17 giugno 2019
Aggiornato 05:00
L'agenzia cinese Dagong promuove i conti di Mosca

Il filo diretto fra Pechino e Mosca porta la firma Gazprom

I rapporti fra Russia e Cina sono ad «alti livelli, senza precedenti», ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov durante un incontro con il suo omologo cinese Wang Yi. Per il Dragone i russi sono il nono partner commerciale e l'anno scorso i rapporti di scambio sono cresciuti del 7%, raggiungendo i 95,3 miliardi di dollari. L'intesa si basa su gas, petrolio e ora anche finanza

PECHINO – I rapporti fra Russia e Cina sono ad «alti livelli, senza precedenti», ha detto il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov durante un incontro con il suo omologo cinese Wang Yi. Lavrov ha auspicato che le buone relazioni diplomatiche possano incrementare la cooperazione bilaterale tra i due Paesi. Wang Yi dal canto suo ha commentato: «Durante l'anno passato, le rispettive diplomazie hanno con forte impegno agito per attuare gli accordi raggiunti dai leader dei nostri Paesi». I due ministri hanno avuto un faccia prima dei colloqui trilaterali tra Russia, India e Cina, che prenderanno il via la sera del 2 febbraio a Pechino.

IL VERTICE DEI RIC - Le tre economie emergenti si «scambieranno i reciproci punti di vista» su materie di «interesse comune» per implementare la cooperazione «pratica», perché tutti e tre i Paesi hanno «punti di vista simili sulle maggiori questioni internazionali e regionali», ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying. Quanto ai rapporti non sempre idilliaci fra Cina e India, che da anni hanno varie dispute territoriali, per i cinesi l'India «è un buon vicino», e, ha aggiunto Chunying, «ci piacerebbe vedere che l'India sviluppasse rapporti buoni (come quelli con la Cina, ndr) anche con altri Paesi». Recentemente infatti il presidente americano, Barack Obama, ha visitato Nuova Delhi con l'obbiettivo di migliorare le relazioni bilaterali fra i due Paesi e allontanare gli indiani da Russia (con cui sono in rotta dopo a causa della crisi ucraina) e Cina (della quale temono la potenza economica), come hanno sottolineato diversi analisti. Ma le tre potenze hanno forti interessi comuni in Asia centrale, soprattutto a livello energetico, ed è per questo che hanno tutti gli interessi di sedersi ad un tavolo e trovare un'intesa, come stanno facendo.

L'ASSE MOSCA-PECHINO -Quanto all'asse Mosca-Pechino si sta rafforzando ogni giorno di più. Per la Cina i russi sono il nono partner commerciale e l'anno scorso i rapporti di scambio sono cresciuti del 7 per cento, raggiungendo i 95,3 miliardi di dollari. L'ultimo accordo di un certo peso risale a giovedì scorso, quando il presidente della Russia's United Aircraft Corporation (Ruac), Yury Slusar, ha annunciato che i due governi hanno intenzione di investire 13 miliardi di dollari per la costruzione di un velivolo per trasporto passeggeri a lungo raggio. Il nuovo aereo sarà realizzato in cooperazione con la cinese Commercial Aircraft Corporation of China (Comac) e il primo volo è previsto per il 2021. Le due aziende hanno già siglato una partnership per la costruzione di vettori passeggeri di medie dimensioni e di elicotteri per trasporto merci nel giugno scorso. Pechino ha fiducia quindi sulla solidità dell'economia russa, come ha sottolineato oggi l'ambasciatore cinese in Russia, Li Hui, intervistato da Ria Novosti. Il diplomatico ha detto che tutti gli uomini d'affari cinesi credono che «i problemi della Russia siano solo temporanei e per di più il governo russo ha sviluppato un dettagliato piano anti-crisi». Per Hui inoltre, il governo russo ha «tutto ciò che serve per superare la tempesta». L'ambasciatore ha spiegato poi che nonostante la svalutazione del rublo e la caduta del prezzo del petrolio i due Paesi continuano a credere nella «crescita economica nonostante i trend attuali». Quanto allo scambio commerciale, Hui ha detto che il deprezzamento del rublo non avrà «grandi effetti sulle partnership commerciali di larga scala» anche se ha avuto una «certa influenza» per quelle compagnie che hanno sottoscritto contratti in valuta russa, che si sono prese carico di un «rischio di cambio elevato».

