20 aprile 2019
Aggiornato 02:00
Relazioni internazionali

Obama a Riad dal nuovo re saudita Salman, traspaiono tensioni

Il veloce passaggio nel regno saudita sembra aver procurato al capo della Casa Bianca più momenti di imbarazzo che conferme della solidità nelle relazioni con il Paese che detiene le più grandi riserve di petrolio al mondo.

RIAD - Hanno parlato di lotta all'Isis, di diritti umani «in termini generali» e un solo accenno al programma nucleare iraniano: Barack Obama e il nuovo re saudita Salman si sono confrontati ieri per la prima volta - a pochi giorni dalla morte di Abdullah - in occasione della tappa a Riad del presidente americano organizzata per porgere le condoglianze alla famiglia regnante. Ma il veloce passaggio nel regno saudita sembra aver procurato al capo della Casa Bianca più momenti di imbarazzo che conferme della solidità nelle relazioni con il Paese che detiene le più grandi riserve di petrolio al mondo.

La coppia presidenziale americana innanzitutto si è attirata molte critiche per la mise di Michelle: con il capo scoperto e un abito blu, abbinato a una casacca blu nera e bianca, ritenuto da più parti inadeguato all'occasione. Certo non piaciuti alla casa regnante, tanto che la tv saudita ha oscurato le immagini della first lady.

Obama si è ritrovato a dover rispondere ad alcune domande imbarazzanti della stampa statunitense, ad esempio sul blogger condannato a mille frustate. «A volte dobbiamo bilanciare la necessità di parlare di questioni relative ai diritti umani con le preoccupazioni più urgenti in termini di lotta al terrorismo o di gestione della stabilità regionale», ha detto il presidente Usa alla Cnn prima dell'incontro con Salman.

Secondo un funzionario americano che ha riassunto i colloqui con il nuovo re saudita, a cena - aragosta al forno e spiedini di tacchino - Obama e Salman hanno discusso soprattutto «la campagna contro lo Stato Islamico», oltre alla necessità di «continuare a promuovere l'unità in Iraq» e a «sostenere l'opposizione in Siria». L'Arabia saudita viene velatamente accusata di non opporsi davvero allo Stato Islamico, perchè il Califfato è apertamente anti-Iran. Ma il gruppo jihadista, ha fatto notare il funzionario, ha celebrato la morte di Abdullah con un video in cui viene definito «un tiranno» e gli si augura l'inferno.

Secondo gli analisti, Riad è sempre più insofferente per le scelte di politica estera dell'America nella regione, in particolare per il dialogo con Teheran e per la marcia indietro - seppure non dichiarata - sulla Siria, con lo spodestamento di Assad scomparso dalle richieste statunitensi per la soluzione della crisi. Riad vorrebbe vedere anche un maggiore impegno americano nell Yemen e in Libia e teme che il crescente interesse per l'Asia finisca per penalizzare seriamente gli interessi dell'alleato saudita nella regione. «E' un momento estremamente critico per il Medio Oriente, una fase in cui tutto sembra andare in pezzi. E il Regno in qualche modo sta diventando un'isola di instabilità», commenta James Baker, segretario di Stato all'epoca della prima guerra nel Golfo contro Saddam Hussein.

La visita lampo di Obama è comunque già di per sè una sottolineatura dell'importanza che la Casa Bianca attribuisce all'Arabia Saudita. Per andare a Riad il presidente Usa ha accorciato un'importante visita in India e per le condoglianze alla famiglia dei Saud ha messo assieme in gran velocità una super-delegazione, con il segretario di Stato John Kerry, il senatore repubblicano John McCain, il direttore della Cia John Brennan e il generale Lloyd Austin, capo del comando centrale dell'esercito americano (Centcom). In totale una delegazione di 29 membri, compresi gli ex segretari di Stato James Baker e Condoleezza Rice.

«Sono felice di vedervi», ha ripetuto più volte Obama agli ospiti sauditi prima della cena. L'ultima volta era stato a Riad lo scorso marzo. Da allora le cose nella regione si sono molto complicate e l'Arabia saudita ha spinto per il crollo del prezzo del petrolio, che è un altro punto a dir poco delicato per gli Usa. Il barile ai costi attuali

A John Kerry, prima della partenza dall'India, è stato chiesto perchè tanta fretta per andare a Riad e nessuna per recarsi alla manifestazione parigina dopo l'attacco a Charlie Hebdo. «Sono cose diverse», si è limitato a rispondere il segretario di Stato.

Fonte Askanews