9 dicembre 2019
Aggiornato 19:00

Gerusalemme, Santo Sepolcro chiuso: si protesta per la «tassa su Gesù»

La Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme resta chiusa oggi in protesta contro le misure fiscali e un progetto di legge sulla proprietà

GERUSALEMME - La Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme resta chiusa oggi in protesta contro le misure fiscali e un progetto di legge sulla proprietà che ha fatto infuriare le chiese cristiane in Terra Santa. Il sito, tra i più venerati per i cristiani, è stato chiuso ieri, in una mossa intesa a fare pressioni sulle autorità israeliane, per tentare di convincerle a fare marcia indietro. E per ora non si quando riaprirà. La Basilica del Santo Sepolcro, costruita sul luogo che la tradizione indica come quello della crocifissione, sepoltura e resurrezione di Cristo, è custodita dalla chiesa greco-ortodossa, armena e cattolica. 

La decisione delle autorità israeliane
La protesta segue la decisione delle autorità israeliane nella Città santa di reclamare il pagamento delle tasse comunali per gli immobili ecclesiastici che non sono adibiti al culto. Secondo le autorità municipali, tra strutture alberghiere, foresterie, negozi o ristoranti, le chiese cristiane sono in debito fiscale dell’equivalente di circa 190 milioni di euro. La stessa richiesta è stata avanzata per gli edifici delle Nazioni Unite. 

La protesta dei cattolici
Per i leader delle chiese cristiane si tratta di richieste «contrarie alla storica posizione tra le chiese della Città Santa di Gerusalemme e le autorità civili, posizione in atto da secoli». La misure, hanno sostenuto 13 capi di diverse chiese, inclusa la cattolica, la greco-ortodossa, l’armena, l’evangelica, «mettono a rischio la capacità di condurre le proprie attività, che non sono solo di carattere sociale ma anche sociale, per aiutare i bisognosi».