27 gennaio 2020
Aggiornato 11:00
Greenpeace rende noto il documento segreto della Commissione

TTIP, la verità sul trattato che rivoluzionerà (in peggio) il mercato europeo

Le carte che la 'filiale' olandese di Greenpeace ha pubblicato a proposito del TTIP mettono in luce tutti gli elementi più controversi del negoziato, palesando il tentativo di Washington di modificare a proprio vantaggio le regole europee. Ecco tutti i punti dov'è in corso un vero braccio di ferro tra Usa e Ue

BRUXELLES - Greenpeace all'attacco. Le carte che la sua «filiale» olandese ha fatto trapelare offrono una visione inquietante del famoso trattato di partenariato transatlantico sul commercio, fino ad ora rimasto rigorosamente nascosto all'opinione pubblica.  I documenti segreti sul negoziato in corso fra Ue e Usa contengono una nota segreta ad uso interno della Commissione europea («Tactical state of play of the TTIP negotiations- March 2016») in cui si spiega come stanno andando i negoziati. 

Le rivelazioni
I «Ttip papers», per un totale di 248 pagine, sono stati dati in visione a un gruppo selezionato di media europei (tra cui il Guardian, Le Monde, El Pais, e Sueddeutsche Zeitung) e ad Askanews ed Eunews in esclusiva per l'Italia, prima della loro pubblicazione. I documenti - che risalgono al marzo scorso e non sono aggiornati, dunque, con i risultati dell'ultimo «round» negoziale di New York, la settimana scorsa - coprono più di due terzi del totale dei testi del Ttip, e svelano per la prima volta, sulla maggior parte dei settori in discussione, la posizione negoziale degli Usa, che finora era stata mantenuta sempre confidenziale (a differenza della posizione europea, in gran parte pubblica).

Preoccupazioni fondate
Leggendoli, secondo Greenpeace, vengono confermate le preoccupazioni principali espresse dalla società civile e dalle Ong ambientaliste sul negoziato transatlantico, che appare soprattutto orientato ad abbassare, quando non a smantellare, gli standard attuali e futuri di protezione dell'ambiente e della salute applicati in Europa, e a dare alle lobby industriali e commerciali il diritto di accedere, influenzandoli pesantemente, ai meccanismi di decisione delle norme Ue fin dalle sue fasi preliminari, con un rischio evidente di stravolgimento del gioco democratico. «Una porta aperta per le lobby delle 'corporation'» secondo Greenpeace, che accusa gli Stati Uniti di un «deliberato tentativo di cambiare il processo decisionale democratico dell'Ue».

L'aggressività americana
Inoltre, dai «Ttip papers» appare evidente che gli americani sono particolarmente aggressivi e determinati nel loro tentativo di costringere l'Ue a rinunciare al "principio di precauzione" come base per la gestione del rischio nell'approccio normativo riguardo alle politiche di protezione dell'ambiente e della salute, e in particolare per la regolamentazione delle sostanze chimiche, dei pesticidi, degli Organismi geneticamente modificati (che vengono citati nei documenti con il termine «moderne tecnologie in agricoltura» e mai con la loro sigla Ogm) etc.

"Per gli Usa se una sostanza presenta un rischio, quel rischio va gestito. Per l'Ue, invece, quella sostanza va evitata«
«Per gli Usa, se una sostanza sul mercato presenta un rischio, quel rischio va gestito. Per l'Ue, invece, quella sostanza va evitata, e, quando è possibile, sostituita con una sostanza alternativa meno rischiosa», ha spiegato il direttore dell'Ufficio europeo di Greenpeace, Jorgo Riss, sottolineando che «il principio di precauzione è iscritto nei Trattati Ue, ma sorprendentemente, non viene citato neanche una volta in queste 248 pagine, come se all'Ue non interessasse difenderlo».Così come - ha notato ancora Riss - non viene mai menzionata neanche la clausola delle 'Eccezioni generali' che da quasi 70 anni è presente nei trattati commerciali internazionali (art. XX Gatt/Wto), e che consente agli Stati di decidere restrizioni al commercio 'per proteggere la vita o la salute umana, degli animali e delle piante', e per 'la conservazione delle risorse naturali esauribili'.

Le pressioni di Washington
E' nel capitolo sulle misure sanitarie e fitosanitarie (Sps) che emerge il tentativo americano di modificare e influenzare pesantemente i processi decisionali democratici dell'Ue nei settori ambientale, della protezione della salute e della politica dei consumatori (in particolare per quanto riguarda i pesticidi e gli Ogm). I negoziatori di Washington hanno proposto due nuovi articoli nel futuro Trattato transatlantico, rispettivamente su «Scienza e rischio» (art.X.5) e sui «Regolamenti per l'approvazione dei prodotti della moderna tecnologia agricola», ovvero gli Ogm (art. X.12), che non lasciano dubbi sulle intenzioni Usa. Innanzi tutto, si chiede di sottoporre tutto il processo di valutazione del rischio nell'Ue a una consultazione pubblica e soprattutto a una discussione serrata con la controparte americana, a cui verrebbe dato il diritto di riaprire le conclusioni delle autorità competenti (come l'Efsa di Parma per la sicurezza alimentare) e di proporre «possibili alternative volte a conseguire un appropriato livello di protezione». In secondo luogo, alle stesse autorità competenti si richiede di giustificare le loro conclusioni precisando in che modo abbiano «tenuto conto delle pertinenti norme, linee guida e raccomandazioni internazionali riguardanti il rischio in questione», e delle «tecniche di valutazione del rischio sviluppate dalle pertinenti organizzazioni internazionali»

