4 agosto 2020
Aggiornato 07:30
Nel silenzio dei media

Donbass, le elezioni nella terra di sangue che l'Occidente continua a ignorare

Così come è stato per la guerra, anche le elezioni in Donbass sono passate sotto silenzio. E invece, hanno mandato un segnale all'intera comunità internazionale

KIEV - C'è una guerra combattuta silenziosamente in Europa, nella nostra Europa, a un paio d'ore d'aereo dalle nostre case, ma sulla quale i media occidentali continuano a mostrare un'ostinata e inspiegabile indifferenza. Si tratta della guerra del Donbass, regione orientale dell'Ucraina dove i due oblast di Lugansk e Donetsk, seguendo l'esempio della Crimea, si sono resi autonomi nel maggio 2014, suscitando le ire del governo centrale di Kiev. Che in quella regione, a soli 160 km dal confine russo, ha schierato le proprie forze armate e abbattuto le proprie bombe.

Una guerra tutt'altro che regionale
Ve ne abbiamo già parlato (LEGGI ANCHE «Donbass, la guerra taciuta dall’Occidente»): da quel momento, nonostante morti e distruzione, i riflettori occidentali si sono spenti. Eppure,quella del Donbass non può essere considerata una «guerra regionale»: tutt'altro. E' invece una guerra che andrebbe inserita in una cornice geopolitica molto più ampia, che includa anche la Siria, il rafforzamento della Nato nell’Europa orientale, la guerra in Georgia, le tensioni sui confini tra le Repubbliche baltiche e la Russia, e anche gli ultimi scontri tra Nagorno Karabakh e Azerbaigian.

Nel silenzio della comunità internazionale
Gli Ucraini del Sud-est hanno a lungo chiesto a Kiev una federalizzazione e una larga autonomia per il proprio territorio. Hanno atteso invano, e alla fine se le sono prese da soli. Dall’altra parte, c’è un Paese - l'Ucraina - sull’orlo del baratro, prostrato dai debiti di guerra nonostante i finanziamenti degli ultimi anni arrivati da Bruxelles e dal Fondo Monetario Internazionale. Ma i civili del Donbass non se la passano meglio: nonostante la pressione bellica stia lentamente scemando e le ricostruzioni siano state avviate negli ultimi mesi, i proiettili di Kiev continuano a bersagliare edifici civili e piccoli villaggi abitati soprattutto da famiglie di operai ed ex-minatori in pensione. Ovviamente, nel silenzio della comunità internazionale. In questi luoghi, la violenza riesplode ciclicamente, ogni volta che i funzionari dell’OSCE si allontanano. 

Elezioni libere e regolari
Eppure, la scorsa domenica il Donbass ha mandato un messaggio a tutta la comunità internazionale, con le elezioni amministrative tenutesi a Donetsk e Lugansk, come peraltro previsto dagli accordi di Minsk (II). A Donetsk, in particolare, l’obiettivo era quello di eleggere il sindaco, i capi delle varie circoscrizioni territoriali e infine i deputati del Consiglio cittadino. E chi si attendeva irregolarità e anomalie, rimarrà deluso. Perché, secondo l’OSCE, si è votato nella massima trasparenza, lasciando a giornalisti, fotografi e osservatori stranieri la massima libertà di movimento.

Straordinaria partecipazione popolare
La partecipazione popolare è stata straordinaria, complice anche la bella giornata di sole. Addirittura, come racconta il noto antropologo e reporter Eliseo Bertolasi, che era presente all’appuntamento, le elezioni si sono trasformate in una festa popolare. Con tanto di spettacoli organizzati dalle scolaresche. Molte di quelle scuole erano state distrutte dai bombardamenti, e successivamente ricostruite dagli abitanti della città.

Un segnale per la comunità internazionale
Un segnale che la comunità internazionale non dovrebbe ignorare, come invece fino ad ora ha ignorato la guerra. Nella commissione internazionale era presente anche il famoso giornalista italiano Giulietto Chiesa, che ha dichiarato: «Sono interessato alle ricadute sul piano internazionale di queste primarie nella repubblica di Donetsk. In occidente la democrazia è in degrado da molto tempo. La creazione di una stabile e democratica Repubblica di Donetsk sarà un esempio per tutti noi». La nuova repubblica di Donetsk, seppure non riconosciuta, in maniera assolutamente autonoma è riuscita ad organizzare e gestire delle elezioni nel migliore dei modi con il rispetto di tutti gli standard di sicurezza e trasparenza. Il tutto, nonostante la guerra non sia terminata. Perché sì, i combattimenti sono ormai a bassa intensità, ma persistono. Le esplosioni di colpi d’arma da fuoco accompagnano le notti dei civili.

Verso il futuro
Il livello di distruzione è ancora enorme, nonostante i lavori di ricostruzione siano già cominciati: dalle infrastrutture produttive e sociali, a interi villaggi, o interi quartieri civili. E le elezioni sono importanti anche da questo punto di vista: perché saranno le autorità scelte dal popolo a doversi sobbarcare l’onere della ricostruzione. Necessaria perché gli abitanti possano ricominciare a immaginarsi un futuro.