13 dicembre 2018
Aggiornato 06:30

Tokyo prudente su annunci Kim Jong Un, Abe: davvero disarmerà?

Kim, parlando al Comitato centrale del Partito dei lavoratori coreani, ha dichiarato che da oggi lo stop dei test nucleari e dei lanci di missili balistici intercontinentali
Donald Trump con il Premier giapponese, Shinzo Abe
Donald Trump con il Premier giapponese, Shinzo Abe (ANSA)

TOKYO - Il Giappone mantiene una posizione prudente, se non scettica, sul processo di disgelo avviato nella Penisola coreana che avrà il suo culmine nel summit intercoreano della prossima settimana e forse in uno storico vertice tra il leader nordcoreano Kim Jong Un e il presidente Usa Donald Trump tra fine maggio e inizio giugno. Reagendo all'annuncio da parte di Kim dello stop ai test nucleari e missilistici a lungo raggio, il primo ministro Shonzo Abe ha messo in dubbio che questo possa portare a una «completa, verificabile e irreversibile» denuclearizzazione di Pyongyang.

Kim, parlando al Comitato centrale del Partito dei lavoratori coreani, ha dichiarato che da oggi lo stop dei test nucleari e dei lanci di missili balistici intercontinentali. Inoltre ha detto che verrà chiuso il sito dei test nucleari di Punggye-ri, senza tuttavia annunciare lo smantellamento dell'arsenale nucleare, ma anzi precisando che «il lavoro per installare testate nucleari sui missili balistici è terminato».

L'annuncio nordcoreano è stato accolto con un certo entusiasmo a livello internazionale. Trump ha parlato di un «grande progresso», la Corea del Sud gli ha fatto eco, l'Unione europea ha definito l'annuncio una «tappa positiva verso la denuclearizzazione».
A frenare è rimasta, insomma, solo Tokyo. «Vorrei salutare queste mosse positive, ma mi chiedo se porteranno a un completo, verificabile e irreversibile smantellamento del suo arsenale nucleare, delle atrmi di distruzione di massa e dei missili», ha commentato il capo del governo nipponico parlando con i giornalisti. «Voglio osservare da vicino gli sviluppi».

Il disarmo «completo, verificabile e irreversibile» è la formula con la quale ritualmente Tokyo e Washington definiscono il loro obiettivo nei confronti della crisi nucleare e missilistica nordcoreana. Il fatto che venga rievocata da Abe, che ha incontrato pochi giorni fa Trump a Mar-a-Lago, sembra essere anche un richiamo a un maggior realismo rispetto all'alleato americano.

Da un lato il sospetto giapponese è che Kim Jong Un stia cercando di approfittare della contingenza internazionale, con Trump più concentrato sul Medio Oriente e sui suoi problemi interni, per alleggerire la pressione economica sul paese. Dall'altro Tokyo teme che Trump possa o concedere troppo, nell'ansia di passare alla storia, o non arrivare a risultati e decidere quindi di accelerare un'escalation militare dagli esiti imprevedibili, in particolare per un paese, come il Giappone, che si trova in prima linea.

Non a caso il Giappone ha immediatamente sottolineato ciò che manca nell'annuncio di Kim Jong Un: lo stop ai lanci a breve e medio raggio. «Noi non possiamo essere soddisfatti», ha dichiarato ai giornalisti Itsunori Onodera, che ha sostenuto che la Corea del Nord non ha menzionato «l'abbandono dei missili balistici di breve e media gittata».