18 giugno 2019
Aggiornato 16:30
Frexit tutt'altro che remota

Le Pen anti-establishment, Macron l'uomo del sistema: in Francia si decide anche il destino della Ue

Le presidenziali si configurano come un nuovo esame per l’Ue dopo il voto per la Brexit dato che l'asse dello scontro Oltralpe non è più destra-sinistra, ma patrioti contro euro-progressisti

PARIGI - Se lo spettro della paura e del terrorismo si è incarnato nuovamente sotto i colpi di mitra, a poche ore dall'esito del voto la partita per l'Eliseo resta sugli stessi binari che l'hanno condotta fino a qui: quelli dell'incertezza, non solo sul vincitore, ovviamente, ma con questo sul destino stesso della Francia. Se sono ancora quattro, infatti, i pretendenti per il passaggio al secondo turno, è la «narrazione» di uno in particolare, che tende a isolare programmi e «portata», a far tuonare gli "euristi" come un'elezione che potrebbe rappresentare la fine dell'Unione europea. Più corretto, invece, è parlare delle elezioni francesi come di un nuovo «esame» per l’Ue dopo il voto per la Brexit dato che, come è stato più volte sottolineato, l'asse dello scontro Oltralpe non è stato più destra-sinistra ma patrioti contro «euro-progressisti».

Gara a quattro
Sarà interessante vedere come andrà a finire anche per verificare l'affidabilità del trend registrato dagli ultimi sondaggi, che – seppur usciti prima dell'attentato agli Champs Elysées di Parigi – testimoniano come sarebbe l'outsider «di centro» Emmanuel Macron il vincitore del primo turno con il 24%, staccando di due punti Marine Le Pen, mentre il repubblicano François Fillon (ex favorito, travolto dalle inchieste giudiziarie) e il rosso-verde Mélenchon si contenderebbero la terza posizione attorno al 19%. Tutto, a quanto pare, potrebbe giocarsi allora sulla quota degli indecisi (più di un terzo secondo le rilevazioni). E in questo frangente – sostengono diversi analisti - potrebbe beneficiarne Marine Le Pen, dato che la candidata frontista avrebbe con se l’elettorato più convinto (l'85%) rispetto a quello di Emmanuel Macron (fermo al 73%).

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Rachline (Fn): «O il sistema attuale o Marine»
«O si vota per il sistema attuale, e poco importa che si scelga Fillon, Hamon, Macron o Mélenchon dato che sono tutti esponenti della stessa classe politica che ha portato la Francia alla crisi, oppure si fa una scelta di rottura e si cambia, votando la nostra candidata». Con queste parole David Rachline, coordinatore della campagna elettorale, ha confermato il senso del voto a Marine Le Pen, candidata del Front National e madrina dei sovranisti europei: eleggere lei sarebbe l'unico vero voto di rottura, a suo avviso, rispetto all'establishment. L'unico voto di decostruzione di una repubblica francese che, secondo Marine Le Pen, sta smarrendo le conquiste della République dietro la minaccia dell'immigrazione e del dirigismo dell'Ue e della Bce. «L’Unione europea morirà perché la gente non la vuole più» ha attaccato non a caso Marine nell'ultimo comizio rilanciando come «senza sovranità monetaria non è possibile proteggersi o far nulla».

L'Infografica di Centimetri illustra le regole per l'elezione e i poteri del presidente
L'Infografica di Centimetri illustra le regole per l'elezione e i poteri del presidente (ANSA/ CENTIMETRI)

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Macron, l'uomo Rotschild
Se Le Pen è l'incognita e l'eventualità più dirompente, la novità di queste Presidenziali è rappresentata dal leader di «En marche!» Emmanuel Macron. Trentanovenne, ex ministro di Hollande, ha fatto dell'europeismo e anti-populismo gli asset del suo discorso pubblico, mescolando ciò con un po' di welfare (più della spesa sociale) e con una richiesta di più sicurezza. Sul fronte terrorismo, l'approccio di Macron è diametralmente opposto rispetto a quello di Le Pen: punta infatti sull'integrazione e inclusione sociale. Anche (se non soprattutto) per questo motivo dal Fn assicurano di non tremare nei confronti del «diversamente outsider» Macron: «È una finta novità – ha spiegato ancora Rachline - ha lavorato per anni per l’attuale presidente Hollande, fa parte di quelli che hanno rovinato il Paese». Oltre ad Hollande Macron ha dovuto «lottare» contro un altro demone del passato: il suo curriculum, non proprio all'insegna dell'anti-establishment. Ecco un estratto: master all’Ena, la super elitaria scuola superiore della pubblica amministrazione, è diventato subito dopo, nel 2004, Consigliere del Ministro dell’Economia e successivamente banchiere d’investimenti alla Rotschild e Cie Banque, dove ha curato gli interessi di clienti del calibro di Nestlè e Pfizer.

Scenario Frexit
Ma c'è un'incognita. Secondo fonti francesi vicine al ministero dell'Interno, nel governo si teme una maxi-astensione al primo turno, superiore a quella già forte prevista attorno al 30%, che potrebbe sfiorare addirittura il 50%. Ad avvantaggiarsi della scarsa partecipazione sarebbero Le Pen e, a sorpresa, lo «Tsipras» francese Mélenchon. Il motivo? Entrambi hanno elettorati «solidi» e potrebbero quindi andare al ballottaggio creando un asse inedito e rivoluzionario per la storia della Quinta Repubblica che ha sempre visto o un gollista o un socialista all'Eliseo. Ma c'è di più. Un ballottaggio Le Pen-Mélechon potrebbe davvero costringere la Francia a segnare un futuro diverso per l'Ue: essendo entrambi euroscettici, si aprirebbe la concreta possibilità di un referendum sulla Frexit con elettorati, su questo tema, vicini come mai.