17 settembre 2019
Aggiornato 16:30
Gli operatori hanno iniziato lo stop all'accesso

Ecco perché Mosca ha chiuso Linkedin

Il Cremlino ha annunciato che rispetterà la decisione dell'autorità delle telecomunicazioni di chiudere Linkedin. Mentre l'Occidente già grida alla censura, ecco il motivo della decisione

Linkedin.
Linkedin. Shutterstock

MOSCA - Niente più Linkedin per la Russia. Il più importante social network per le ricerche di lavoro e i curriculum online è stato bandito da Mosca dopo la decisione presa ad agosto dalla corte distrettuale. Dopo mesi di negoziazioni, la Roskomnadzor, l’autorità russa per le telecomunicazioni, ha disposto ufficialmente il blocco del sito, e il Cremlino ha annunciato che rispetterà la decisione poichè l'Authority Roskomnadzor «opera nel rigoroso rispetto della legge». Lo ha detto il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov, dopo che l'agenzia governativa ha annunciato l'inserimento del sito nella lista di compagnie straniere fuori legge. Il tutto, mentre gli operatori hanno iniziato a bloccare l'accesso alla risorsa sul territorio della Federazione Russa.

La spiegazione di Mosca
Mentre l'Occidente grida alla censura, Mosca spiega la sua versione. E per Linkedin gli «scandali» sono iniziati nel 2010, con la perdita dei dati degli utenti. Motivo per il quale questa estate sarebbero state inviate due lettere di richiesta di informazioni in merito all'attuazione della legge sulla localizzazione dei dati personali sul territorio della Federazione russa. Ma nessuna risposta è giunta dalla società.

I dati dei russi devono rimanere in Russia
Il problema, in pratica, sarebbero i server. Secondo una legge russa, i dati personali degli utenti devono essere conservati solo sul territorio nazionale. Regola, però, non rispettata da LinkedIn. Per questo motivo, Dmitri Peskov, portavoce di Putin, ha sottolineato che non si tratta di censura. Secondo lui la Roskomnadzor «agisce nello stretto limite della legge». Ma la decisione è già stata criticata da più parti, e non solo dal social network. La Sberbank, la prima banca russa, ha fatto sapere in una nota che il blocco complicherà la ricerca del personale: «Noi pensiamo che per un certo numero di posizione, lo scouting di candidati aumenterà di 1-3 giorni, i costi cresceranno e potremo aver bisogno di utilizzare le agenzie più spesso».

Il ricorso dell'autorità per le telecomunicazioni russia
Il 4 agosto un tribunale di Mosca ha dato ragione Roskomnadzor, dopo che l'autorità ha portato la sua causa dinanzi al giudice, sostenendo che LinkedIn avesse elaborato i dati di terze persone senza il loro consenso. Ciò riguarda in particolare i visitatori non registrati di LinkedIn, che pertanto non hanno fatto alcun accordo di dati con la società.

Verso un nuovo sistema operativo
Lo scorso maggio, aveva fatto particolare scalpore la decisione del Cremlino di implementare un nuovo sistema operativo alternativo ad Android e iOS, installati nel 90% degli smartphone della popolazione russa. L'iniziativa è giunta dopo le rivelazioni di Edward Snowden che hanno svelato la sollecitudine con cui il «Grande Fratello» americano avrebbe spiato i leader di mezzo mondo. 

Contro il monopolio Usa
Il progetto è stato affidato alla società Open Mobile Platform, determinata, con il nuovo sistema operativo, a rompere il duopolio detenuto da Google ed Apple, per proteggere le informazioni riservate dei cittadini. E i canali per raggiungere questo obiettivo sono innanzitutto due. Il primo è legislativo: da qualche mese è entrata in vigore in Russia una legge che obbliga le aziende a usare solo server situati nel territorio russo. Così facendo, Mosca potrà trattenere le informazioni private della popolazione in territorio russo. Il secondo è tecnologico, oltre che commerciale: lanciare un sistema operativo proprietario per competere con i giganti USA. Così, se l’iniziativa avrà successo, non solo Washington avrà maggiori difficoltà a spiare i telefoni dei cittadini russi, ma dovrà fare i conti anche con un concorrente potenzialmente pericoloso.  

Stop allo spionaggio, e ambizioni economiche
Il piano di Mosca rientra nell'«Internet development program» presentato diversi mesi fa dal ministro della Stampa e della Comunicazione al Cremlino. Secondo il rapporto, il nuovo sistema operativo domestico sarà pronto e installato in tutti i dispositivi di Stato tra il 2025 e 2030. Un progetto che non solo limiterebbe significativamente i rischi di spionaggio provenienti dall'estero, ma avrebbe anche una forte ricaduta economica, soprattutto mentre le sanzioni occidentali hanno avuto, tra gli altri, l'effetto di ridare impulso alla produzione locale nel settore agroalimentare.

Verso hardware russi?
E ora, sembra proprio che il Cremlino stia valutando l'opportunità di smarcarsi dall'Occidente anche dal punto di vista tecnologico. Igor Ashmanov, dell'azienda partner Ashmanov, ha spiegato, a questo proposito, che la Russia non dovrebbe sviluppare solo software, ma anche il proprio hardware. «I giochi sono finiti. Siamo in uno stato di guerra economica che tra poco diventerà una ancora più grave». Per questo motivo la Russia deve spingere sulla ricerca informatica: «Abbiamo bisogno di indipendenza tecnologica dai processori alle app». Ashmanov ha chiosato: «L'affermazione secondo cui dobbiamo sostenere la competitività del mercato aperto dando ai prodotti occidentali partià di condizioni sul nostro mercato è un'idea stupida che finisce col sabotarci»

La chiusura di Linkedin l'ultimo tassello
In questo scenario si inquadra anche la chiusura di Linkedin, che non a caso secondo il Cremlino avrebbe violato proprio quella norma che punta a mantenere sul territorio i dati degli utenti in Russia. Per difenderne la privacy.