29 giugno 2017
Aggiornato 11:00
Sulla questione pareri discordanti

Davvero la Brexit è irreversibile?

Per Theresa May, il divorzio di Londra dall'Ue è irreversibile. Le istituzioni Ue, sull'argomento, si mostrano più possibiliste. La Brexit è quindi irrevocabile, oppure no?

Il celebre Big Ben, simbolo di Londra.
Il celebre Big Ben, simbolo di Londra. (EPA/ANDY RAIN)

LONDRA - «Nel rispetto della volontà del popolo, il Regno Unito lascia l'Unione Europea. E' un momento storico dal quale non si può tornare indietro». Annunciando l'avvio delle procedure di Brexit, Theresa May ha messo le cose in chiaro: il risultato del referendum va rispettato e ogni discussione su soluzioni alternative è puramente teorica. Tuttavia la questione se l'articolo 50 del Trattato di Lisbona sia irrevocabile è oggetto di controversia legale. E ai tanti - tra politici ed esperti - che propendono per la tesi dell'irreversibilità, si contrappone chi - parlamentari, accademici e analisti - ritiene che Londra possa ancora fare un passo indietro.

La posizione della May: è irreversibile
L'articolo 50 del Trattato di Lisbona, si legge oggi sulla Bbc, è stato scritto con scarsa chiarezza, in particolare senza dire se può essere revocato una volta che è stato attivato. Di conseguenza, il governo britannico non è stato in grado di prendere una posizione legale definitiva (e univoca) sulla questione. Il segretario alla Giustizia, Liz Truss, ha più volte ribadito di considerarlo «irrevocabile»; ma il negoziatore di Londra per la Brexit, David Davis, ancora tre mesi fa, a dicembre 2016, non era poi così certo. "E' irrevocabile? Non lo so». In un recente caso alla Suprema Corte del Regno unito, inoltre, entrambe le parti in causa hanno supposto che l'articolo 50 fosse irrevocabile e il Tribunale ha concluso prendendo atto delle posizioni, senza di fatto esprimere un parere: «Siamo contenti di procedere sulla base del fatto che questo sia corretto, senza esprimere il nostro punto di vista».

Per Tusk si può tornare indietro
Da parte sua, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk - che ha ricevuto la lettera di notifica direttamente dall'ambasciatore britannico all'Ue Tim Barrow - ritiene che l'articolo 50 possa essere revocato. E quando gli è stato chiesto se il Regno Unito potrà ritirare unilateralmente la notifica di attivazione dell'articolo 50, nel corso dei prossimi due anni, ha risposto senza equivoci: «Formalmente, legalmente, sì». E Lord Kerr - ex ambasciatore britannico presso l'Ue, che a suo tempo ha contribuito a redigere l'articolo 50 - concorda con Tusk. «Si può cambiare idea mentre il processo è in corso», ha ammesso.

La risoluzione del Parlamento Ue
Ci sarebbe, inoltre, una risoluzione del Parlamento europeo - di cui riferisce il Guardian, ma mai diffusa ufficialmente dalle istituzioni europee - secondo la quale il Regno unito potrebbe ancora revocare la notifica dell'articolo 50, ma solo nel caso in cui questo processo sia «soggetto a condizioni poste dai 27 membri Ue in modo da non essere utilizzato come un dispositivo procedurale o abusato, nel tentativo di migliorare le condizioni attuali della membership del Regno unito». Una teorica marcia indietro, dunque, che non deve diventare strumento per mercanteggiare.

L'opinione degli accademici
«Dato che il processo rischia di richiedere un lungo periodo di tempo, la situazione - internamente al Regno Unito e/o all'Ue ed esternamente, nel resto del mondo - potrebbe benissimo cambiare, rendendo necessaria una rottura del processo prima che possa essere concluso», è l'opinione espressa al quotidiano The Independent da alcuni importanti accademici guidati dal professor Anand Menon del King's College di Londra. «Un elenco non esaustivo dei possibili motivi dovrebbe includere: cambiamenti di governo, le grandi crisi economiche, gravi shock diplomatici e aggressioni militari», hanno aggiunto gli esperti. «In sintesi, l'articolo 50 può essere revocato, certamente di comune accordo, e probabilmente unilateralmente dal Regno Unito. Tuttavia, in quest'ultimo caso il Regno Unito si troverebbe a difendere una posizione giuridica molto preoccupante molto incerta».

La durata dei negoziati
Quel che appare certo è che l'articolo 50 rientra nel quadro del Diritto europeo e questo consente alla Corte di Giustizia europea di essere l'arbitro ultimo su questo tema. E un altro punto è opportuno ricordare: il percorso negoziale per l'uscita del Regno unito dall'Ue potrebbe anche durare più dei due anni scattati ieri con la notifica. L'articolo 50, infatti, prevede che questo periodo di 24 mesi possa essere esteso, con il consenso di tutti i 28 paesi dell'Unione europea, compreso il Regno unito.