28 febbraio 2020
Aggiornato 00:30
Sembra che ultimamente il mondo sia impazzito

Che fare in caso dello scoppio della Terza guerra mondiale?

Tahir Bazarov, dottore in scienze psicologiche, professore dell'Università Statale di Mosca M.Lomonosov, in un'intervista esclusiva concessa a La Voce della Russia ha raccontato di come non farsi prendere dagli umori da panico e smettere di pensare all'ipotesi dello scoppio della Terza guerra mondiale.

Sembra che ultimamente il mondo sia impazzito. Comunicazioni dai campi di battaglia non s'interrompono nemmeno per un solo giorno. I mass media incessantemente gonfiano le notizie sull'aumento giornaliero del numero di morti in seguito ai cannoneggiamenti e sulle file dei profughi. Tahir Bazarov, dottore in scienze psicologiche, professore dell'Università Statale di Mosca M.Lomonosov, in un'intervista esclusiva concessa a La Voce della Russia ha raccontato di come non farsi prendere dagli umori da panico e smettere di pensare all'ipotesi dello scoppio della Terza guerra mondiale.

- Come non farsi prendere da una simile isteria di massa e perché una tale storia è apparsa alla vigilia del 100-ario dell'inizio della Prima guerra mondiale?

- A distanza di 100 anni dal'inizio della Prima guerra mondiale il presentimento di una minaccia incombente della Terza guerra mondiale sta diventando particolarmente percettibile. 100 anni fa l'umanità (innanzitutto la civiltà europea) per la prima volta ha affrontato il fenomeno di una "Guerra mondiali". Che cosa significa? Principalmente il cambiamento radicale dell'intero modo di vivere di milioni di persone. Anche se per gli abitanti dell'Europa il periodo di tempo antecedente la guerra non era particolarmente felice o spensierato, ma era il periodo delle speranze e aspettative di una futuro prevedibile. Ed ecco inaspettatamente milioni di vittime umane e il drastico cambiamento delle relazioni tra gli stati. E la cosa principale - è l'impossibilità di influenzare gli avvenimenti in corso. Preferenze individuali, l'esistenza di un'opinione personale sono diventate insignificanti di fronte a un'idea nazionale di gruppo.

Poi è seguita la Seconda guerra mondiale, la quale nella misura ancora più grande ha svalutato il valore della vita umana. E' stata proprio questa guerra a dimostrare quanto facile può essere la violenza di un essere umano sull'altro e quanto è difficile resistere a questa violenza. E' il primo motivo perché la gente ha paura. In essa si è formata la memoria storica riguardante le guerre precedenti. Alla base della paura - sono innanzitutto le preoccupazioni per la propria vita e per le vite dei propri cari. Oltre a ciò però c'era anche la preoccupazione di diventare crudeli per poter resistere alla crudeltà. Per quanto riguardano i metodi per non farsi prendere da un'isteria di massa, ce ne sono sempre stati due. Prima, è l'orientamento verso la comprensione razionale della situazione. Eppoi l'attivismo in ciò che dipende da noi.

Dal punto di vista di primo metodo è del tutto evidente che non ci può essere alcuna Terza guerra mondiale. Qualsiasi contrapposizione militare globale oggi comporterà la catastrofe su scala mondiale. E' la guerra nella quale non ci saranno né vincitori né vinti. E' ipotizzabile che qualcuno si azzardi a compiere una follia del genere? Dal punto di vista del secondo metodo, nelle condizioni dell'escalation della tensione è importante assicurare per se stessi e per i propri cari la massima sicurezza delle condizioni di vita.

- Come, a Suo avviso, deve comportarsi un uomo che si preoccupa per il proprio futuro e per il futuro dei propri cari? Deve prepararsi a un possibile conflitto militare oppure abbandonare i pensieri sull'ipotesi di una guerra e continuare a vivere come sempre?

- Innanzitutto l'uomo deve comportarsi in un modo sobrio e accorto. Tutta la sua preparazione per i possibili eccessi – è di garantire un luogo sicuro di residenza e di creare l'ambiente funzionante. Se uno è sotto il tiro dei missili e delle mine allora bisogna avere un rifugio in grado di proteggervi. Se c'è possibilità di abbandonare questo luogo allora bisogna farlo. Alla zona di sicurezza appartengono anche i vicini con i quali bisogna stabilire una buona comunicazione e buone relazioni che presuppongono la fiducia e assistenza reciproca.

- Quando i mass media trasmettono giornalmente decine di servizi dai campi di battaglia in Ucraina e al confine tra l'Israele e la Palestina, che cosa possiamo fare noi per sbarazzarci da una senso oppressivo di una minaccia incombente?

- Meglio di tutto è di minimizzare il carattere traumatizzante dell'influenza dei mass media, dedicare meno tempo a essi, guardare i programmi dai contenuti positivi. Bisogna smettere di essere un ricettacolo passivo di tutto ciò che offrono i mass media. Anche una piccola, e non troppo approfondita, ma personale analisi di ciò che si è letto e si è visto in TV può causare un effetto positivo. Ad alcune persone aiutano l'attività lavorativa o un hobby cui possono dedicarsi con una sconfinata passione. Oltre a ciò rimane sempre una ricetta garantita per uscire dallo stato di torpore – è l'aiuto a tutti coloro che ne hanno bisogno.