DAGONG CONFERMA RATING SU RUSSIA - A conferma delle parole del rappresentante del governo di Pechino è arrivato il giudizio dell'agenzia di rating cinese Dagong Global, che ha deciso di non modificare la propria valutazione sul debito sovrano di Mosca ad A/A, con outlook stabile. Secondo la Dagong infatti, «nonostante l'economia russa sia stata presa di mira e abbia subito un deterioramento a causa di circostanze esterne», le sue riserve di valuta straniera e l'imposizione fiscale le garantiscono un «cordone di sicurezza», che gli permette di «far fronte alla restituzione del debito» e di «creare ricchezza». L'agenzia di rating inoltre ha dato il suo voto migliore, AAA con outlook stabile, al gigante del gas russo Gazprom sia per le sue emissioni di lungo termine in valuta nazionale che per quelle in moneta straniera.

UN'ALLEANZA ENERGETICA - Dal 2013 i due Stati hanno conosciuto un fiorire dei loro rapporti commerciali, sia a livello energetico, che finanziario. Nel 2014 Mosca è diventato il terzo fornitore di petrolio di Pechino (665mila barili al giorno, +36% sul 2013), grazie a un accordo raggiunto dalla russa Rosneft nel 2013, e sempre in base a tale intesa entro il 2017 il Paese del Dragone (il primo consumatore di petrolio al mondo) potrebbe diventare il più grande mercato di sbocco per il greggio proveniente dalla Russia, con esportazioni pari a 20 milioni di tonnellate all'anno. Inoltre nel marzo scorso Pechino ha firmato un accordo da 400 miliardi di dollari per l'importazione di 38 miliardi di metri cubi di metano l'anno per 30 anni, con Gazprom. Il gas arriverà in Cina attraverso un nuovo gasdotto da 2mila 200 chilometri che collegherà i due Paesi attraverso la Siberia. Sul piano finanziario invece, Pechino ha siglato nell'ottobre scorso con la Russia un currency swap da 150 miliardi di yuan per tre anni (24,16 miliardi di dollari Usa) per puntellare il rublo che ha perso oltre la metà del suo valore in un anno. In questo modo Mosca ha potuto garantirsi prestiti in yuan, pagando in rubli, e sopperire alla mancanza di dollari. Infine solo l'anno scorso gli investitori cinesi hanno pompato più di 4 miliardi di dollari in Russia, con una crescita del 73 per cento degli investimenti diretti.

GLI ULTIMI DATI ECONOMICI SU MOSCA - Intanto l'agenzia di statistica russa, la Rosstat, ha diffuso le sue ultime rilevazioni sul Pil russo: nel 2014 è cresciuto dello 0,6 per cento (nel 2013 era al +1,3%), come già previsto dalla Banca Centrale russa. La Banca centrale poi ha stimato che quest'anno il Prodotto interno lordo calerà del 3,2 per cento. Sul fronte monetario invece la Banca centrale russa ha deciso di abbassare tassi dal 17 per cento al 15, scatenando una sorpresa generale sui mercati e facendo precipitare il rublo a oltre 80 per euro e a oltre 70 per dollaro. La banca di Russia il 15 dicembre scorso aveva deciso di alzare significativamente i tassi al 17 per cento, per arginare la caduta della sua valuta. La banca centrale si dice convinta che la spinta inflazionistica dovuta alla discesa della divisa nazionale sia «un fattore temporaneo» e che a più lungo termine «le pressioni inflazionistiche saranno contenute dal calo dell'attività economica». La previsione è che l'inflazione rientri sotto il 10 per cento entro fine anno.