2 dicembre 2022
Aggiornato 17:30
La crisi ucraina

Tregua in Sud-Est Ucraina, ma la pace resta da costruire

Resta da vedere se l'accordo reggerà alle tensioni sul terreno (a Donetsk e a Mariupol sono stati segnalati scontri in nottata e anche durante i negoziati). E, soprattutto, da una parte e dall'altra arrivano già i primi distinguo, ad avvertire che la tregua ci sarà, ma la pace è ancora da costruire.

MINSK - Dopo cinque mesi di conflitto tra autorità centrali e separatisti filorussi, è tregua nel Sud-est dell'Ucraina. A Minsk, dove oggi si è riunito il Gruppo di contatto sotto l'egida dell'Osce, i rappresentanti di Kiev e degli insorti hanno firmato un protocollo di intesa per un cessate-il-fuoco dalle ore 18 locali, le 17 in Italia.

Resta da vedere se l'accordo reggerà alle tensioni sul terreno (a Donetsk e a Mariupol sono stati segnalati scontri in nottata e anche durante i negoziati). E, soprattutto, da una parte e dall'altra arrivano già i primi distinguo, ad avvertire che la tregua ci sarà, ma la pace è ancora da costruire. In particolare, i ribelli filorussi hanno subito precisato di essere pronti per il cessate-il-fuoco, ma di non rinunciare all'obiettivo finale dell'autodeterminazione.

«Questa è una misura obbligata per fermare il bagno di sangue», ha detto il il leader dell'autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk Igor Plotnitsky. A Kiev, mentre il presidente Petro Poroshenko annunciava di aver dato l'ordine di cessare-il-fuoco, intanto, il premier Arseny Yatsenyuk si appellava a USA e UE, affinché si pongano come «garanti» della tregua: «da soli con la Russia non ce la faremo», ha avvertito il primo ministro, molto più radicale nell'approccio al conflitto rispetto al capo dello Stato. Il punto di svolta che ha portato all'intesa di Minsk, non a caso, è arrivato con la telefonata di due giorni fa tra Poroshenko e il presidente russo Vladimir Putin, che ha poi proposto un piano per una soluzione pacifica in sette punti.

Sono 12, invece i punti del protocollo firmato oggi a Minsk, ha annunciato Heidi Tagliavini, rappresentante dell'Osce per l'Ucraina, che ha descritto lo sviluppo come «una buona notizia». Fonti russe avevano inizialmente parlato di 14 punti. Uno di questi dovrebbe riguardare lo scambio dei prigionieri, ma anche su questo c'è per ora poca chiarezza: Poroshenko ha detto che le reciproche consegne dei prigionieri cominceranno domani, il Consiglio Nazionale di sicurezza e difesa ucraino ha fatto sapere che non è previsto dal protocollo firmato e che le unità militari ucraine non cambieranno dislocazione, ovvero non si ritireranno per ora. Secondo i ribelli, sono 1.000 i soldati ucraini catturati, mentre l'esercito di Kiev ha in mano oltre 200 miliziani separatisti.

Sull'accordo comunque al momento aleggia un generale «cauto ottimismo», secondo la formula usata da più parti. Lo stesso Poroshenko ha precisato che si tratta di un accordo «preliminare», mentre il Cremlino ha auspicato che venga rispettato «punto per punto».

Dalla tenuta della tregua - e dalle successive mosse russe - dipende ora anche il corso di sanzioni adottato dall'Unione europea nei confronti della Russia. I rappresentanti permanenti dei 28, che si sono riuniti ieri e oggi, hanno per ora sospeso l'adozione di un nuovo pacchetto di misure, che prenderebbe di mira i settori russi petrolifero e della difesa. Lo stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi, dal vertice Nato di Newport, ha detto che ora bisognerà valutare la tenuta della tregua e poi decidere il da farsi.

Il Cremlino sembra aver valutato il timing anche in connessione con la minaccia di ulteriori sanzioni da parte occidentale, che si sarebbe concretizzata oggi in assenza di un accordo. Mentre Poroshenko pare aver preso atto della situazione sul terreno, dove l'esercito ucraino è tornato in grande difficoltà di fronte a una controffensiva dei separatisti e dell'apertura di un nuovo fronte attorno a Mariupol, sul Mare di Azov. Dove peraltro oggi si è continuato a combattere, con la solita ridda di annunci e smentite da una parte e dell'altra: gli insorti hanno detto di essere entrati nella città portuale, le autorità ucraine hanno affermato il contrario.