25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00
Referendum catalano

Referendum Catalogna, alta tensione: scontri e spari ai seggi. Almeno 40 feriti

In Catalogna la tensione è alle stelle. Nonostante il divieto di Madrid, gli indipendentisti stanno andando a votare e i Mossos si sono schierati dalla loro parte

In Catalogna la tensione è alle stelle nel giorno del referendum.
In Catalogna la tensione è alle stelle nel giorno del referendum. ANSA

BARCELLONA - Tensione alle stelle in Catalogna, dove si vota per il referendum sull'autodeterminazione. Nonostante la decisione di Madrid di sigillare i seggi e allontanare la folla, tafferugli sono scoppiati tra agenti e indipendentisti in alcuni collegi elettorali, dove la Polizia nazionale e la Guardia civile hanno fatto irruzione dopo avere constatato la passività dei Mossos. Gli agenti hanno anche sparato proiettili di gomma. Almeno 40 i feriti. «Dai tempi del franchismo non si vedeva una repressione, una violenza di Stato come quella esercitata oggi» contro gli indipendentisti, ha commentato il portavoce del governo regionale Jordi Turull, spiegando che nonostante l'intervento della polizia, il 73% dei seggi è rimasto aperto e sta funzionando regolarmente. Intanto, il presidente del governo catalano Carles Puigdemont ha votato a Cornellà de Terri, a Girona, in un seggio diverso da quello inizialmente previsto. Lunghe file si erano formate già alle prime ore del mattino davanti ad alcuni seggi, nonostate il clima poco favorevole e il divieto di Madrid. Alcune persone, a Girona e a Barcellona, hanno sbarrato gli ingressi alle stazioni di voto, talune anche sdraiandosi a terra, nel tentativo di impedire l'ingresso alle forze di polizia. Una signora anziana è rimasta ferita durante l'intervento degli agenti nel quartiere di Roquetes a Barcellona: ma sarebbero almeno 40 i feriti per le cariche della polizia nelle diverse aree della Catalogna.

Gli indipendentisti non si fermano
A Girona, la Guardia civile spagnola ha sfondato a martellate l'ingresso di una scuola a Sant Julia de Ramis, dov'era stato allestito il seggio in cui avrebbe dovuto votare Puigdemont. Gli agenti hanno allontano la stampa e alcuni cittadini che avrebbero voluto entrare al seggio. Gli indipendentisti all'interno hanno fronteggiato gli agenti, senza venirne a contatto, scandendo lo slogan «Voterem». Puigdemont ha quindi votato a Cornellà de Terri, in virtù della decisione presa dal governo catalano poco prima dell'apertura delle urne - alle 9 - di consentire il voto in qualunque seggio, presentando un documento di riconoscimento. Agenti in assetto antisommossa della Polizia Nazionale si sono dispiegati anche davanti all'ingresso del Collegio Infant Jesús di Barcellona, dove dovrebbe votare l'ex presidente della Generalitat, Artur Mas.

Madrid: Referendum illegale e irresponsabile
In alcuni seggi la polizia ha sequestrato e portato via le urne. Un provvedimento, ha spiegato il ministro dell'Interno Juan Ignacio Zoido, citato dal quotidiano La Vanguardia, che si è reso necessario per «fare rispettare il mandato legale e la legalità prima dello svolgimento di un referendum illegale». I Mossos, da parte loro, si sono recati alle urne come era stato loro ordinato, ma non hanno impedito le operazioni di voto e l'accesso agli indipendentisti. Una passività che non è piaciuta al governo di Madrid. La polizia nazionale spagnola e la Guardia Civile «sono dovute intervenire» ai seggi per il referendum sull'indipendenza della Catalogna perché «i Mossos hanno anteposto criteri politici a quelli professionali», ha detto il prefetto, Enric Millo. Il referendum, ha spiegato, «non ha nulla a che fare con un'elezione rigorosa... è irresponsabile».

Podemos: Mi ripugna quello che ci stanno facendo
«Siamo stati costretti a fare ciò che non volevamo fare», ha aggiunto Millo. Le sue «dimissioni immediate» sono state richieste dal portavoce del governo catalano Turull, che lo ha indicato come «responsabile diretto» della «violenza di Stato» compiuta nei seggi . «Un presidente di un governo codardo ha inondato di polizia la nostra città. Barcellona città di pace, non ha paura», ha protestato con un messaggio su Twitter il sindaco di Barcellona, Ada Colau, che ha richiesto «le dimissioni» del primo ministro Mariano Rajoy. Da parte sua, il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha commentato sui social network: «Mi ripugna quello che ci stanno facendo. Manganelli e anziani travolti. Quanto sta facendo il Partito Popolare alla nostra democrazia mi ripugna. Sono corrotti, ipocriti, inutili».