20 ottobre 2018
Aggiornato 15:01

Nel 2018 l'asse Cina-Russia sempre più decisivo

Nel suo messaggio di fine anno al presidente russo Vladimir Putin, il presidente cinese Xi Jinping auspica maggiore cooperazione
Il presidente cinese Xi Jinping con l'omologo russo Vladimir Putin
Il presidente cinese Xi Jinping con l'omologo russo Vladimir Putin (EPA/MIKHAIL KLIMENTYEV/SPUTNIK/KREMLIN POOL)

PECHINO - Per il nuovo anno Pechino si affretta a marcare il territorio, ricordando, non tanto a se stessa quanto a noi occidentali, quanto è forte a livello geopolitico. E lo fa attraverso le parole di fine anno del presidente Xi Jinping, che arriva persino a esternare un auspicio: il rafforzamento della cooperazione con Mosca nel corso del 2018. Nel messaggio di auguri inviato all'omologo russo Vladimir Putin, e riportato dall'agenzia di stampa Xinhua, il leader cinese si è detto pronto a promuovere un coordinamento strategico internazionale con la Russia e ad adoperarsi per incrementare i rapporti bilaterali. 

Il nodo clima
Xi dedica una riflessione anche al grande tema che da sempre inguaia il suo Paese, l'inquinamento. La Cina - assicura Xi - farà la sua parte nel difendere l'ordine internazionale e combattere i cambiamenti climatici, nel contempo lavorando per migliorare il benessere del proprio popolo. Il presidente ha ribadito l'impegno per le riforme economiche, ricordando il quarantesimo anniversario della trasformazione guidata da Deng Xiaoping, e ha ribadito che entro il 2020 tutti gli abitanti delle zone rurali che attualmente vivono in condizioni disagiate saranno portati sopra il livello di povertà: «E' la nostra solenne promessa». Tuttavia, ha anche ammesso alcune mancanze nel lavoro fin qui svolto dal governo: «Per questo motivo dovremmo rafforzare il nostro senso di responsabilità e garantire il benessere della gente, che rimane il più grande traguardo politico del Partito e del governo». Sul fronte internazionale, Pechino «garantirà risolutamente l'autorità delle Nazioni Unite», rispettando i propri obblighi internazionali e impegnandosi nella lotta ai cambiamenti climatici.

Divieto assoluto di commerciare avorio
Tutto questo arriva appena dopo un'altra mossa strategica: il divieto totale di commerciare avorio, entrato in vigore proprio qualche giorno fa in Cina. «A partire da oggi, l'acquisto e la vendita di avorio e di prodotti d'avorio da parte di qualsiasi mercato, negozio e commerciante è fuorilegge», ha dichiarato il ministero delle Foreste sul proprio account Weibo. «A partire da ora, se un commerciante vi dice che è un 'venditore di avorio autorizzato dallo Stato' vi sta ingannando e viola consapevolmente la legge», ha aggiunto. Il ministero ha precisato che il divieto riguarda anche le vendite online e i souvenir acquistati all'estero. Secondo l'agenzia di stampa ufficiale Xinhua, il divieto parziale già in vigore aveva fatto diminuire dell'80% i sequestri di oggetti di avorio nel Paese e del 65% il prezzo in Cina dell'avorio grezzo. Il divieto totale era stato annunciato alla fine del 2016. L'avorio è molto ricercato in Cina, dove ha toccato anche i 1.050 euro al chilo, essendo ritenuto il simbolo di una classe sociale elevata. La forte domanda ha alimentato il massacro di decine di migliaia di pachidermi africani all'anno. Il bracconaggio ha visto la popolazione di elefanti diminuire di 110.000 unità negli ultimi 10 anni, toccando quota 415.000, secondo l'Unione internazionale per la conservazione della natura.