17 novembre 2019
Aggiornato 20:00
Crisi ucraina

Nella «punta di lancia» della NATO contro la Russia c'è anche l'Italia

L'Alleanza atlantica ha ufficializzato la creazione di una nuova forza a rapido dispiegamento da 5mila uomini e di sei «centri di comando», in reazione «all'aggressione» di Mosca in Ucraina. Lo ha detto oggi il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. A guidare tale contingente sarà il Regno unito mentre hanno aderito al progetto Roma, Parigi, Berlino, Varsavia e Ankara

BRUXELLES – La Nato ha ufficializzato la creazione di una nuova forza a rapido dispiegamento da 5mila uomini e di sei «centri di comando», in reazione «all'aggressione» della Russia in Ucraina. Lo ha detto oggi il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. A guidare tale contingente sarà il Regno unito (dal 2017), che ha annunciato di voler mettere a disposizione un migliaio di uomini e tre caccia Typhoon per garantire la sicurezza aerea nei paesi Baltici, mentre da fonti Nato è stato reso noto che hanno aderito al progetto Italia, Francia, Germania, Polonia e Turchia.

PUNTA DI LANCIA GIA' DA 2015 - «E' una risposta alle azioni aggressive della Russia, che ha violato la legge internazionale a ha annesso la Crimea» ha detto Stoltenberg arrivando a una riunione dei ministri della Difesa dell'alleanza a Bruxelles. «Noi decideremo le dimensioni e la composizione della nuova forza, denominata 'punta di lancia' e garantiremo che potrà essere dispiegata sul terreno in alcuni giorni» ha precisato il politico norvegese. Questo piccolo esercito di pronto intervento sarà operativo entro il 2016 e conterà «5mila uomini». Oltre a poter essere impiegata nei Paesi dell'ex blocco sovietico, tale forza avrà anche la capacità d'intervenire in altri scenari, in caso di necessità: in particolare, in Africa settentrionale e nel Medio Oriente. Tre «nazioni quadro» (le prime saranno Francia e Germania) avranno l'incarico di coordinare l'azione. Un paese, detto in «stand-by» assicurerà per un anno la disponibilità delle sue truppe con brevissimo preavviso: da due giorni per i primi elementi a una settimana per gli altri. Le due altre nazioni quadro dovranno garantire di potersi unire in un periodo da quattro a sei settimane. La «punta di lancia» sarà operativa già da quest'anno e i ministri della Difesa dei Paesi aderenti dovrebbero approvare la creazione di «sei centri di comando» nei tre paesi Baltici, in Polonia, in Bulgaria e in Romania. Queste decisioni s'inscrivono nel quadro della modernizzazione della «Forza di reazione rapida» (Nato Response Force, Nrf), creata nel 2003 ma giudicata di portata troppo limitata e troppo lenta. La sua composizione dovrebbe essere portata a «30mila uomini», ha precisato il capo dell'Alleanza atlantica. «La Russia continua a farsi beffe delle regole internazionali e a sostenere i separatisti in Ucraina» ha detto ancora il numero uno della Nato, che ha definito queste misure come «difensive».

MOSCA ESPRIME PREOCCUPAZIONE - La reazione di Mosca è stata immediata. La Russia è profondamente preoccupata dai progetti Nato di rafforzare la propria presenza sul «fianco orientale» dell'Alleanza, che sono proprio in queste ore «oggetto di attivo dibattito» a Bruxelles. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero russo degli Esteri, Aleksander Lukashevic. Il governo russo ha inoltre avvertito gli Stati uniti, che stanno spingendo «volutamente le relazioni russo-americane in un vicolo cieco, da cui servirà molto, davvero molto tempo per uscire». Il Cremlino ha consigliato agli americani di non «riversare in Ucraina armi e tecnologia ritirate dall'Afghanistan in connessione con la fine della missione Isaf».

USA, VOGLIAMO LA PACE - Dagli americani sono arrivate parole distensive. Gli Usa «non cercano il conflitto» con la Russia e sono favorevoli a una «soluzione pacifica» della guerra in Ucraina che ha provocato la più grossa crisi diplomatica tra Washington e Mosca dalla fine della Guerra fredda. Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano, John Kerry, arrivato in Ucraina per discutere di eventuali forniture di armi americane, chieste da mesi dal governo filo-occidentale ucraino per combattere i separatisti filo-russi nell'est del Paese. «Gli Stati uniti non cercano il conflitto con la Russia. Nessuno. Non il presidente ucraino Petro Poroshenko, non gli Stati uniti, non gli europei» ha detto Kerry, durante la conferenza stampa con Poroshenko. «Vogliamo una soluzione pacifica» del conflitto in Ucraina, ha aggiunto. Comunque ha detto ancora il rappresentante di Washington, Mosca deve «impegnarsi immediatamente» per un cessate il fuoco in Ucraina. «L'aggressione russa» nella parte orientale del Paese «è la più grande minaccia» per Kiev, ha aggiunto Kerry.

GENTILONI, ITALIA DICE NO AD ARMI A KIEV - Per quanto riguarda l'Italia, questa mattina il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha detto che da Roma è arrivato un «no secco» all'ipotesi di fornire armi letali all'Ucraina per combattere contro i separatisti filorussi. «Certamente non è una soluzione che possa coinvolgere l'Ue o l'Italia», ha dichiarato il ministro degli Esteri a Radio 24. «Dobbiamo continuare a rassicurare gli stati che fanno parte della Nato che si sentono minacciati - ha spiegato - ma non dobbiamo fare altro che imporre ai separatisti ucraini di smettere i loro atteggiamenti aggressivi e chiedere, anche con le sanzioni, alla Russia di fermare i separatisti». Gli ultimi mesi hanno dimostrato che «questa linea sta funzionando, ha prodotto dei danni all'economia russa», ha ricordato Gentiloni, aggiungendo che per questo «certo non c'è spazio per fare marcia indietro sulle sanzioni, dall'esercitare la loro funzione deterrente».

HOLLANDE, DIPLOMAZIA NON E' INFINITA - Intanto il presidente francese, Francois Hollande, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel saranno già oggi pomeriggio a Kiev e domani a Mosca, per tentare una nuova mediazione fra il governo ucraino e i separatisti dell'est del Paese. Quando Francia e Germania sono «unite», allora riescono a far sentire il loro peso «dappertutto nel mondo», ha detto Hollande, annunciando la missione in due tappe. Hollande ha chiarito comunque che «l'opzione diplomatica non può durare all'infinito». Secondo fonti diplomatiche moscovite, si sta «attivamente discutendo», ma per ora a livello di tecnici, la possibilità di inviare nel Sud-Est ucraino truppe di peacekeeping sotto egida Onu, opzione che in realtà non dispiacerebbe alla Russia.

KIEV NON FA PARTE DI NATO - L'Ucraina non è un Paese membro della Nato, per i quali è valida la clausola della difesa mutuale prevista dall'articolo 5 del trattato fondativo. Kiev ha espresso la propria intenzione di aderire all'Alleanza nel maggio 2002, sotto il presidente Leonid Kučma. Da allora è stato avviato il meccanismo di pre-adesione del «dialogo intensificato». Il Paese fa invece parte del Partenariato Euro-Atlantico come la Russia e altri 21 Stati, creato il 27 maggio 1997 al vertice di Parigi, che è un forum di regolare consultazione, coordinamento e dialogo tra la Nato e partner esterni.