23 marzo 2019
Aggiornato 16:00
Brexit

Brexit, Theresa May vince la prima battaglia ma rischia la sfiducia

Il partito dei Tories è diviso e l'approvazione in Parlamento a questo punto diventa difficile

La premier britannica Theresa May
La premier britannica Theresa May

LONDRA - «Questo accordo, nessun accordo o nessuna Brexit": così la premier britannica Theresa May ha definito la decisione del suo governo di dare il via libera alla bozza di accordo con l'Ue, una decisione arrivata al termine di una riunione durata cinque ore e con un esecutivo tutt'altro che unanime: stando ad alcune fonti, undici ministri su 29 si sono espressi contro. Lasciando da parte il riferimento al «nessuna Brexit» che sembra - a detta di alcuni dirigenti laburisti - tenere aperta la porta all'ipotesi eventuale di un secondo referendum (ma è più probabilmente un avvertimento all'opposizione interna), per May si apre ora una battaglia parlamentare in cui il suo esecutivo potrebbe dover affrontare una mozione di sfiducia, in una nuova lotta tutta interna ai Tories. 

Mozione di sfiducia?
I principali esponenti dell'hard Brexit hanno criticato immediatamente l'accordo prima ancora di conoscerne il contenuto: Nigel Farage, ex leader dell'Ukip e uno dei principali promotori del referendum sulla Brexit, ha invitato ogni membro del governo «che sia un vero 'Brexiter' a dare le dimissioni», aggiungendo che «questo è il peggior accordo della storia». May ha incassato il sostegno del presidente del partito, Brandon Lewis, ma il dubbio è se arriveranno o meno le 48 firme necessarie per dare il via ad una mozione di sfiducia e se tale mozione riguarderà un esecutivo uscito indenne dalla riunione di gabinetto: secondo alcune voci, è possibile infatti che vi siano delle defezioni anche importanti già nelle prossime ore.

La lotta interna ai Tories
A rendere al momento prudente la fronda Tory è il fatto che, in caso di fallimento, non sarebbe possibile presentare un'altra mozione prima di un anno. Stando ad altre fonti lo scopo non sarebbe tanto quello di far cadere May, quanto di dimostrare che l'unico modo in cui l'accordo può superare lo scoglio parlamentare è con il pieno sostegno dell'opposizione laburista, ancora divisa sull'opportunità della Brexit e che per bocca del leader Jeremy Corbym hanno già preannunciato un voto contrario all'intesa. Da parte europea, consumata nel pomeriggio la lunga attesa degli ambasciatori senza alcun risultato, dopo il via libera di Londra ha parlato il caponegoziatore Michel Barnier, il quale ha parlato di «passi decisivi» verso un'intesa definitiva e ha invitato le parti in causa - compreso dunque il Parlamento britannico - a «prendersi le proprie responsabilità».