12 dicembre 2019
Aggiornato 10:00

Regno Unito al voto: tra terrorismo, Brexit e sanità May tallonata da Corbyn

Con un calcolo pragmatico la leader dei conservatori ha puntato a trasformare il dominio Tory nei sondaggi in una maggioranza altrettanto solida in Parlamento, dove il partito aveva un vantaggio di soli 17 seggi su 650. Ci riuscirà?

LONDRA - Oggi è il grande giorno del voto nel Regno Unito: la vittoria dei conservatori è data per probabile, o almeno così pare stando a sentire le previsioni politiche, anche se, preannunciano i bookmaker, il distacco tra i due principali partiti, i conservatori di May e i labour di Corbyn, nei sondaggi varia da 12 punti percentuali a uno. I sondaggisti, che godono ormai di pessima reputazione dopo i clamorosi errori delle legislative del 2015 e del referendum sulla Brexit, dichiarano dunque che i Tories vinceranno senza ombra di dubbio, ma a seconda del metodo utilizzato danno al partito di May una maggioranza di 50 seggi o di nessun seggio. Il che non rappresenta una grande certezza... I Tories, comunque, tremano perché con i numeri che circolano e le particolarità del sistema elettorale uninominale è alto il rischio di un «hung Parliament», un Parlamento senza maggioranza. Quel che è certo è che la premier Theresa May ha lasciato tutti di stucco quando il 18 aprile scorso ha annunciato il voto anticipato, che fino ad allora aveva sempre escluso. Con un calcolo pragmatico la leader dei conservatori ha puntato a trasformare il dominio Tory nei sondaggi in una maggioranza altrettanto solida in Parlamento, dove il partito aveva un vantaggio di soli 17 seggi su 650. Vedremo se ci riuscirà...

Uscire da Ue con le mani libere
Il suo scopo finale è arrivare al negoziato per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea con un sostegno forte e le mani libere, ma il cammino non sembra affatto sgombro da pericoli. «Le aspettative dei sondaggi sono estremamente divergenti» sintetizza John Curtice, professore di politica della Strathclyde University in Scozia. L'esito del voto dipende dalla partecipazione dei giovani, che sostengono a stragrande maggioranza i laburisti. Il professore dell’University of London Eric Kaufmann concorda, ma nota che tradizionalmente l’affluenza dei giovani alle urne britanniche è bassa. «Non c’è motivo per cui debba crescere» ha detto. «Io sto con i sondaggi generali che dicono che i Tories aumenteranno la loro maggioranza di circa 25 seggi… Una buona maggioranza, non tanto alta quanto si pensava a un certo punto, ma abbastanza solida».

May sta perdendo sulle questioni sociali
Un momento particolarmente teso questo per la Gran Bretagna, che ha affrontato la campagna elettorale sotto gli scossoni di ben due attacchi terroristici. May fatica a ridare lustro al suo messaggio di leader «forte e stabile», in grado di combattere a Bruxelles, dove i colloqui formali sulla Brexit inizieranno il 19 giugno. «Se si sbaglia quel negoziato le conseguenze saranno tremende» ha ripetuto ancora in questi giorni. Ma il terreno aveva cominciato a cedere sotto i suoi piedi già quando il dibattito elettorale si era spostato dalla Brexit alla politica interna, alle questioni sociali, alla sicurezza, sulle quali Corbyn si è rivelato più forte e influente. Corbyn continua a essere percepito come un leader improbabile – ha dovuto sventare più di una rivolta interna – ma durante la campagna ha preso fiducia e slancio e i suoi comizi attraggono regolarmente grandi folle entusiaste, un po’ com'è stato con Bernie Sanders, lo sfidante democratico di Hillary Clinton per la Casa Bianca.

La brutta figuraccia della "dementia tax"
Socialista di lungo corso, Corbyn ha puntato molto in campagna elettorale sulla difesa del servizio sanitario nazionale (NHS), istituzione amatissima dai britannici. «I conservatori hanno passato gli ultimi sette anni a distruggere l’NHS, la nostra istituzione nazionale più orgogliosa. Il nostro NHS non può reggere altri cinque anni senza fondi, senza personale e in balia delle privatizzazioni» ha detto il leader labour. La decisione dei Tories che hanno infilato nel loro programma elettorale una proposta per far pagare le cure sanitarie agli anziani sono state una mazzata per la May. I tabloid hanno subito soprannominato la manovra «dementia tax», la «tassa sulla demenza»: i pensionati britannici, lo zoccolo duro dell’elettorato conservatore, fuor di metafora hanno cominciato ad augurarsi una morte rapida per evitare di pagare i costi legati alle cure necessarie per chi soffre di malattie croniche. La protesta è stata così accesa che Theresa May è stata costretta a ritirare la proposta, guadagnandosi l’etichetta di leader inaffidabile. Un motivetto ska a lei dedicato, «Liar, liar, liar» (bugiarda, bugiarda, bugiarda) ha scalato le classifiche musicali nazionali.

E la sicurezza?
Corbyn ha saputo anche trovare un altro appiglio per attaccare May sulla sicurezza, un campo sul quale i conservatori sono tradizionalmente più forti dei laburisti. Dopo gli attacchi jihadisti di Manchester e Londra, Corbyn l’ha attaccata per aver tagliato gli organici della polizia quando era ministro degli Interni e ha promesso di assumere più poliziotti di quartiere, in modo da creare una protezione contro il jihadismo fin dalle basi. Basteranno queste argomentazioni per farla politicamente fuori? Probabilmente no, ma rappresentano comunque un campanello d'allarme da non sottovalutare affatto.