27 gennaio 2020
Aggiornato 10:00
Se ne parla dal secondo dopoguerra, con risultati pari a zero

L'Europa e quel «tabù» dell'esercito comune

Ad oggi, un'integrazione in tema di Difesa non c'è. Ma proprio ora, i vertici Ue vogliono cambiare rotta. Ecco perché il tema è controverso e l'obiettivo è difficile da raggiungere

BRUXELLES - Se ne parla da anni, ma senza incassare risultati. Ora, potrebbe essere arrivato il momento: Bruxelles è determinata a varare un piano d'azione concreto per una Difesa comune europea. I Ventotto ne hanno parlato a Bratislava, in un vertice che, se non altro, ha fissato l'obiettivo e messo qualche idea sul tavolo. L'agenda prevede che entro novembre dovranno concludersi i lavori per mettere a punto lo scheletro del progetto. E spetterà a Federica Mogherini, Alto rappresentante per gli Affari esteri Ue, tirare definitivamente le somme. Il calendario è già fissato: il prossimo 15 novembre Mogherini dovrebbe arrivare con un piano d’azione concreto da fare approvare ai ministri della Difesa, per poi portarlo sul tavolo della riunione dei leader europei il 15 e 16 dicembre.

Cosa prevede il progetto
Ma in che cosa consiste il progetto europeo? Si tratta, in realtà, della riesumazione di un piano di vecchia data, che prevede la creazione di nuove strutture militari, un quartier generale e una strategia comune per tutti gli Stati membri dell’UE. Indiscrezioni della stampa lo avevano preannunciato già prima del referendum sulla Brexit dello scorso 23 giugno, ma le prime voci dotate di ufficialità si sono diffuse soltanto dopo il «divorzio» della Gran Bretagna. Questo perché il piano, fortemente sostenuto dalle istituzioni europee, da Federica Mogherini e dalla Germania, è invece da sempre mal visto da Londra.

Perché la questione è controversa
Non a caso, quando mesi fa il Times diffuse le prime notizie sulla questione, le autorità europee si affrettarono a smentirle. Del resto, l'argomento è particolarmente controverso, e c'è il rischio che, soprattutto in un periodo in cui la fiducia dell'opinione pubblica nella politica e nelle istituzioni europee è al minimo storico, l’ipotesi della creazione di un esercito Ue decisa a tavolino dai leader mondiali e non supportata da alcuna consultazione popolare appaia poco democratica.

Perché l'«esercito comune» è un tabù
Proprio in quest'ottica, la Mogherini continua tenacemente a negare che si tratti di un vero e proprio esercito europeo, e a Bruxelles si preferiscano espressioni quali «quartier generale di difesa comune», o, meglio ancora, «strategia europea nella lotta al terrorismo». Tale prudenza si deve anche al timore che l'idea di realizzare strutture di difesa europee non vada giù ai partner transatlantici della NATO, agli occhi dei quali costituirebbe un’iniziativa di fatto concorrenziale. Del resto, è proprio questa la ragione per cui Londra si è da sempre strenuamente opposta alla questione: «Continueremo a opporci a qualsiasi idea di un esercito europeo o di un quartier generale per un esercito europeo che non farebbe altro che minare la Nato che deve restare la pietra angolare della nostra Difesa e di quell’Europa», ha ribadito a Bratislava il ministro britannico Michael Fallon. 

Le proposte sul tavolo
Di tutt'altro avviso Francia e Germania, che hanno già messo sul tavolo una proposta comune per rivitalizzare la politica di sicurezza e difesa europea. L'idea è quella di sfruttare il concetto di «cooperazione strutturata permanente», possibilità già prevista dal Trattato di Lisbona ma fino ad oggi mai utilizzata, che consente ad un numero ristretto di Paesi di rafforzare la loro reciproca collaborazione nel settore militare. Dal canto suo, l'Italia ha presentato una proposta simile, che immagina una «Unione europea per la Difesa» realizzata dai Paesi con «un livello di ambizione più alto», sul modello dell’accordo di Schengen. Da Roma si arriva addirittura a tratteggiare una «Forza multinazionale europea» permanente, a cui parteciperebbero gli Stati più volonterosi, che costituisca il nucleo di una futura forza integrata a livello europeo. Tra le possibilità, inoltre, ci sono i cosiddetti «battlegroups», forze di risposta rapida, che già esistono ma «che finora per mancanza di volontà politica non sono stati usati», ha spiegato Mogherini. 

Lo stato dell'arte
Se questa è la proposta, pur ancora in nuce, qual è, però, lo stato dell’arte? Ad oggi non esistono delle forze armate dell’Unione europea, anche se ci sono delle iniziative (per la verità piuttosto residuali) nell’ambito della Difesa e della Sicurezza europea previste dai trattati. Sebbene la Difesa sia affidata singolarmente ad ogni singolo Stato, l’articolo 42 del Trattato di Lisbona prescrive, ad esempio, agli Stati membri di intervenire con tutti i loro mezzi qualora uno o più Stati venissero attaccati da entità extra-Ue.

Tentativi falliti
Ma la discussione a proposito di un esercito europeo è di lunga data. Nel 1952, si tentò di unire le forze armate dell’Europa occidentale nella Comunità europea di Difesa. Il progetto fu sostenuto dall’Italia e promosso dalla Francia che, in sede atlantica, si era fortemente opposta a un riarmo della Germania pur in funzione anti-sovietica. Alla fine, però, il piano non si realizzò, perché i Governi erano vincolati all’approvazione dei rispettivi Parlamenti: e il primo Parlamento a negarla fu proprio quello francese.

Gli ostacoli
Ad ogni modo, il maggior ostacolo alla formazione di una Difesa comune è proprio l’appartenenza di molti Stati membri dell’Ue all’Alleanza Atlantica: cosa che, se formalmente non costituirebbe un ostacolo all’appartenenza ad altri gruppi di Difesa, in pratica lo è stato, e lo è tutt’oggi. Ma non è solo questo: sul tema, le differenze politiche sono, in certa misura, eredità storiche non del tutto superate. Quanto alle resistenze di Londra, è vero che dopo la Brexit è più semplice bypassarle; è vero però che l'Europa rimane orfana del Regno Unito, cioè una delle due potenze militari europee, con capacità nucleari e un seggio nel Consiglio di sicurezza. L’altra è la Francia, che però vanta storicamente velleità nazionali controverse e confermate, negli ultimi anni, da una politica estera spesso non condivisa dai vicini. La Germania ha da tempo mantenuto un basso profilo militare, in parte superato solo di recente.

Cosa aspettarsi
Come si vede, dunque, la questione è intricata e controversa. E lo è a maggior ragione in un momento in cui l’Europa vive una crisi che Juncker ha definito «esistenziale», è fortemente frammentata e divisa, lontana dagli interessi dei cittadini, incapace di gestire le grandi sfide che l’attualità le pone. C’è chi nutre la speranza che sia proprio partendo dalla costruzione di nuove opportunità di cooperazione – come la Sicurezza e la Difesa – che la rotta verrà invertita. Noi, però, abbiamo seri dubbi. Anche perché, se per anni si è vanamente tentato di creare una Difesa comune con risultati pari a zero, è quantomeno difficile credere che ci si riuscirà oggi, nel pieno della tempesta.