16 giugno 2019
Aggiornato 22:30
Scontro su loro presenza a negoziati. De Mistura: «Sono in lista»

Siria, curdi a Ginevra: altro nodo del braccio di ferro tra Mosca e Ankara

I veti incrociati sui rappresentanti della variegata galassia delle forze siriane che si oppongono al regime di Bashar al Assad hanno costretto l'inviato Onu per la Siria Staffan De Mistura a rinviare al 29 gennaio i negoziati di pace previsti inizialmente per oggi a Ginevra

MOSCA - I veti incrociati sui rappresentanti della variegata galassia delle forze siriane che si oppongono al regime di Bashar al Assad hanno costretto l'inviato Onu per la Siria Staffan De Mistura a rinviare al 29 gennaio i negoziati di pace previsti inizialmente per oggi a Ginevra. Tra i principali nodi da sciogliere, c'è certamente quello della presenza dei rappresentanti curdi nella delegazione dell'opposizione filosaudita, ritenuta necessaria da Mosca, inaccettabile da Ankara. Un nuovo nodo tra i due Paesi già ai ferri corti sulla Siria, dopo l'abbattimento del caccia russo sulla frontiera turco-siriana a fine novembre 2015.

Terroristi o no
Secondo il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, i negoziati di Ginevra non possono «dare risultati» senza la presenza dei curdi. Una possibilità esclusa con fermezza dalla Turchia. «Rifiutiamo categoricamente che il Pyd e le Ypg (Unità di Protezione popolare, l'ala militare del Pyd, ndr) si siedano al tavolo» dei negoziati, ha dichiarato Ahmet Davutoglu, rivolgendosi ai deputati del suo partito e ricordando come tali movimenti vicini al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) siano considerati da Ankara come gruppi «terroristici». «Il Pyd, che collabora con il regime (siriano) non può rappresentare la giusta lotta del popolo siriano», ha concluso Davutoglu, alludendo al fatto che per Ankara i curdi sarebbero schierati invece dalla parte di Damasco.

Inclusività
Da parte sua, De Mistura, che ha annunciato di voler spedire oggi gli inviti per la conferenza di Ginevra, non intende rinunciare all'idea di una partecipazione «il più inclusiva possibile». E i curdi sono compresi: «nella lista dell'opposizione saudita ci sono anche loro. Andiamo avanti». «Il messaggio che ho ricevuto dalle Nazioni Unite è che debbo poter scegliere chi chiamare, esponenti della società civile, donne, chiunque in Siria abbia voce in capitolo», ha detto in un'intervista alla Stampa. E oggi, da Riad, dove si riunisce l'opposizione di ispirazione saudita, potrà avere qualche certezza in più. «Molti gruppi se ne andranno perché sono arrabbiati, ma è fisiologico. Noi dobbiamo provare. Ma è tutta in salita», ha avvertito.

Una situazione difficile
Intanto, la situazione sul terreno continua ad essere molto difficile. Le forze filogovernative siriane hanno preso il controllo di Sheikh Miskeen, una cittadina del Sud del Paese di importanza strategica, nei pressi del confine giordano. E ad Homs, questa mattina, almeno 22 persone sono morte in due attentati suicidi ravvicinati contro un checkpoint militare. Gli attacchi sono stati compiuti nel quartiere di al-Zahraa, a maggioranza alawita: secondo le prime testimonianze uno dei due kamikaze si trovava a bordo di un'auto quando ha attivato la sua cintura esplosiva; poco dopo la prima deflagrazione, un altro attentatore suicida si è fatto saltare in aria mentre la gente accorreva per soccorrere i primi feriti. Al-Zahraa era già stato in passato teatro di attentati sanguinosi: l'ultimo, costato la vita a 19 persone, è avvenuto nello scorso dicembre ed è stato rivendicato dalle milizie jihadiste dello Stato Islamico (Isis).

(Con fonte Askanews)