Gli interessi degli States
Gli americani arrivano a pretendere che i governi degli Stati membri dell'Ue giustifichino il loro eventuale voto contro l'approvazione della commercializzazione di prodotti Usa (in particolare gli Ogm), precisando su quali basi e prove scientifiche e quali analisi e dati tecnici si sono basati. Se questa richiesta fosse accettata, ad esempio, i paesi Ue non potrebbero più opporsi alla coltivazione di Ogm sul proprio territorio, adducendo motivi socio-economici come il rifiuto della popolazione o la necessità di evitare contaminazioni delle altre colture. Infine, Greenpace accusa i negoziatori di entrambe le parti di avere totalmente ignorato la protezione del clima e l'accordo internazionale di Parigi scaturito dalla conferenza Onu «Cop 21», che ha fissato l'obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura media globale sotto 1,5 gradi centigradi. Ma vediamo nel dettaglio gli elementi più controversi del negoziato.

Denominazione d'origine dei vini europei non protetta
Il primo punto critico del Ttip riguarda la denominazione dei vini europei, rispetto alla quale gli Stati Uniti rifiutano la richiesta dell'Ue di non utilizzare, per i loro prodotti, 17 denominazioni "semi-generiche». In ballo ci sarebbero vini italiani come Chianti e Marsala, il greco Retzina, l'ungherese Tokaj, il portoghese Madeira, lo spagnolo Malaga e i francesi Chablis, Sauterne e Champagne. «L'Ue ha ribadito - si legge nella nota confidenziale - che il Ttip deve includere regole complessive sui vini e alcool basate sull'incorporazione degli accordi bilaterali esistenti, ed eliminare la possibilità per i produttori Usa di utilizzare le 17 denominazioni di vini Ue (cosiddettì 'semi-generici') elencati nell'allegato 2 dell'Accordo del 2006 sul vino. Gli Usa hanno reiterato la propria opposizione». Dal canto suo, con una la nota, «l'Ue ha espresso forte preoccupazione e continuerà a seguire la questione a livello politico». Sui vini doc, in effetti, l'Europa ha costituito una rete di eccellenze che potrebbe perdere ogni tutela e di controllo. 

Definizione degli standard tecnici
Altro punto controverso: gli Stati Uniti spingono per poter partecipare nel sistema di definizione delle norme tecniche armonizzate europee (per esempio per la sicurezza degli accendini o le prese elettriche), che sono sviluppate da due organismi non comunitari: il Cen (Comitato europeo per la standardizzazione) per le norme in generale e il Cenelec per le norme elettrotecniche. Non si prevede, tuttavia, che gli europei possano fare lo stesso con gli organismi di standardizzazione Usa. In pratica, esperti statunitensi potranno dire la loro sugli standard tecnici europei, ma non potrà accadere il contrario. "Gli Stati Uniti - si legge nella nota - hanno insistito nella loro domanda affinché la Commissione europea 'richieda' (?) che il Cen e il Cenelec coinvolgano esperti statunitensi nello sviluppo del processo di standardizzazione (senza garanzie di reciprocità) come condizione per riferirsi agli standard tecnici armonizzati».

Appalti pubblici
E poi ci sono gli appalti, anche in questo caso argomento di scontro tra Europa e Stati Uniti. Gli Usa chiedono che «la regolamentazione sia riferita e applicabile a livello di Stati membri» dell'Ue, ma la Commissione europea sottolinea che «gli Stati Uniti non sono stati in grado di offrire risposte o commenti riguardo agli appalti a livello sub-federale, e hanno sottolineato le loro difficoltà e la sensibilità in questo settore». E' un'altra asimmetria nel negoziato, simile a quella degli standard tecnici: Washington pretende che le misure decise nel Partenariato transatlantico siano oggetto di misure vincolanti sia a livello Ue che dei suoi Stati membri, mentre non dice nulla per quanto riguarda gli Stati americani.

Regolamentazione dei servizi finanziari
Cooperazione sulle regole finanziarie? Un'opzione da percorrere secondo l'Ue, da evitare per gli States. «L'Unione europea e gli Stati Uniti non hanno modificato le loro posizioni sulla cooperazione sulle regole dei servizi finanziari: gli Usa continuano a opporsi a discutere questo aspetto nel Ttip, mentre l'Ue ha confermato che la sua offerta per un accesso reciproco ai servizi finanziari si incardina su un impegno soddisfacente degli Stati Uniti nella cooperazione sulle regole», afferma la nota confidenziale della Commissione.

Cosmetici
Anche sui cosmetici il meccanismo pare incepparsi. Il settore, infatti, è regolato da norme molto severe in Europa, in merito alla sperimentazione animale e alla tutela del consumatore. «Complessivamente, la discussione sui cosmetici rimane molto difficile e il margine per raggiungere obiettivi comuni è abbastanza limitato... Gli approcci di Ue e Usa restano inconciliabili e i problemi di accesso al mercato europeo dunque rimarranno», afferma la nota confidenziale della Commissione. Il problema principale del negoziato è la l'uso dei filtri UV, usati in molti cosmetici, che negli Usa devono essere testati per l'eventuale cancerogenicità con studi sugli animali, vietati però dalla regolamentazione europea.