7 giugno 2020
Aggiornato 02:00
Lord Neuberger invita presenti a moderazione

Brexit, inizia il braccio di ferro tra Londra e Corte suprema sul voto del Parlamento

La Corte suprema britannica ha avviato le udienze per l'esame dell'appello del Governo contro una sentenza che lo obbliga a consultare il Parlamento prima di attivare la Brexit

La premier britannica Theresa May.
La premier britannica Theresa May. Shutterstock

LONDRA - La Corte suprema britannica ha avviato le udienze per l'esame dell'appello del Governo contro una sentenza che lo obbliga a consultare il Parlamento prima di attivare la Brexit. L'udienza si è aperta con una dichiarazione del presidente del più alto organo giudiziario del Paese, Lord David Neuberger, che ha invitato i presenti alla moderazione alla luce delle minacce ricevute dai querelanti. Tali azioni, ha dichiarato, «calpestano lo Stato di diritto»

La decisione dell'Alta Corte: per la Brexit serve l'ok del Parlamento
Il governo della premier britannica Theresa May prova infatti da oggi, davanti alla Corte suprema, a ribaltare la decisione della magistratura secondo cui deve avere il via libera del Parlamento prima di avviare le procedure formali per la Brexit. Per la prima volta nella storia, tutti gli 11 giudici della massima giurisdizione britannica si riuniranno per i quattro giorni di un'udienza che rischia di far deragliare i progetti di May per l'addio all'Unione europea. A novembre l'Alta corte aveva stabilito che il governo non ha il potere esecutivo sufficiente per far ricorso all'Articolo 50 del Trattato di Lisbona, che fa scattare la procedura di uscita dalla Ue. Una decisione che ha irritato i sostenitori della Brexit e convinto i tabloid popolari a dare dei nemici del popolo ai giudici, che non avrebbero rispettato il voto del 52% degli elettori britannici al referendum del 23 giugno. Un voto parlamentare sull'articolo 50 potrebbe consentire ai deputati filo-europei di ritardare l'addio all'Unione.

Il ricorso del governo May
Il Governo presenta oggi il suo appello contro l'Alta corte e la sentenza dei giudici supremi è attesa a gennaio. L'avvocato dello Stato Jeremy Wright sosterrà che il governo ha l'autorità costituzionale sugli affari esteri, compreso il diritto di ritirarsi dai trattati, in base ai cosiddetti «poteri prerogativi reali». Nel documenti presentati per l'udienza, Wright sostiene che i giudici dell'Alta corte «hanno sbagliato a relegare quasi in un nota a piè di pagina l'esito del referendum». Il ministro degli Esteri, Boris Johnson, ha espresso fiducia sulla bontà delle posizioni del governo dicendo alla Bbc: «non c'è storia in alcun negoziato Ue e in nessun colloquio per un trattato Ue che la Camera dei Comuni abbia fatto alcunchè per ostacolare le scelte del governo».

Cosa succede se il Governo perde
Ma secondo l'esperto legale Michael Zander, professore alla London School of Economics and Political Science (LSE), il governo ha poche possibilità di vincere e la decisione dell'Alta corte è stata «unanime e molto forte». «Secondo me il governo potrebbe perdere 11 a zero» ha scritto sulla rivista legale Counsel. Se perderà, il governo presenterà una breve progetto di legge, si dice di sole tre righe, che cercherà di far passare in tempi brevi, contenente l'autorizzazione a ricorrere all'articolo 50. May continua sostenere che il voto parlamentare non compromette il suo piano di far partire le procedure per la Brexit entro fine marzo. Ma il partito laburista all'opposizione ha dato un colpo al governo conservatore sabato con al promessa di presentare emendamenti a qualunque testo di legge sulla Brexit, provocandone un rinvio. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha detto che gli emendamenti sarebbero mirati a mantenere l'accesso al a mercato unico Ue e a proteggere i diritti dei lavoratori e l'ambiente. Altre complicazioni per May arrivano da Scozia, Irlanda del Nord e Galles, i cui rappresentanti sosterranno in questi giorni davanti alla Corte suprema che l'articolo 50 va autorizzato anche dai loro parlamenti locali.

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