25 giugno 2017
Aggiornato 16:00
Merkel boccia la proposta italiana degli eurobond per l'immigrazione

Migranti, Berlino boccia l'Italia. Alla Merkel piace il Fiscal Compact, meno il Migration Compact

Sembrava aver riscosso successo la proposta italiana sulla gestione della crisi dei rifugiati nel Mediterraneo, ribattezzata «Migration Compact». Ma l'entusiasmo è durato poco. Perché da Berlino è tempestivamente giunto lo stop sull'idea centrale: quella di creare degli eurobond per finanziare la gestione dell'emergenza in modo condiviso

BERLINO - 18 aprile 2016: parlando di immigrazione, una giornata fondamentale per tre ragioni. Primo: è trascorso un anno esatto da quello che è passato alle cronache come il «peggiore naufragio nel Mediterraneo del XXI secolo», quando una imbarcazione eritrea si è rovesciata al largo del Canale di Sicilia, provocando quasi un migliaio di vittime. Quel tragico evento ha dato il via al dibattito europeo sull'immigrazione, dibattito che però - a un anno di distanza - ha dato frutti davvero modesti. Secondo: quasi per un beffardo scherzo del destino, ieri si è consumata l'ennesima tragedia del Mediterraneo, con il rovesciamento (pare) di 4 imbarcazioni e la morte - si stima - di 400 migranti. Terzo: proprio ieri la Commissione europea ha discusso della proposta italiana ribattezzata «Migration compact»: un piano, su modello dell'accordo stretto con la Turchia, che dovrebbe scongiurare il pericolo che l'Italia torni ad essere nell'occhio del ciclone, a seguito dello spostamento della pressione migratoria dalla rotta balcanica a quella mediterranea.

Ma quale «caloroso benvenuto»?
Inizialmente, i media hanno registrato un'accoglienza piuttosto calorosa, da parte della Commissione, del piano concertato dal Belpaese. Si è parlato addirittura di un «un caloroso benvenuto», e si è annunciato in pompa magna che «Juncker e il suo team lavoreranno strettamente con il team di Renzi sull'agenda della migrazione». Ma sono bastati pochi minuti perché le informazioni giungessero nella loro interezza. La verità, infatti, è che l'Italia si è buscata la solita «bocciatura» da Berlino, non appena l'argomento dell'immigrazione si è intersecato con quello che più sta a cuore alla Germania: il debito. Lo spiega bene il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. Una delle proposte centrali di Roma, infatti, era quella di introdurre eurobond per affrontare la crisi dei rifugiati. Si tratterebbe di usare obbligazioni sovranazionali per finanziare la gestione dell’emergenza immigrazione e sostenere gli investimenti. Nelle intenzioni dell'Italia, si dovrebbe arrivare a un finanziamento condiviso del debito derivato dalle spese degli Stati membri in materia di immigrazione, immaginando quindi una sua redistribuzione sulla base dell'impegno dei vari Paesi nella gestione della crisi. Tra le altre cose, il Migration Compact suggerisce la creazione di Ue-Africa Bonds, soldi e aiuti verso Paesi terzi (soprattutto africani) in cambio di un impegno a bloccare le partenze verso l'Europa. Eppure, la risposta tedesca è stata irremovibile: «Il governo non vede fondamenti per un finanziamento condiviso del debito derivato dalle spese degli Stati membri in materia di immigrazione», ha dichiarato in conferenza stampa il portavoce dell’esecutivo tedesco Steffen Seibert, ricordando che la posizione contraria di Berlino sull’emissione degli eurobond è già ben nota e dunque inappellabile.

L'annosa questione degli eurobond
Appena si è sfiorato il «mantra» tedesco del debito e del bilancio, insomma, il «caloroso benvenuto» della proposta italiana si è trasformato in un secco nein. Che certo, non riguarda il piano nella sua interezza, ma che grava pur sempre su uno dei punti centrali della questione. La posizione di Roma è cristallina: se Berlino può imporre un Fiscal Compact anche a discapito della salute dei singoli Stati membri, un Migration Compact dovrebbe perlomeno prevedere una gestione condivisa della crisi migratoria anche a livello finanziario. D'altra parte, l'idea che l'Ue possa emettere bond sovranazionali è sul tavolo dei leader da almeno cinque anni. Un'idea la cui attuazione non conviene affatto ai Paesi del Nord, e in particolar modo alla Germania, che attualmente piazza i propri titoli di Stato a tassi negativi. E non più in là del 2011, sullo stesso argomento il dibattito si concluse con un nulla di fatto: allora, furono Mario Monti, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy a incontrarsi per discutere della questione. E alla fine il risultato fu la bocciatura degli eurobond, accusati dalla cancelliera di azzerare le pressioni dei mercati sui Paesi «meno virtuosi».

La battaglia sulla flessibilità
Ma il tentativo di Renzi di riportarte il tema sul tavolo della Commissione non è affatto casuale. Il capitolo cruciale per il premier rimane quello della flessibilità dei conti pubblici: e se l'Europa si opporrà allo spazio di manovra (0,2% del Pil) che il Belpaese si è ritagliato giustificandolo con la crisi migratoria, per Roma saranno guai. A quel punto, Renzi potrebbe dover fare i conti con una mini-manovra correttiva da 2 miliardi di euro. Senza contare le clausole di salvaguardia da disinnescare entro il 2017. Così, la richiesta italiana di creare eurobond per l'immigrazione è particolarmente significativa. Il succo è chiaro: se sugli obblighi di bilancio bisogna marciare compatti, dovremmo farlo anche sull'immigrazione, e anche per quei capitoli di spesa che la riguardano. D'altra parte, l'ultimo episodio di questa polemica era avvenuto lo scorso febbraio, quando Renzi rivendicò, davanti all'impegno della Commissione di non contabilizzare il contributo straordinario per la Turchia nel calcolo dei deficit, il diritto dell'Italia di avere uguale trattamento per le «spese per salvare i bambini eritrei che arrivano in Sicilia». Una rivendicazione, ovviamente, che al momento non ha ottenuto alcun risultato.

Quale sarà l'epilogo?
Ad ogni modo, vista la forte opposizione tedesca, è altamente improbabile che la proposta italiana degli eurobond passerà. Anche perché Angela Merkel ha fatto sapere di avere in mente ben altri strumenti finanziari per far fronte alla crisi dei rifugiati: in particolare, una tassa sulla benzina, di cui il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble avrebbe già tempestivamente discusso con il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker. Lo scenario è da déja-vu: sembra di assistere all'ultimo episodio di una saga che conosciamo molto bene. Protagonista, la tecnocrazia euro-teutonica. E anche l'epilogo sembra già noto: come al solito, sarà l'Italia a farne le spese.