31 maggio 2020
Aggiornato 05:30
Cosa nasconde l'accoglienza alla tedesca

«Benvenuti in Germania». Dietro alle porte aperte della Merkel, lavoro nero e salari al ribasso

Di quel milione e passa di profughi accolti nel 2015, almeno il 30% starebbe lavorando in nero e senza diritti. Alimentando il circolo vizioso della concorrenza sleale e del dumping salariale

BERLINO - Nel 2015 Forbes l'ha incoronata la donna più potente del mondo; il Time e il Financial Times l'hanno definita «personaggio dell'anno», addirittura ribattezzandola «cancelliera del mondo libero» in virtù della sua coraggiosa politica delle porte aperte, nell'anno in cui l'Europa ha assistito a un flusso migratorio senza precedenti (VEDI LO SPECIALE). Eppure, Angela Merkel, proprio a causa della irremovibile decisione di accogliere, in Germania, più di 1 milione di rifugiati in un solo anno, è stata anche bersaglio di critiche e rappresaglie tanto in patria, quanto all'estero: al punto che il suo trono di «regina d'Europa» non è mai stato tanto traballante. 

Contraddizioni
E mentre mezza stampa occidentale ammirava il suo inedito buon cuore nell'accogliere un numero così alto di sfortunati, c'è stato anche chi sottolineava le evidenti dissonanze di un comportamento tanto generoso, rispetto alla mano assolutamente ferma e impietosa che la Cancelliera aveva appena usato con la Grecia. O, ancora, rispetto al sorprendente cinismo dimostrato da Frau Merkel nei confronti di una piccola rifugiata palestinese, immortalato in un video divenuto poi virale. Contraddizioni che, secondo alcuni, dovevano spingere a guardare un po' più a fondo, e ad interpretare la politica migratoria della leader tedesca in modo più realistico e meno romantico.

Il cinismo tedesco
Molti (noi per primi) hanno ad esempio evidenziato come le porte della Germania si fossero spalancate in primis per i siriani, tradizionalmente ben educati e istruiti, al prezzo di una linea più dura nei confronti di altre nazionalità, che pure a rigor di logica avrebbero pari diritto di venire accolte. Qualcuno ha anche ricordato che la Germania è la stessa che ha introdotto i cosiddetti «mini-jobs», che spinge sulla produzione e sull’esportazione (a danno, peraltro, degli Stati vicini e nella totale negligenza delle regole europee), costringendo milioni di tedeschi a vivere con salari bassissimi. In quest’ottica, il flusso migratorio che si rovesciava nel Paese si sarebbe potuto facilmente tradurre in un esercito industriale a basso costo, utilissimo per abbassare ancora di più il costo della manodopera e dunque capace di esercitare una radicale pressione al ribasso sui salari dei lavoratori.

Lavoro nero e dumping salariale
Proprio in questi giorni, qualche rivelazione giunge a completare il quadro. Perché, secondo l’emittente radiofonica tedesca NDR Info, che cita un rapporto di Human Care, la cruda verità è che, anche nella virtuosissima Germania, almeno il 30% dei rifugiati arrivati lo scorso anno sta lavorando in nero, per uno stipendio da fame. Con un effetto negativo per i migranti stessi, privati di ogni diritto e di qualsiasi tutela e dunque, nei fatti, equiparati a schiavi, ma anche per i lavoratori tedeschi: perché l'ovvio risultato è la creazione di una concorrenza sleale, e di un autentico acceleratore di dumping salariale.

Un fenomeno diffuso
Sul numero totale di profughi accolti lo scorso anno (circa 1.100.000), sarebbero almeno 100.000 quelli sfruttati illegalmente, specialmente in un programma per l’edilizia, in strutture situate a Berlino, ad Amburgo e in Sassonia. Non è escluso, però, che il fenomeno interessi percentuali di rifugiati ancora più alte. In Bassa Sassonia e a Berlino, le percentuali oscillano tra il 10 e il 50%.

Sfruttamento e capolarato in salsa tedesca
Sfruttamento salariale, lavoro nero e caporalato: non solo in Italia, verrebbe da dire, ma anche nella «civilissima» Germania. Già la Zeit, nel marzo 2015, documentò un incredibile sottobosco di illegalità tra i lavoratori stranieri nel Paese di Angela Merkel. I dati sono presto detti: 100.000 lavoratori temporanei «ufficiali» sotto contratto d’opera inviati da imprese estere, almeno 200.000 «ufficiosi» secondo le stime del sindacato IG Bau. Un «traffico» in piena regola, realizzato da organizzazioni criminali che offrono su un piatto d’argento alle imprese tedesche la possibilità di aggirare la normativa sul salario minimo. Stracciando, così, la concorrenza europea in diversi settori: da quello gastronomico alla logistica, fino alla siderurgia e all’elettronica.

Basso costo, zero sicurezza
Due anni fa, fece discutere la morte di due lavoratori a Papenburg, città famosa per i cantieri navali della Meyer Werft, che produce da oltre due secoli lussuose navi da crociera e non disdegna l’impiego di forza lavoro soprattutto est-europea a basso costo. Dopo quell’episodio, il Berliner Zeitung denunciò il tragico peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro degli stranieri nel Paese, con stipendi da fame (se va bene 3 o 4 euro all’ora), e condizioni abitative fatiscenti.

E poi il patto col diavolo
Il tutto, mentre l’accordo stretto con la Turchia fortemente voluto dalla Cancelliera palesa con ogni evidenza il rovescio della medaglia: perché è vero, la rotta balcanica è stata praticamente chiusa e gli arrivi nell’Europa centrale e orientale sono nettamente diminuiti; ma nel frattempo, le morti nel Mediterraneo hanno subito una tragica impennata, mentre il numero di migranti «intrappolati» in Grecia è aumentato del 4,3% rispetto allo scorso anno. Ed è forse per proteggere quello scellerato accordo, che la Cancelliera, alla tv tedesca ARD, ha di recente espresso pubblicamente la sua solidarietà ad Erdogan per il colpo di stato subito, e ha giustificato le «condanne dirette» perpetrate in seguito al golpe invitando i tedeschi ad immaginare cosa sarebbe capitato in Germania se qualcuno avesse bombardato il Parlamento. «Benvenuti in Germania»: questa e altre simili espressioni benauguranti si leggevano su quei festanti cartelloni che lo scorso anno accoglievano i rifugiati giunti nelle stazioni bavaresi. Ed ecco quante contraddizioni si celano dietro a tante belle parole.

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