6 giugno 2020
Aggiornato 23:30
Un'inchiesta svela l'export dell'orrore

La vergognosa rotta delle armi che collega l’Europa centrale e orientale a Siria e Yemen

Dall'Europa centrale e orientale si snoda una lucrosissima rotta commerciale di armi che, grazie alla mediazione di Paesi come Arabia Saudita e Turchia, giunge dritta dritta in teatri di guerra come Siria e Yemen

SIRIA - Delle spaventose dimensioni e delle biasimevoli modalità in cui avviene il commercio di armi in capo ai Paesi europei avevamo già parlato. Ma, a completare un quadro già sufficientemente inquietante, giungono le indagini compiute dal team di giornalisti della balcanica Investigative Report Network (BIRN), e dall'impegno della Organised Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP). Che hanno svelato una lucrosissima «rotta» commerciale di armi che, dall'Europa centrale e orientale, arriva dritta fino a Paesi Mediorientali ben noti per le loro esportazioni verso teatri bellici come quello siriano.

Destinazioni controverse
Già la XVII Relazione sull’export di armi messa a disposizione dell'Ue, seppur (volutamente?) poco chiara, lacunosa e pubblicata con colpevole ritardo, evidenziava come la Siria fosse una delle destinazioni più inflazionate, oltre ad Arabia Saudita, Qatar, Algeria, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Turchia. Da quel documento, già emergeva come l’Europa esportasse armi nel Paese martoriato da cinque anni di guerra civile, per un importo in licenze di almeno 1,49 milioni di euro. Il tutto, ovviamente, in palese violazione della cosiddetta Posizione Comune (2008/944/PESC), che esclude esportazioni di armamenti e di armi leggere a governi che abusano dei diritti umani o coinvolti attivamente in guerre. Ma secondo le ultime indagini, sembrerebbe che Stati europei come Bosnia, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Montenegro, Slovacchia, Serbia e Romania abbiano approvato la vendita di ben 1 miliardo di euro di armi negli ultimi quattro anni a favore di Paesi, per così dire, certamente «controversi»

Siria e Yemen destinatari finali
A partire dal 2012, anno in cui iniziò l'escalation di violenza in Siria, quegli otto Stati dell’Est europeo hanno approvato 1,2 miliardi di euro di esportazioni in armi e munizioni verso Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Turchia, che poi sono mercati chiave per l’export di armi verso Siria e Yemen. E la circostanza curiosa è che, in passato, quella regione non aveva mai avuto particolare familiarità con l’acquisto di armi dall’Europa dell’Est, cosa che invece è cambiata – guardacaso – proprio nel periodo in cui le violenze dei conflitti siriano e yemenita si sono esacerbate.  Il tutto, nonostante i fondati timori che quelle armi finissero nelle mani sbagliate, come in quelle delle opposizioni in odore di jihadismo, in palese violazione dei trattati internazionali.

Quelle armi nelle mani dei jihadisti...
Non è dunque un caso che armi e munizioni palesemente provenienti dall’Europa centrale e orientale – identificate in video e fotografie – siano state trovate non soltanto tra le file del Free Syrian Army – i ribelli sostenuti dalla coalizione guidata dagli Usa – ma anche in quelle di gruppi islamisti quali Ansar al-Sham, Jabhat al-Nusra – affiliazione di al Qaeda –, lo stesso Stato islamico e delle forze sunnite che combattono il governo yemenita.

Da Zagabria alla Giordania
Secondo l'inchiesta, la «rotta delle armi» che collega l’Est europeo con il Medio Oriente è stata aperta nel 2012, quando decine di aerei cargo, colmi di armi risalenti all'epoca della guerra in Yugoslavia e acquistate dai sauditi, lasciarono Zagabria alla volta della Giordania. Poco dopo, con un’incredibile coincidenza temporale, emerse in Siria il primo video che immortalava armi croate. Una circostanza tenacemente negata dal governo croato, ma a suo modo confermata dall’allora ambasciatore americano in Siria, che parlò di un accordo concluso da Zagabria nel 2012 e finanziato dai ricchi sauditi.

Solo l'inizio
Questo episodio fu soltanto l’inizio. Perché di fatto i fornitori di armi in Europa orientale non solo hanno continuato a far affari di questo tipo, ma hanno anche negoziato la vendita di munizioni da Ucraina e Bielorussia, peraltro tentando di assicurarsi sistemi anti-carro di fabbricazione sovietica acquistati nel Regno Unito. Secondo i dati diffusi da BIRN e OCCRP, i Paesi dell’Est europeo avrebbero esportato armi e munizioni per un valore di 806 milioni di euro verso l’Arabia Saudita. La Giordania si sarebbe a sua volta assicurata, nello stesso periodo, licenze da 155 milioni di euro, gli Emirati Arabi Uniti da 135 milioni e la Turchia da 87.

Omertà
Non solo: le due organizzazioni hanno pubblicato un documento confidenziale risalente al novembre 2013, in cui un ex ufficiale del ministero della Difesa serbo esprimeva preoccupazioni circa la possibilità che quelle armi, dall’Arabia Saudita, finissero dritte dritte in Siria. In effetti, è stato provato come i militari sauditi, giordani e turchi usino in gran parte armi  e munizioni occidentali, piuttosto che sovietiche, ed è dunque altamente probabile che una grande quantità di queste venga destinata ai loro alleati in Siria, in Yemen e in Libia.

Le rotte
BIRN e OCCRP hanno addirittura tracciato le consegne via aerea o via mare, seguendo il flusso delle armi in tempo reale. L'analisi dettagliata di orari aeroportuali, i dati di monitoraggio di volo e le fonti di controllo del traffico aereo hanno aiutato a individuare circa 70 voli che molto probabilmente rimpolpavano di armi i conflitti del Medio Oriente nel corso dell'anno passato. Belgrado, Sofia e Bratislava erano i principali hub per il successivo ponte aereo. L'autorità per l'aviazione serba ha confermato che 49 voli trasportavano effettivamente armi. A confermare il quadro, gli stessi dati di volo europei, che hanno attestato come aerei provenienti da Bulgaria e Slovacchia abbiano consegnato migliaia di tonnellate di merci non identificate a partire dall'estate del 2014, guardacaso destinate alle stesse basi militari in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti individuati da BIRN e OCCRP.

Giordania e Turchia principali hub
Armi acquistate dai sauditi, turchi, giordani e dagli Emirati Arabi Uniti e indirizzate alla Siria verrebbero trasportate attraverso due hub di comando segreti – chiamati in gergo tecnico «centri operativi militari» (MOCS)  – situati in Giordania e in Turchia. Tali armi verrebbero poi fatte passare su strada fino al confine siriano o paracadutate da aerei militari. I sauditi sono anche noti per aver paracadutato armi, tra cui quelli che parevano essere fucili d’assalto serbi, ai propri alleati in Yemen. E questo non è niente, se si pensa che sauditi e turchi sono stati accusati di aver fornito armi ai gruppi jihadisti e islamisti. E poi ci sono gli Stati Uniti, che, sempre secondo l’inchiesta, hanno acquistato e consegnato grandi quantità di materiale bellico dai Paesi dell’Europa centrale e orientale, per consegnarlo nelle mani dell’opposizione siriana.

Immorale e illegale
Difficile non pensare che questo traffico indegno non sia stato anche, almeno in parte, condotto illegalmente, in palese violazione delle norme europee e dei trattati internazionali. A maggior ragione considerando che, a beneficiarne, sono attori che fomentano la spirale di sangue in cui Paesi come la Siria e lo Yemen sono drammaticamente avviluppati da ormai troppo tempo.

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