5 luglio 2020
Aggiornato 01:30
Dove va il Front national?

Frexit adieu: Marine Le Pen recepisce (e rilancia)

Le riflessioni sul complicato post-ballottaggio di Francia avevano ventilato se non un drastico cambio di verso di Marine Le Pen, rispetto al dossier euro e Frexit, per lo meno un abbassamento dei toni su questi temi in vista delle Politiche di metà giugno

PARIGI - Le riflessioni sul complicato post-ballottaggio di Francia avevano ventilato se non un drastico «cambio di verso» di Marine Le Pen, rispetto al dossier euro e Frexit, per lo meno un abbassamento dei toni su questi temi in vista delle Politiche di metà giugno. Adesso la conferma di questo cambio di paradigma è arrivata direttamente dallo sherpa economico del Front National: «Non ci sarà la Frexit. Abbiamo preso nota del messaggio che ci hanno dato i francesi». Con queste parole, consegnate al Telegraph, Bernard Monot ha ufficializzato ciò che l'ala conservatrice del partito aveva più volte manifestato alla leader: il ceto medio transalpino, ancora elettoralmente pesante e composto da tanti piccoli industriali, non se la sente di copiare il «modello Brexit» degli inglesi. Nessuna «conversione» eurista da parte del movimento sovranista, ovviamente. Si tratta di riposizionamento pragmatico (in corso d'opera) per un partito che ha già convinto più del 30% dei francesi e che non intende accontentarsi del ruolo di partito di opposizione a vita: «Continuo a pensare che la moneta unica non sia tecnicamente sostenibile, ma non ha alcun senso per noi insistere con ostinazione – ha spiegato ancora Monot. D’ora in poi la nostra politica sarà quella di rinegoziare i trattati Ue perché ci consentano un maggiore controllo sul nostro bilancio e sulla regolamentazione bancaria».

Centrali sono altri temi
Lo stop alla campagna no-euro è frutto di un'attenta analisi dei risultati e dei perché il Fn non sia riuscito a superare la quota «40», quella che avrebbe segnato una soglia psicologica tale da gettare il governo Macron fin da subito nel panico. Secondo diversi esponenti frontisti la tesi dell'uscita dall'euro non solo non ha convinto il grosso dell'elettorato (inclusa, come dicevamo, la borghesia repubblicana «solidale» con il programma storico del Fn) ma ha annacquato i temi fondamentali del partito come immigrazione, stop all'islamizzazione e ordine sociale. Marine Le Pen stessa ha riconosciuto che il paese non era pronto per lo shock della rivoluzione monetaria: «Sono ben consapevole che il tema dell’euro ha gravemente sconvolto i francesi, quasi fino al punto dell’irrazionalità. Dovremo tenerne conto, discuterne, e rifletterci sopra». Detto, fatto.

E Macron vola nei sondaggi
Intanto, però, il presidente Macron sta sfruttando al meglio i primi giorni all'Eliseo, con tutta l'attenzione concentrata su di lui e sul suo governo «di responsabilità» (o «acchiappatutti», secondo la lettura del Diario). La sua strategia, almeno secondo i sondaggi, sta pagando: l'ultima rilevazione realizzata dalla società Elabe, pubblicata il giovedì 25 maggio, registra il suo partito in testa alle elezioni parlamentari del giugno prossimo: La République en Marche! assieme agli alleati del partito centrista Movimento democratico (MoDem) raccoglierebbe al primo turno dell'11 giugno il 33 per cento delle intenzioni di voto, sopravanzando di ben 13 punti percentuali la coalizione di centro-destra costituita da I Repubblicani (Lr, destra ex-Ump) e dai centristi dell'Udi, accreditati del 20 per cento dei voti ed a loro volta tallonati dal Front national di Marine Le Pen con il 19 per cento delle preferenze.

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