25 maggio 2022
Aggiornato 19:00
Dopo l'apertura all'accoglienza

Rifugiati, Angela cambia idea? Le tre ragioni per cui Berlino ha sospeso Schengen

Prima porte spalancate ai profughi; qualche giorno dopo, la clamorosa sospensione di Schengen. Il comportamento di Angela Merkel sembra non avere una logica. Ma in realtà (figurarsi) ce l'ha

BERLINO – Ci eravamo quasi abituati a vedere Angela Merkel eretta a baluardo dell’accoglienza e della generosità verso i profughi, che non hanno mancato di manifestare la propria riconoscenza verso la cancelliera con selfie vittoriosi e striscioni di ringraziamento. Ma ora, come un fulmine a ciel sereno, qualcosa è cambiato: Berlino ha deciso, di punto in bianco, di sospendere Schengen, il «sacro» trattato che sancisce la libertà di movimento entro l’Ue. Trattato, peraltro, che è al centro di non poche discussioni, visto che, tra le richieste che David Cameron potrebbe avanzare a Bruxelles per scongiurare un Brexit, ci sarebbe anche un suo ridimensionamento, malvisto dai colleghi europei. Anche la Germania si è sempre collocata, almeno apparentemente, dalla parte dei suoi difensori.

Delicati equilibri politici
Perché la Merkel ha improvvisamente cambiato idea? Sarebbe falso sostenere che la politica di Berlino sui rifugiati abbia subito una radicale trasformazione, ma di certo il messaggio fatto passare ai profughi e all’Europa tutta sembra essere molto mutato, al punto che a essere sospeso è stato uno dei trattati fondanti l’Unione. Come sempre, anche questa volta la valutazione della Merkel è stata politicamente molto avveduta. Perché l’apertura della cancelliera ai migranti ha avuto importanti ripercussioni sul suo stesso partito, la cui ala più a destra non l’ha vista di buon occhio. Al contrario: quella mossa ha confermato il sospetto, da parte di alcuni, che la Merkel stesse cercando di spingere i Cristiani Democratici al compromesso per guadagnare più voti. Inoltre, tale generosità verso i profughi ha indispettito i democristiani bavaresi della Csu, il partito-fratello della Cdu della cancelliera nel Land di Monaco. E non è un caso che la Csu governi la Baviera, la regione dove i rifugiati arrivano in prima battuta. Così, la sospensione di Schengen è giunta come una rassicurazione nei confronti dei partner politici più preoccupati.

Questioni logistiche
D’altra parte, anche i numeri hanno un peso. Il vice-cancelliere Sigmar Gabriel ha infatti ricordato che in Germania sono attese più di un milione di domande di asilo entro l’anno, e solo nella giornata di sabato 13mila persone sono giunte alla stazione di Monaco, bisognose di prima assistenza. Così, il ripristino dei controlli alle frontiere può costituire un tentativo di ridare un po’ di respiro alle autorità regionali, smentendo nel contempo la tesi di chi sostiene che la situazione sia fuori controllo. Non solo: pur ancora propensa all’accoglienza, la Merkel deve aver optato, visto l’imponente flusso di arrivi, ad alzare la guardia nei confronti dei cosiddetti «migranti economici», a cui il diritto d’asilo non viene concesso.

Messaggi (poco) nascosti
Ma oltre a calcoli politici e a valutazioni logistiche, quello della cancelliera è un messaggio diretto all’Europa tutta, più in linea con il precedente di quanto si possa pensare. Infatti, se spalancando le porte ai rifugiati Berlino ha voluto dettare, con il proprio esempio, l’agenda al continente, sospendendo Schengen ha allertato gli Stati membri perché facciano il proprio dovere. Di fronte al rifiuto delle quote obbligatorie tenacemente avanzato da alcuni Paesi dell’Est e dal Regno Unito, la cancelliera ha mostrato il pugno di ferro. Il senso è: «Dovete fare la vostra parte nell’accoglienza dei richiedenti asilo, altrimenti ci arrabbiamo». E, si sa – la crisi greca lo insegna – l’ira di Berlino è meglio non sperimentarla.