29 marzo 2020
Aggiornato 14:00
Immigrazione e Libia

Hotspot in Libia, Macron ripropone un'idea già vista e sentita. E molto difficile da realizzare

Ha innescato un'ondata di polemiche l'intenzione - poi rimandata a dopo l'estate - annunciata da Emmanuel Macron di aprire hotspot in Libia. Un'idea che così nuova e originale non è, e soprattutto che è di difficile realizzazione

PARIGI - L'intesa sotto patrocinio francese siglata tra il premier libico Fayez al Sarraj e il generale Haftar - che ha ufficialmente scalzato l'Italia dal suo ruolo di leader nella gestione della crisi libica - ha scatenato letteralmente una valanga di reazioni, mosse e contromosse che rendono, se possibile, ancora più incomprensibile il caos nordafricano. Prima, Paolo Gentiloni annuncia in pompa magna - forse nel disperato tentativo di recuperare un po' di autorevolezza a livello internazionale - che il premier libico ha chiesto a Roma di inviare nelle proprie acque navi italiane; poi, Sarraj smentisce categoricamente le parole del collega europeo, ma intanto i media italiani parlano già di imbarcazioni pronte ad entrare nelle acque di Tripoli. Prima Emmanuel Macron annuncia la creazione di hotspot in Libia per diminuire la pressione migratoria sull'Europa, poi, dopo aver sentito i colleghi italiani, fa marcia indietro, seppur parziale, rimandando tutto a dopo l'estate.

L'annuncio degli hotspot in Libia scatena il caos
Solo dopo la fine della bella stagione, sostiene infatti l'Eliseo, si potrà verificare la fattibilità del progetto sulla base della sicurezza del Paese nordafricano. Parigi ha poi voluto specificare di non aver mai avuto l'intenzione di emarginare alcun partner europeo, in particolare l'Italia, nella gestione della crisi libica, ma, naturalmente, la proposta sugli hotspot ha lasciato a bocca aperta il premier Paolo Gentiloni, che solo qualche ora prima aveva cercato di convincere l'opinione pubblica che il ruolo dell'Italia in Libia rimarrà di prima fila. Così, il premier italiano ha sottolineato che «noi stiamo alla nostra agenda», che prevede di «rafforzare la capacità di controllo delle autorità locali. Tutte le iniziative di altri Paesi europei che sostengano questa agenda sono benvenuti», ha aggiunto. Ma soprattutto, il presidente del Consiglio ha rivendicato che l'Italia è stata «il Paese più impegnato a promuovere la stabilizzazione della Libia». Un messaggio chiaro a Parigi, che non a caso per il momento sembra aver fatto un passo indietro.

L'ostacolo più grande: la sicurezza
Tutto da capire, però, come la Francia pensi di realizzare gli hotspot in Libia, progetto di cui, pur in diverse forme, anche in passato si è parlato a lungo, salvo poi finire abbandonato per la sostanziale infattibilità della cosa. Il primo ostacolo è esattamente quello indicato da Emmanuel Macron nella parziale smentita della proposta iniziale: la sicurezza. Sebbene a seguito dell'incontro tra Sarraj e Haftar le dichiarazioni rilasciate siano state positive, è molto difficile che l'intesa raggiunta a parole si traduca nei fatti, e, ammesso che ciò accada, che possa condurre in tempi brevi a una risoluzione del conflitto. Al contrario, quello che si prospetta in Libia, di qui ai prossimi mesi, è uno scenario particolarmente instabile, aggravato dal flusso migratorio provieniente dall'Africa sub-sahariana che non accenna a placarsi.

Difesa del personale
Stabilire degli hotspot in terra libica, una terra, lo ricordiamo, fortemente insicura e martoriata da anni di guerra civile e terrorismo, significa necessariamente dover inviare sul posto personale europeo per la verifica e la composizione delle commissioni di valutazione, a cui naturalmente dovrà essere garantita adeguata protezione. La prima domanda che sorge è chi la fornirà, se personale militare libico - non sempre all'altezza e non sempre affidabile - o forze di sicurezza internazionale, circostanza preferibile ma che implicherebbe stivali stranieri sul suolo di Tripoli. Quest'ultima ipotesi dovrà ottenere l'assenso del governo libico, che però già in passato ha escluso la prospettiva.

Diritti umani
C'è da aggiungere che l'operazione dovrebbe essere attentamente sorvegliata dagli organismi internazionali competenti anche in tema di diritti umani, visto che i centri in Libia gestiti dal governo centrale in cui stazionano i migranti sono notoriamente i campi di concentramento del XXI secolo, dove chi transita spesso subisce torture e abusi e le condizioni igienico-sanitarie sono disperate. L'Unicef li ha di recente definiti «campi di lavoro forzato e prigioni improvvisate».

Campi di 'intrattenimento' in Libia? La Germania ha già detto no
Senza contare che, come già accennato in precedenza, la Francia non propone nulla di nuovo: anche nell'intesa siglata tra Roma e Tripoli lo scorso marzo – prima che l'Italia venisse «detronizzata» dai vicini d'Oltralpe – si contemplava la realizzazione di «campi di intrattenimento», supervisionati dalle organizzazioni umanitarie e l’Uhncr, per bloccare i migranti. Ipotesi peraltro in seguito esclusa dalla stessa Germania, perché considerata poco realizzabile e troppo poco sicura per i migranti stessi: «Si deve prestare attenzione alla situazione sul terreno in Nord Africa» aveva detto il vicecancelliere Sigmar Gabriel in una conferenza stampa tenuta a fianco del capo dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat. «Mi sento di dire che la Germania non permetterà l’istituzione di campi di identificazione in Libia. Non è questo l’approccio politico che la Germania e l’Unione Europea intendono approntare» ha poi continuato il Ministro degli Esteri tedesco. «Quello che stiamo cercando è invece un sistema per stabilizzare tutto il continente» aveva poi concluso Gabriel.

Nodo Africa
Il punto nodale è proprio questo: la Libia è solo la punta più visibile dell'iceberg. La vera questione riguarda tutti quei Paesi dell'Africa sub-sahariana da cui partono ogni giorno masse di disperati, che vengono poi etichettati dall'Ue come «migranti economici», e quindi non in diritto di ottenere l'asilo. A quel livello è necessario agire, ma ogni intervento richiederà, oltre che investimenti molto più generosi e efficaci di quelli fatti fino ad ora, anche molto tempo per vedere i primi risultati. Nel frattempo?

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