17 gennaio 2021
Aggiornato 14:00
Crisi ucraina

Nessuna nuova sanzione a Mosca, «paura» dell'inverno

Con il freddo dietro l'angolo, la Russia ritrova un'arma di provata efficacia nello scontro con l'Occidente: il gas. Secondo fonti diplomatiche che hanno seguito il dibattito a Bruxelles, lo spettro di un taglio delle forniture russe ha frenato un nuovo giro di vite contro il Cremlino.

BRUXELLES - Con l'inverno dietro l'angolo, la Russia ritrova un'arma di provata efficacia nella battaglia di sanzioni e contro-sanzioni con l'Occidente: il gas. Secondo fonti diplomatiche che hanno seguito il dibattito a Bruxelles sul nuovo pacchetto di misure contro Mosca, che sarebbe dovuto entrare in vigore oggi, è proprio lo spettro di un taglio delle forniture destinate ai Paesi Ue - peraltro negato dalla Russia - l'argomento che ha definitivamente convinto gli ambasciatori dei 28 Paesi membri a sospendere de facto il nuovo giro di vite. Sperando che dal Sud-Est dell'Ucraina arrivino conferme che la tregua regga, in modo da mantenere il congelamento.

IL REVERSE FLOW VERSO KIEV - All'argomento del gas sono particolarmente sensibili i Paesi dell'Est europeo, che dipendono completamente dal metano russo e che nelle ultime settimane si sono prestati per inviare all'Ucraina volumi di gas con i quali tamponare il taglio delle forniture deciso da Gazprom lo scorso giugno e da stoccare per la stagione fredda. E' il caso di Ungheria, Slovacchia, Polonia, anche se Varsavia preme, invece che frenare, per aumentare il «reverse flow».

GLI INTERESSI DI MOSCA IN PERICOLO - La mossa chiaramente non piace a Mosca, sia perché depotenzia le pressioni su Kiev e su Bruxelles, sia perché vari strateghi russi del settore sono convinti che dietro i «flussi invertiti», ovvero dietro l'invio di gas dai Paesi Ue all'Ucraina, vi sia una strategia di più ampio respiro. L'obiettivo finale sarebbe quello di mettere al riparo Kiev da ricatti energetici russi, riorganizzare l'assetto proprietario e la gestione della rete di distribuzione e transito ucraina, facendo entrare capitali occidentali e prendere in mano, de facto, le esportazioni russe alla frontiera orientale con l'ex repubblica sovietica da mesi sconvolta dal conflitto coni separatisti. Il transito del metano su territorio ucraino, in sostanza, potrebbe diventare «quasi europeo» e le ragioni russe per reclamare vie alternative per le sue forniture ne risulterebbero pesantemente ridimensionate.

KIEV APRE GASDOTTI A UE E USA - Qualche spunto in questa direzione, ad alimentare i timori russi, c'è: solo ieri a Kiev il presidente Petro Poroshenko ha promulgato la legge che consente la partecipazione di investitori europei e statunitensi nella gestione dei gasdotti e degli stoccaggi di metano ucraini. Il testo, votato dal Parlamento a metà agosto, conferma la proprietà pubblica delle reti di trasporto e degli stoccaggi, ma stabilisce che da ora potranno essere gestiti da società che vedranno la partecipazione di partner europei e statunitensi, pur restando a maggioranza pubblica.

LA DOPPIA POLITICA DI MOSCA - Alla luce di questo intreccio, Mosca starebbe aumentando le pressioni sui Paesi europei, in particolare su quelli coinvolti nelle «forniture a flusso inverso». «A livello ufficiale i russi negano di voler ridurre le quantità di gas che stanno inviando ai Paesi europei, anche perché ci sono contratti da rispettare», ha spiegato a TMNews la fonte da Bruxelles, «ma poi in sede confidenziale, soprattutto con i partner dell'Europa dell'Est, lo fanno capire chiaramente». Oltre a mettere in difficoltà questi Paesi, una riduzione delle forniture potrebbe far salire i prezzi per l'Europa, altra prospettiva ventilata da Mosca nelle scorse settimane.

L'UE NON PUÒ SCALDARE L'UCRAINA - Come fa notare il Financial Times, «la quantità di gas che l'Ucraina può ricevere dall'Ue tramite i flussi invertiti è relativamente modesta»: la Slovacchia può «riesportare» 17,6 milioni di cubi metri di gas al giorno, la Polonia solo 4 milioni. Secondo gli esperti, Kiev avrà grosse difficoltà a superare l'inverno senza 5-10 miliardi di metri cubi da importazioni.

GAZPROM CHIEDE 5 MILIARDI A KIEV - Le forniture russe sono state sospese a giugno e per riavviarle Gazprom reclama arretrati che l'Ucraina non può certo permettersi (complessivamente circa 5 miliardi di dollari), almeno non ora. I colloqui sul gas tra Russia e Ucraina dovrebbero ripartire entro il mese di settembre, ha detto il presidente Vladimir Putin dopo aver parlato la settimana scorsa con il collega Petro Poroshenko, precisando che «anche l'Ue è interessata». Per ora, tuttavia, non è stata fissata alcuna concreta data. Ed è lecito pensare, aggiungono le fonti diplomatiche, che «se ci si arriva con nuove sanzioni appena varate, per giunta contro colossi energetici come Rosneft e anche Gazprom, sarà pressochè impossibile trovare un accordo».