19 novembre 2019
Aggiornato 20:00
Dalla crescita al terrorismo, passando per la Brexit

G20, le conclusioni del vertice dei grandi della Terra

Crescita, terrorismo, immigrazione, Brexit, crisi globali: un G20 particolarmente denso, quello che si è tenuto in Cina. Ecco il risultato (perlomeno sulla carta) del vertice dei grandi della Terra

HANGZOU - Un G20 denso, complesso, con moltissima carne al fuoco. E pazienza se, a ogni vertice mondiale, c'è chi legittimamente si chiede a quali risultati concreti possa portare un simile summit, un paio di giorni per parlare di tutto: dall'economia alla geopolitica, dalle crisi agli obiettivi. Il documento finale riassume le conclusioni, le vittorie e le sconfitte della leadership globale, mentre già si guarda furtivamente al prossimo summit. Ma intanto, di che cosa hanno parlato i 20 uomini più potenti del pianeta durante l'appuntamento cinese?

1. Crescita, terrorismo, immigrazione
Primo tema di discussione, nonché il nodo più irriducibile e irresolvibile di tutti. Il documento finale, in effetti, parte già con una dichiarazione di sconfitta: «La crescita resta più debole di quanto sarebbe desiderabile». Il senso è chiaro: «Rischi rimangono a causa della potenziale volatilità nel mercato finanziario, le fluttuazioni nei prezzi delle materie prime, commerci e investimenti fiacchi, produttività e occupazione lente». In particolare, si sottolinea come la situazione economica sia direttamente interconnessa con «le sfide che originano dagli sviluppi geopolitici» e con «l’incremento del flusso dei rifugiati», oltre che con il terrorismo e i conflitti. Una sfida come quella del terrorismo, che «rappresenta una grave sfida per la sicurezza internazionale». Su questa linea, i leader della Ue Junker e Tusk hanno lanciato un appello affinché tutto il mondo si faccia carico dell’emergenza migranti. «L’Europa è al limite dell’accoglienza, la crisi dei migranti è globale, serve più impegno» ha detto Juncker. Se dunque i problemi che pertengono al sistema economico globale appaiono quantomai chiari, le soluzioni lo sono molto meno. Tante le divergenze: come quella esplosa con la Cina sulla sovraproduzione di acciaio. I leader si sono accordati su una nuova serie di principi per rendere più facili e trasparenti gli investimenti internazionali. 

2. Ue e austerity
Il problema della crescita è strettamente interconnesso a quello dell'austerità in Europa. Fonti autorevoli della Casa Bianca sostengono che la speranza degli Usa è che la Ue rinunci all’austerity, e punti sulla flessibilità dei bilanci per consentire gli stimoli. Eppure, sembrerebbe che da Bruxelles non vogliano sentire ragioni: il presidente della Commissione europea Junker, nella conferenza stampa con il presidente del Consiglio Europeo Tusk, ha difeso «la nostra strategia per la crescita. Il virtuoso triangolo investimenti, riforme e controllo dei conti sta funzionando»

3. Ue vs. Apple, Occidente vs. Cina
Anche il «caso Apple» è approdato sul tavolo del G20. Bruxelles ha infatti rivendicato la decisione di multare Apple per non aver pagato abbastanza tasse in Irlanda. Una decisione, hanno dichiarato, «basata sui fatti». Dalla Cina, l'Ue ha chiesto più trasparenza fiscale in tutto il mondo, riflessa. Inoltre, l'Europa, insieme agli Stati Uniti, ha chiesto alla Cina di ridurre la sua produzione eccessiva di acciaio, che freni le contraffazioni, e che continui le riforme per aprire il mercato e adeguare le sue aziende statali a quelle private delle economie liberiste. Pechino, in effetti, produce il 50% dell’acciaio mondiale, che riversa in gran parte all’estero, perché il rallentamento della sua economia lo ha reso inutile all’interno. Finora, però, ha promesso di tagliare solo un terzo dell’eccesso. Il comunicato chiede di intervenire, e il 7 settembre gli sherpa delle si vedranno a Parigi per discutere come. 

