29 giugno 2017
Aggiornato 16:01
Attivisti: 5 tonnellate lanciate da cargo russo a nord Aleppo

Crisi Mosca-Ankara, la Russia lancia armi ai curdi in Siria

In una mossa che sembra voler intensificare la pressione su Ankara dopo l'abbattimento di un aereo militare russo da parte dell'esercito turco, l'aviazione russa avrebbe paracadutato carichi d'armi in una zona a ridosso della frontiera siriana-turca controllata dalle unità a difesa del popolo curdo siriano

MOSCA - In una mossa che sembra voler intensificare la pressione su Ankara dopo l'abbattimento di un aereo militare russo da parte dell'esercito turco, l'aviazione russa avrebbe paracadutato carichi d'armi in una zona a ridosso della frontiera siriana-turca controllata dalle unità a difesa del popolo curdo siriano (Ypg), di facto estensione in Siria del Partito dei Lavoratori del Kurdistan turco (Pakk) nemico giurato del governo turco: Lo riferiscono attivisti siriani citati dai media turchi.

Armi ai curdi
«Alle ore 3 (locali) di mercoledì, un aereo postale dell'aviazione militare russa ha paracadutato 5 tonnellate di armi sul al Sheikh Maqssud, a nord della città di Aleppo in una zona controllata dal Partito dell'Unione Democratica" (PYD, ala politica dello Ypg), ha detto una fonte dei "Comitati di Coordinamento siriano», una Ong vicina all'opposizione moderata al regime di Damasco.

Tentativo di avanzare
Vale la pena ricordare che da sei giorni, coperte dall'aviazione russa, le forze curde stanno cercando ad avanzare nella zona tra le città siriane Azaz e Jarablus, una striscia di territorio a ridosso della frontiera turca che Ankara da mesi vuole creare una zona cuscinetto proprio per impedire alle forze curde di estendersi.

Le accuse di Mosca
La tensione tra i due Paesi è alle stelle, soprattutto dopo che Mosca ha lanciato le sue accuse nei confronti di Ankara e del suo presidente Tayyp Recep Erdogan. Infatti, ieri nella stanza dei bottoni a Mosca, il Ministero della Difesa ha chiamato la stampa internazionale e gli addetti militari di tutte le ambasciate nella capitale russa, comprese quelle dei Paesi Nato. Lo scopo era dimostrare ciò che è stato definito dal vice ministro Anatoly Antonov «un business di famiglia per gli Erdogan». In un'aula bunker sono state mostrate riprese dai droni, sul confine turco-siriano, dove si vedono sino a 3200 autocontainer impegnati nel traffico di oro nero. «Il principale consumatore del petrolio rubato ai legittimi proprietari, Siria e Iraq, è la Turchia. In base alle informazioni disponibili, il massimo livello della leadership politica del Paese, il presidente Erdogan e la sua famiglia sono coinvolti in questa attività criminale» ha detto il vice ministro Anatoly Antonov.

La risposta di Erdogan
Accuse alle quali Erdogan ha risposto duramente. «Nessuno ha il diritto di lanciare calunnie contro la Turchia sostenendo che la Turchia sta acquistando petrolio dal Daesh (Isis)», ha affermato Erdogan in dichiarazioni trasmesse dalla televisione turca durante una visita in Qatar. «Non manterrei la carica di presidente nemmeno un minuto in più se la Russia portasse prove alle sue accuse. Ma anche chi sparge queste calunnie non dovrebbe conservare la sua carica», ha aggiunto. E si è detto pronto ad adottare contro-misure nel caso in cui la reazione della Russia dovesse continuare ad esacerbarsi.