13 novembre 2019
Aggiornato 20:30
Crisi ucraina

A chi non piace l'accordo di Minsk

L'applicazione del protocollo di pace firmato tra Kiev, Mosca e separatisti sotto l'egida dell'Osce è la principale sfida per il presidente Poroshenko in vista delle elezioni parlamentari di ottobre. Tuoni e fulmini da Tymoshenko, che ha criticato l'intesa con Putin, ritenendola pericolosa. Contrari anche i nazionalisti.

KIEV - L'applicazione del protocollo firmato a Minsk tra Ucraina, Russia e separatisti sotto l'egida dell'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) è la principale sfida per il presidente Petro Poroshenko in vista delle elezioni parlamentari di ottobre. La tenuta della tregua nel Sud-Est ucraino e l'implementazione di alcuni punti fondamentali potrebbero assicurare alla formazione del capo dello Stato la vittoria senza preoccupazioni all'appuntamento del 26 ottobre. Fornendo una maggioranza relativa in parlamento da puntellare comunque con nuovi o vecchi alleati, a seconda di quali partiti oltrepasseranno la soglia del 5%.

UNA TREGUA DA CONSOLIDARE- Ma nelle prossime settimane, al di là dei giochi di potere e delle possibili intese prima o dopo le elezioni, le priorità sono quelle espresse nei 12 paragrafi dell'accordo di Minsk, che a Kiev non ha certo ricevuto la benedizione di tutte le forze politiche, e ha scatenato anche forti critiche. Alcuni punti dell'intesa sono già stati avviati, come la liberazione dei prigionieri e il monitoraggio del cessate il fuoco da parte dell'Osce, la cui missione verrà rafforzata. Altri, pur mancando la tempistica, dovrebbero essere presi in considerazione una volta consolidata la tregua, a partire dal controllo del confine e dalla creazione di una zona di sicurezza nelle aree di frontiera tra Ucraina e Federazione Russa.

LA QUESTIONE SUD-EST - Lo stesso ragionamento vale per i passaggi che riguardano il miglioramento della situazione umanitaria nel Donbass, l'uscita dal territorio ucraino di uomini e armi provenienti dalla Russia attraverso corridoi privilegiati e l'amnistia per i ribelli ucraini. Un ostacolo più difficile da affrontare rappresentano invece i capitoli più politici, quelli che prevedono la decentralizzazione dei poteri nel Sud-Est, con l'approvazione di una legge «Sul regime temporaneo di autogoverno in alcune aree delle regioni di Donetsk e Lugansk» e lo svolgimento di elezioni locali anticipate. Anche per questi non sono stati fissati i tempi, ma i ribelli hanno già annunciato di voler accelerare, chiedendo una riunione del gruppo di contatto sul modello di Minsk al più presto, possibilmente già questa settimana.

UN COMPROMESSO CHE NON PIACE A TUTTI - In relazione al processo, resta da stabilire quali saranno i territori che ricadranno nelle legge sullo status speciale di autogoverno. Yuri Lutsenko, consigliere del presidente, ha specificato che si tratta delle regioni attualmente occupate dagli insorti, circa un terzo degli oblast' di Donetsk e Lugansk. La questione del decentramento e delle concessioni ai separatisti sono delicate dal punto di vista politico interno. E Poroshenko, proprio durante la sua visita simbolica di ieri a Mariupol, dove ha dichiarato che il Donbass è terra ucraina e non sarà ceduta a nessuno, ha ammesso che il protocollo siglato in Bielorussia in realtà non è piaciuto a tutti. Il presidente è incalzato dalle frange nazionaliste dentro e fuori il governo che hanno giudicato l'intesa di Minsk se non una sconfitta, quantomeno un segno di debolezza sia nei confronti dei ribelli che del Cremlino.

LE REAZIONI INTERNE - L'ala governativa oltranzista, guidata dal premier Arseny Yatseniuk e dall'ex capo di Stato ad interim Olexandr Turchynov, non ha criticato apertamente il presidente sul tema, ma ha alzato il prezzo in vista di una possibile alleanza elettorale, chiedendo il 30% delle liste, il primo posto per l'attuale premier e il cambiamento del nome del partito. Tutte richieste che secondo l'Ukrainskaya Pravda, quotidiano solitamente ben informato, Poroshenko non avrebbe intenzione di soddisfare. Tuoni e fulmini sull'accordo di Minsk sono arrivati invece direttamente da Yulia Tymoshenko, che ha criticato l'intesa con Putin, ritenendola pericolosa per il futuro dell'Ucraina e della sua integrità territoriale.

EVITATA LA SCONFITTA - In realtà, come ha evidenziato il politologo Volodymyr Fesenko, lo spazio a disposizione del presidente per trattare con i separatisti si era ridotto al minimo e Poroshenko ha scelto in definitiva il male minore, se si considera che l'alternativa era quella di continuare una guerra in cui sarebbe andato incontro a una inevitabile sconfitta.