23 luglio 2019
Aggiornato 23:30
Intervista al giornalista Fulvio Scaglione

«Trump fa affari con gli amici dei terroristi. E sul Russiagate vi dico che...»

Abbiamo raggiunto telefonicamente Fulvio Scaglione, già vicedirettore di Famiglia Cristiana, e gli abbiamo chiesto di commentare le ultime mosse di Trump in Arabia Saudita. Ma abbiamo parlato anche del Russiagate

ROMA - Non è un inizio di presidenza roseo per Donald Trump. Ma il tycoon potrà rivendicare la sua prima missione all'estero, in Arabia Saudita, come un grande successo politico. Perché, dopo aver tenuto un discorso in grado di riabilitarlo dai tempi del muslim-ban, da Riad è partito con contratti milionari e un'alleanza rilanciata con lo storico alleato del Golfo, alleanza che a tratti con Obama ha scricchiolato. E mentre il suo predecessore, con l'accordo sul nucleare iraniano, si è mostrato bendisposto ad abbassare la tensione con Teheran, Trump sembra voler marcare una netta differenza: tanto da chiamare a raccolta i Paesi arabi contro quello che, a suo avviso, è il primo finanziatore del terrorismo. Alla luce di tutto ciò, abbiamo chiesto all'ex vicedirettore di Famiglia Cristiana ed esperto di Politica internazionale Fulvio Scaglione di commentarci quello che è avvenuto nelle scorse ore a Riad, ma anche quello che sta avvenendo negli Stati Uniti, dove sembra essere in corso una vera e propria «guerra» degli apparati contro Trump.

Un successo politico, un disastro per il Medio Oriente
Secondo Scaglione, a livello politico il viaggio del Presidente Usa in Arabia Saudita può essere considerato un successo: Trump è infatti stato accolto dagli scroscianti applausi dei sauditi, ed è arrivato «carico di doni», cioè di armi, con un contratto-monstre di fornitura di armamenti per un valore di oltre 300 miliardi di dollari nel giro di 10 anni. Una politica, questa, di assoluta continuità rispetto a quella di Obama, di cui Trump è riuscito addirittura a battere il record per vendita d'armi. Parallelamente, nell'ambito della lotta al terrorismo, questa è stata una pessima notizia, visto che - spiega il giornalista - è ormai ampiamente documentato il ruolo delle petromonarchie del Golfo Persico nel finanziamento del terrorismo islamico. Per Scaglione, quella statunitense è una politica folle e suicida. 

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Sull'Iran una strizzatina d'occhio ai neocon
Un viaggio che è servito a Trump anche per compattare un fronte anti-iraniano: una follia, per Scaglione, visto che il primo sponsor del terrorismo è proprio l'Arabia Saudita. L'accanimento di Trump contro Teheran potrebbe essere letto come un tentativo di rinsaldare i ranghi degli apparati alle sue spalle, visto che anche una larga parte del suo partito, quella neocon, non l'ha mai gradito. Per questo, tali concessioni alla politica neocon si possono spiegare, per Scaglione, come un tentativo di ottenere più consensi tra chi gli è ostile.

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Il Russiagate? Una bufala
Quanto poi alle polemiche intorno al Russiagate, per Scaglione è ancora presto parlare di impeachment, procedura peraltro molto complicata da avviare. Di certo, Trump deve fare attenzione, visto quanto è insidiosa la trappola che Barack Obama gli ha teso prima ancora che diventasse Presidente. Il giornalista, però, afferma di considerare il Russiagate una «bufala» totale, per quanto le imprudenze di Trump e del suo staff siano innegabili. Anche perché, aggiunge, al momento non esiste alcuna prova che dietro all'elezione di Trump ci sia la mano del leader del Cremlino Vladimir Putin.