12 novembre 2019
Aggiornato 01:01
Crisi del Donbass

Putin stoppa i separatisti della Piccola Russia. Ucraina nuovamente a un passo dalla guerra civile?

L'esplosione dell'impero sovietico continua ad essere una spina nel fianco non solo della Russia ma del mondo, perché i conflitti etnici, religiosi e politici rischiano di ricreare una situazione balcanica a pochi passi dall'Europa

Vladimir Putin stoppa i separatisti della Piccola Russia.
Vladimir Putin stoppa i separatisti della Piccola Russia. ANSA

MOSCA - Pesanti nubi di guerra si ammassano sui cieli dell'Ucraina. Dopo mesi di relativa tranquillità, ma non di pace perché gli scontri a bassa intensità non sono mai mancati, si potrebbe riaccendere la miccia che porta al conflitto nell’est Europa, sopito da tempo sui media occidentali, ma ben presente sul campo, anche se con una forma edulcorata dall’oblio e dall’assuefazione. L'esplosione dell'impero sovietico continua ad essere una spina nel fianco non solo della Russia ma del mondo, perché i conflitti etnici, religiosi e politici rischiano di ricreare una situazione balcanica a pochi passi dall'Europa.

La Piccola Russia che non piace a Putin
La bomba però potrebbe essere disinnescata da Vladimir Putin che ha mal digerito la proclamazione della Piccola Russia, fatta dai separatisti ucraini del Donbass, per voce del capo della della Repubblica popolare del Donetz, Alexander Zacharcenko. Le repubbliche popolari di Donetz e Lugansk furono auto proclamate nel settembre del 2014 a seguito dell’insurrezione filo russa e in opposizione al governo Ucraino, che aveva dato vita a un movimento reazionario filo atlantista. Una provocazione che rischiò di portare le basi Nato a pochi passi dal confine con la Russia. Seguì una guerra civile che ha lasciato sul campo novemila morti, e moltitudini di sfollati. Gli accordi di Minsk, seguiti alla fase cruenta del conflitto, sono fortemente disattesi al momento: il governo di Kiev non vuole procedere verso la federazione del paese; Mosca garantisce la tenuta del cessate il fuoco, ma capita che qualche scaramuccia porti sul baratro di una ripresa cruenta del conflitto. Gli altri soggetti, Europa e Usa in primis, fomentano il conflitto del tentativo di indebolire la Russia e Putin.

La propaganda di Alexander Zacharcenko
La scelta di Alexander Zacharcenko ha un chiaro scopo propagandistico perché non è una dichiarazione di indipendenza, bensì è simile ad un appello ad un di nuovo stato federale ucraino, qualcosa che potrebbe perfino rientrare nel solco degli accordi di Minsk. Ma che non conviene a nessuno. Un nuovo stato che dovrebbe sostituire, per i proponenti, della ex le zone della "ex" Ucraina, che prenderebbero il nome di Piccola Russia. Secondo i capi della Repubblica del Donetz ci vorrà in ogni caso una ratifica successiva ad un referendum popolare. Ma l’ipotesi che alcune regioni ucraine possano seguire questo tipo di scelta, estremamente pericolosa, è molto improbabile. Scatenerebbe conflitti sopiti non solo militari sul campo, ma anche politico economici tra la Russia di Putin e l’asse atlantico. Come noto la Russia paga ancora l prezzo dell’embargo economico che attanaglia le sue esportazioni, nonché quelle degli imprenditori italiani, soprattutto del comparto alimentare.

Verso un passo indietro?
L’altra repubblica del Donetz, quella del Lugansk, non ha seguito l’iniziativa di Alexander Zacharcenko. Probabilmente su consiglio dei diplomatici russi, che su indicazione di Vladimir Putin hanno manifestato profondo fastidio per un’iniziativa che non era concordata. La reazione della Germania, come prevedibile, è stata netta: un portavoce di Angela Merkel ha definito la creazione della Piccola Russia «inaccettabile», ed ha aggiunto di aspettarsi che «la Russia condanni immediatamente questa iniziativa e affermi di non rispettarla e non condividerla.» Sulla stessa lunghezza d’onda il tono che giunge dal governo francese: «Invitiamo la Russia a condannare l’azione che viola gli accordi di Minsk. Putin deve aumentare i suoi sforzi per porre fine al conflitto.» Putin sia per considerazioni nel merito, che economico diplomatiche ha sempre sostenuto che un’altra soluzione stile Crimea è impensabile. Di fatto rispondendo in anticipo alle critiche che piovono da occidente.