Esteri | Crisi mediorientale

Libano e mistero Hariri, i principali sviluppi dopo dimissioni

Dopo 12 giorni di speculazioni Parigi dice che arriverà in Francia. Ecco i principali sviluppi della sempre oscura vicenda dopo le dimissioni di Hariri che è anche cittadino saudita

Emmanuel Macron invita il premier libanese dimissionario Saad Hariri e la famiglia in Francia
Emmanuel Macron invita il premier libanese dimissionario Saad Hariri e la famiglia in Francia (ANSA)

Le dimissioni shock del premier libanese annunciate dalla capitale saudita Riad lo scorso 4 novembre sono al centro di una fitta rete di contatti diplomatici per venire a capo di un mistero che rischia di destabilizzare i già precari equilibri in Libano e in tutta la regione. Da allora, infatti, la libertà di movimento di Saad Hariri è stata oggetto di intense speculazioni. Oggi da Ria la rassicurazione: «può partire quando vuole», mentre Parigi fa sapere che a breve il premier libanese arriverà in Francia. Ecco i principali sviluppi della sempre oscura vicenda dopo le dimissioni di Hariri che è anche cittadino saudita.

ANNUNCIO DIMISSIONI - Il 4 novembre Saad Hariri, che si era recato il giorno prima in Arabia Saudita su pressante invito di Riad, ha annunciato le sue dimissioni. Lo ha fatto dalla capitale saudita, con una dichiarazione trasmessa dalla tv satellitare al Arabiya di proprietà saudita, ignorando il canale televisivo proprietà del suo partito, «Future».

ATTACCO A MILIZIA SCIITA HEZBOLLAH - Assieme all'annuncio della decisione di lasciare l'incarico alla guida del governo di Beirut, Hariri ha lanciato dure accuse agli Hezbollah, partner nel suo esecutivo ma anche forte alleato dell'Iran, potenza regionale rivale della monarchia saudita. Hariri ha in particolare detto che il Partito di Dio ha «messo il cappio» sul Libano, aggiungendo di temere per la sua stessa vita. Ha inoltre accusato Teheran di avere creato con le milizie Hezbollah «uno Stato dentro lo Stato». Accuse subito bollate dalla Repubblica Islamica iraniane come «infondate».

REAZIONE DEL PARTITO DI DIO - All'indomani delle dimissioni, il leader di Hezbollah, lo sceicco Hassan Nasrallah, ha accusato l'Arabia Saudita di aver costretto Hariri a fare il passo, poiché l'annuncio è coinciso con l'arresto di decine di principi, ministri e uomini d'affari di primo piano, in una epurazione senza precedenti i cui contorni non sono ancora chiari.

MOVIMENTI DI HARIRI - Il 7 novembre, il primo ministro dimissionario è stato ricevuto dal sovrano saudita Salman bin Abdulaziz. Il giorno seguente è stato in visita ad Abu Dhabi, dove l'uomo forte degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al-Nahyan, gli ha assicurato il «sostegno» del suo Paese di fronte a non meglio precisate «interferenze regionali».

PREOCCUPAZIONE SU DESTINO PREMIER E SICUREZZA LIBANO - Il 10 novembre, il presidente della Repubblica libanese, il cristiano Michel Aoun, eletto nel 2016 grazie al sostegno di Hezbollah, esprime la sua «preoccupazione» per il destino di Hariri, arrivando a sospettare che il premier dimissionario sia costretto a rimanere a Riad. Da parte sua, il leader di Hezbollah ha accusato apertamente l'Arabia Saudita di tenere agli «arresti» il capo di un governo straniero oltre ad aver chiesto a Israele, il nemico giurato del movimento sciita, di lanciare un'offensiva militare in Libano.

INCERTEZZA SU RITORNO IN PATRIA - Il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha dichiarato nei giorni scorsi che, che per sua «conoscenza», Hariri è libero di muoversi. Il 12 del mese in corso, Aoun ha denunciato «le circostanze oscure» in cui Hariri «vive a Riad». Sospetto che ha indotto Saad Hariri ad annunciare il rientro in patria «molto presto» in una intervista alla «sua» emittente televisiva «Future» realizzata da un inviato nella sua casa a Riad. «Sono libero qui, se voglio viaggiare domani, parto»; «Ho scritto le mie dimissioni con la mia mano e volevo provocare uno shock positivo», ha detto il premier.

PATRIARCA LIBANO PER LA PRIMA VOLTA IN ARABIA - Due giorni dopo, il patriarca maronita, il cardinale Beshara Rai, si è recato a Riad per una visita storica in Arabia Saudita. La guida religiosa dei cristiani libanesi ès tata ricevuta da re Salman e ha incontrato lo stesso Hariri. «Sono convinto dalle ragioni delle sue dimissioni», ha affermato prima di confermare anche lui che il premier dimissionario «Tornerà in Libano il prima possibile».

ATTIVISMO DI PARIGI - Il presidente francese Emmanuel Macron, che aveva fatto visita lampo il 9 novembre a Riad per incontrare il principe ereditario, ha ribadito il suo «desiderio che Saad Hariri possa andare in Libano come ha annunciato». Lo ha fatto durante un'intervista a Parigi con il ministro degli Esteri libanese Gebrane Bassil.

BEIRUT INCALZA - Il 15 novembre, Michel Aoun ha accusato apertamente l'Arabia Saudita di trattenere Hariri: «Quindi lo consideriamo prigioniero e detenuto (...)», ha affermato, precisando di volere «prove e rassicurazioni che sta bene». «Ritornerò, se Dio vuole, al mio caro Libano come le ho promesso», è il tweet postato da Hariri in risposta alle preoccupazioni del presidente Aoun. Alla fine della giornata, Emmanuel Macron ha annunciato di aver «invitato» Saad Hariri a venire «con la sua famiglia» in Francia.

PARIGI: ARRIVERÀ IN FRANCIA - E' di oggi invece la notizia che il premier libanese dimissionario «ha accettato l'invito» del presidente francese Emmanuel Macron a recarsi in Francia, come ha detto da Riad il capo della diplomazia francese, Jean-Yves Le Drian. Il quale tuttavia ha precisato che la data del suo arrivo sarà decisa dallo stesso Hariri. Lo stesso Le Drian ha voluto puntualizzare che principe ereditario Mohammed bin Salman è stato informato dell'accettazione di questo invito. Il ministro degli Esteri saudita Adel al Jubeir ha detto che Hariri "è libero di partire quando vuole" e che spetta a lui decidere sul suo ritorno in Libano.