoziato.

Elezioni anticipate - Theresa May potrebbe decidere di uscire dall'impasse convocando nuove elezioni in modo da ottenere un mandato politico sull'accordo raggiunto. Dovrebbe chiedere al parlamento elezioni anticipate e i due terzi del parlamentari dovrebbero votare sì. La prima data utile sarebbe 25 giorni lavorativi dopo il voto parlamentare. Anche in questo caso potrebbe venire chiesta un'estensione dei due anni previsti dall'articolo 50. Ma le elezioni potrebbero arrivare anche da un'altra strada.

Sfiducia - Se l'accordo verrà respinto l'opposizione potrebbe chiedere un voto formale di sfiducia. La stessa May potrebbe chiedere la fiducia per rafforzare la propria autorità. In base alle norme parlamentari britannici se il governo perde la fiducia del parlamento gli esiti sono vari. Se nessun governo, nè il governo in carica nè un eventuale governo alternativo, ottiene la fiducia entro 14 giorni, si va al voto anticipato, al più presto 25 giorni lavorativi dopo. Se invece il governo ottiene la fiducia entro i 14 giorni, magari facendo qualche concessione, tira avanti. Un'altra possibilità è un cambio di governo, di minoranza conservatore, di coalizione, di un altro partito: la politica sulla Brexit cambierebbe si tornerebbe alle varie opzioni.

Secondo referendum - Se il governo decidesse per un secondo referendum, sarebbe già troppo tardi perchè possa tenersi entro il 29 marzo prossimo. E non potrebbe essere automatico. La legge prevede che venga approvato un nuovo testo di legge per l'indizione della consultazione, le norme di voto e gli aventi diritto. Non va approvato d'urgenza perchè la commissione elettorale deve poter dire la sua sul quesito referendario. Una volta indetto il referendum, non è possibile votare subito. Serve un periodo di campagna referendaria. In tutto potrebbero volerci al minimo 22 settimane e si andrebbe ben oltre fine marzo.

Altre conseguenze - Oltre alle vicissitudini della Brexit, potrebbero esserci altri eventi politici. Ad esempio la leadership di Theresa May potrebbe essere sfidata dentro il suo stesso partito conservatore. Se 48 deputati Tory scrivono al presidente del gruppo parlamentare si terrebbe un voto di sfiducia su May tra i deputati conservatori. Potrebbe perciò cambiare il leader del partito e di conseguenza il premier. Ma anch'egli si troverebbe davanti alle stesse opzioni.