4. Brexit
E poi c'è la Brexit. Il G20 ha preso nota delle dichiarazioni delle dichiarazioni della nuova premier britannica May, che ha confermato che «la Brexit avverrà», e che l'attivazione dell’articolo 50 per avviare il meccanismo di uscita è vicino. Così, il G20 ne ha preso atto, dichiarando che «il risultato del referendum aggiunge incertezza all’economia globale». Tra gli ostacoli principali, il problema di rinegoziare gli accordi commerciali a cui Londra aveva aderito attraverso la Ue, tra il TTIP, che secondo il vice cancelliere tedesco è una trattativa ormai fallita. Il capo della Casa Bianca, che si è già sbilanciato in passato sulla questione, ieri ha ribadito la sua posizione: «Ero e resto convinto che la Gran Bretagna stesse meglio nella Ue». Il G20 auspica che «la Gran Bretagna resti un partner stretto dell’Ue», ma Juncker e Tusk hanno segnalato che non hanno fretta di accomodare le richieste di Londra per nuove intese sugli scambi con Bruxelles, perché «la nostra priorità è dare risposte a chi vuole restare nell’Ue, non a chi vuole uscirne».  

5. Gli avvertimenti di Tokyo al Regno Unito
Proprio a proposito di Brexit, il Giappone ha anche lanciato un avvertimento al Regno Unito, attraverso un meno di 15 pagine che è stato reso noto nella giornata di domenica e da cui risulta che secondo Tokyo la Brexit potrebbe costringere diverse aziende giapponesi a lasciare il Regno Unito. In generale, a spaventare le banche internazionali che operano nel Paese è la possibilità che il divorzio dall'Ue si traduca in un conseguente divorzio dai diritti precedentemente riconosciuti loro, grazie a una sorta di passaporto finanziario all’Ue, che ha permesso loro finora di vendere i loro prodotti in tutti i 28 paesi dell’area.

6. Dossier siriano, rapporti Mosca-Washington
A margine del summit, si è tenuto un faccia a faccia tra il presidente americano Barack Obama e il suo omologo russo Vladimir Putin sulla Siria. Un incontro che il presidente americano Barack Obama ha definito «produttivo" "Abbiamo avuto una conversazione produttiva sulla forma che potrebbe prendere una reale cessazione delle ostilità che consentirebbe a entrambi di concentrarci sui nemici comuni» ha detto Obama nella conferenza stampa al termine del G20, definendo i toni dell'incontro «schietti» e «franchi». Obama ha aggiunto che il «divario delle fiducia» tra Russia e Usa sulla Siria non è stato superato in modo che «possa funzionare», dopo il fallimento dei colloqui per un nuovo cessate il fuoco. Anche Putin ha confermato di percepire un «certo riavvicinamento» nelle posizioni di Russia e Stati Uniti sulla soluzione della crisi siriana. «Nonostante tutto, c'è un certo riavvicinamento delle posizioni e una comprensione di cosa potremmo fare per la descalation della situazione in Siria», ha dichiarato in conferenza stampa senza dare ulteriori dettagli. Tuttavia, i principali media internazionali hanno sottolineato come le divergenze sono ancora troppe, e troppo rilevanti, per poter affermare che Washington e Mosca siano sulla strada dell'accordo. Un accordo che neppure il segretario di Stato Usa John Kerry e il suo omologo russo Sergej Lavrov hanno trovato a Ginevra, dove si sono incontrati per discutere di un cessate il fuoco che fermasse le ostilità. Stamani i colloqui tra i due sono naufragati. I due capi delle diplomazie lavoravano a un piano che contemplava una maggiore cooperazione militare tra i due Paesi per colpire i terroristi e proteggere i civili. Obama ha invitato Kerry e Lavrov a lavorare insieme nei prossimi giorni per far arrivare gli aiuti a chi ne ha necessità. Obama e Putin hanno anche affrontato il nodo dei rapporti tra Mosca e Washington, secondo fonti Usa, menzionando anche l'Ucraina e i cyberattacchi di cui i russi  sono accusati negli Usa. 

7. Accordo sul clima
Durante il G20, il governo cinese ha anche annunciato la ratifica dell'accordo sul clima di Parigi. L'accordo è stato raggiunto nel dicembre 2015 durante la Conferenza mondiale sul clima, nota anche come Cop21. L’accordo fu firmato da 195 paesi, tra cui Cina e Stati Uniti, e prevede che i Paesi che aderiscono attraverso una successiva ratifica si impegnino a ridurre le emissioni inquinanti in tutto il mondo, a contenere l’aumento delle temperature, a smettere di incrementare le emissioni di gas serra e a finanziare i paesi più poveri per aiutarli a sviluppare fonti di energia meno inquinanti. Indubbiamente, uno dei successi che l'amministrazione Obama, ormai agli ultimi scampoli, potrà rivendicare del proprio mandato.